Accademia Aeronautica Pozzuoli




Sito non ufficiale dell'Accademia Aeronautica di Pozzuoli
che racconta la mia bruttissima esperienza vissuta

Prima di leggere quello che segue vi voglio dire alcune parole viste le critiche già ricevute….

Io so che quello che ho scritto è la realtà di quello che ho vissuto in quei giorni.
Potrò anche essere criticato e non creduto ma io so di avere detto la verità.
Accetto tutte le critiche perchè sono a posto con la mia coscienza e credetemi non ho ragioni per mentire.

Articolo 21: « Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. »

Sono entrato all’Accademia dell’Aeronautica Militare di Pozzuoli (NA) il 12 aprile 2010, dopo avere superato un difficilissimo concorso con visite mediche, compreso un colloquio con gli psicologi dell’Aeronautica della base di Guidonia (RM). La prima cosa che mi è stata spiegata in Accademia è stata la differenza tra il personale civile ed il militare dell’Aeronautica.
In camera non si poteva tenere nulla di civile, le nostre valigie civili con i relativi oggetti erano tutte chiuse in un bagno. Gli oggetti personali come cellulari e portafogli erano chiusi nel cassetto della scrivania della sala studio e vi si poteva accedere solo con permesso.
Ho sempre pensato che le Forze Armate fossero a disposizione dei cittadini, invece mi è stato spiegato che non potevamo parlare con i civili (es. gli addetti della mensa), neanche per dire grazie o buongiorno e di questo non ci dovevamo preoccupare perchè loro sapevano che non ci potevamo parlare. Nel caso degli addetti alla mensa ad esempio l’unica cosa che potevamo fare era un SI o un NO col capo quando ci chiedevano se potevano portare via i vassoi.
Questa divisione che potremmo definire classismo in realtà mi ha fatto pensare ad un vero e proprio razzismo in quanto mi ha fatto sentire come se fossimo due razze differenti, ed i civili fossero la razza inferiore che non meritavano neanche la nostra considerazione.
Inoltre un altro grande errore è che l’addestramento ci veniva fatto h24 da 4 allievi scelti del 3° anno, tre ragazzi ed una ragazza a mio avviso senza alcuno scopo didattico.

GIORNATA TIPO IN ACCADEMIA

Alle 6:30 veniva data la sveglia (lo scelto gridava SVEGLIA per il corridoio) e si avevano 17 minuti, poi 15 andando a scendere col passare dei giorni fino ad 11 (dicendo che il miglior corso dall’accademia arrivò a 7 minuti). Durante questi pochi minuti c’era un corri corri generale e si doveva:
- Fare il cubo del letto, piegando le lenzuola secondo la filastrocca “dai piedi alla testa, da me alla finestra” e mettendole con la parte piegata tangente al lato in basso a destra del letto frontale alla porta.
- Farsi la barba obbligatoriamente pelo e contropelo. Ed è successo che la prima mattina essendo la luce di uno dei bagni non funzionante ci siamo ritrovati a farci la barba al buio e sto ancora domandandomi come ho fatto a non tagliarmi.
- Vestirsi senza potersi sedere sul letto per mettersi le scarpe e/o le calzette.
- Correre al 4 piano mettendo e togliendo la bustina (il cappello) come spiegherò dopo, solo questa procedura necessitava di 1 minuto e 30 secondi.

Una volta arrivati al 4° piano ci si metteva in riga dal più basso al più alto e l’allievo del giorno (colui che in adunata dava i comandi alla truppa e che riempiva le scartoffie) con l’orologio in mano annunciava lo scadere del tempo con un “sei quarantacinque e zero zero, terzo corso AUFP attenti!” e ci si metteva sull’attenti. Tutti i ritardatari dovevano fare uno schieramento a parte e venivano puniti.

Visto che ci troviamo vi introduco le posizioni che dovevamo essere mantenute durante la giornata (tali posizioni andavano mantenute per decine e decine di minuti, anche fino ad un’ora di orologio e queste posizioni non sono assolutamente quelle previste dai regolamenti delle Forze Armate italiane.
ATTENTI: Testa alta in modo tale che guardandoti la punta del naso questa doveva essere radente con il soffitto, mano a paletta (ovvero il pollice doveva essere attaccato all’indice e la mano doveva essere ben tesa), braccia tese e attaccate al corpo (venivamo spesso richiamati perchè dopo diverso tempo in quella posizione le braccia si staccano leggermente dal corpo), indice radenti alla cucitura dei pantaloni e piedi dovevano avere i talloni attaccati ed avere un’apertura di 5° (una volta mi è stato fatto notare che i miei piedi erano ad almeno 16°).

SINISTR RIGA: Stessa posizione dell’attenti ma la testa andava rivolta tutta a sinistra sempre guardando verso l’alto, questa era in assoluto la posizione più terribile che rendeva perfino difficile deglutire.

DRITTI: Dal sinist riga si ripassava sull’attenti. Se sbagliando si diceva ATTENTI dal SINITR RIGA si veniva puniti

RIPOSO: A differenza di come potrebbe far pensare il nome, questa posizione tutto era tranne che di riposo. I piedi andavano staccati con le gambe leggermente divaricate, il pollice e l’indice della mano destra dovevano afferrare il braccio sinistro e la mano sinistra doveva essere chiusa a pugno. Le due braccia in questa posizione andavano tenute alte dietro la schiena all’altezza delle scapole in modo da formare un angolo di 90°.

ALZATA DI MANO: Per la conta bisognava alzare la mano tenendo il braccio teso verso l’alto seguendo la traiettoria del corpo, la mano sempre a paletta (quindi con il pollice attaccato all’indice e la mano ben tesa) e con il dorso verso l’esterno. Ovviamente guai a piegare leggermente il gomito.

Queste posizioni venivano tenute per 3-4 ore al giorno.
Tornano alla giornata tipo dopo essere andati in adunata alle 6:45 si presentava la forza (noi 30) agli scelti (4 ragazzi del 3° anno che si occupavano del nostro addestramento h24), questa procedura veniva eseguita ogni qualvolta si doveva effettuare un trasferimento inquadrato (ovvero ci si doveva spostare in gruppo anche solo da un piano all’altro) oppure quando passava un nostro superiore.
Avveniva più o meno così: l’allievo di giornata doveva dare i seguenti comandi “3 corso AUFP DRITTI”, “RIPOSO”, “3 corso AUFP ATTENTI” a questo punto correva verso il più alto in grado per salutarlo, faceva dietro front e ci ridava i comandi “3 corso AUFP RIPOSO” , “3 corso AUFP ATTENTI”, “SINISTR RIGA”.
Anche qui altri casini, infatti “3 corso AUFP andava detto solo se si passava sulla posizione di attenti, quindi ATTENTI o DRITTI”, non andava detto con RIPOSO a meno che tale parola non andasse detto all’inzio di una serie di comandi, quindi:
ATTENTI – RIPOSO – ATTENTI, sul riposo non va detto 3 corso AUFP
RIPOSO – ATTENTI – SINISTR RIGA, sul riposo va detto 3 corso AUFP
Se si sbagliava si veniva puniti.

A questo punto iniziava la cosi detta rivista, gli scelti passavano a controllare una persona alla volta che veniva punita se qualcosa non andava, le più comuni erano:
- Nodo fatto male, infatti per loro il nodo doveva avere una forma a cuore. Inoltre una cravatta perfetta doveva avere la punta radente alla cintura, ma per questo non venivamo puniti in quanto portavamo sempre il maglione.
- Goccia della cravatta, infatti la cravatta doveva essere perfettamente liscia e non poteva presentare anche delle minime incavature in prossimità del nodo
- Bottone visibile, ovvero la cravatta non era troppo stretta al collo e si vedeva il primo nodo della camicia
- Lacci visibili, infatti i lacci della scarpe dovevano essere nascosti dentro il pantalone ed eri quindi costretto ad infilarli nelle scarpe o a fargli un doppio nodo, ma non so se il doppio nodo si potesse fare, pena altra punizione.
- Barba non fatta, la barba andava fatta tutte le mattine e quando un allievo ha fatto notare allo scelto (nelle forme che spiegherò poi) che aveva appena fatto in tempo a lavarsi la faccia la risposta è stata “la faccia può essere non lavata, la barba va fatta”

Per ognuna di queste cose (quindi nodo fatto male e bottone visibile valgono 2 punizioni e non una) ci si doveva segnare una punizione che consisteva in 5 minuti in meno di ricreazione. Tale punizione andava scritta su di un foglio e se ci si scordava di segnarla la punizione triplicava.
A volta è successo di ricevere 3 punizioni per un’unica cosa, quindi ben 15 minuti.
Le ricreazioni erano 3: 10 minuti la mattina, 10 minuti il pomeriggio e 10-15 minuti la sera dove si poteva chiamare a casa. Dei 10 minuti della ricreazione del giorno solo 5 erano scontabili per le punizioni e quindi si arrivava a non poter chiamare la sera, e più in là ci hanno spiegato che questo avrebbe comportato perdere le libere uscita.

Una volta finita la rivista si ripresentava nuovamente la truppa, e si effettuava il cosi detto trasferimento inquadrato.
Dopo una serie di comandi veniva dato il fronte sinistr, quindi ci si girava tutti verso sinistra e dopo la frase “3 corso AUFP dalla prima riga di sinistra uscire ordinatamente dall’aula, tutte le altre a seguire, march!” si iniziava a correre per le scale per raggiungere la mensa.

Si correva verso la mensa e ci si metteva sulla posizione di riposo davanti alla sedia mentre si aspettava che tutta l’accademia scendesse. Quindi se un gruppo di stava prendendo una sgridata lunga, tutta l’accademia li doveva aspettare.
A questo punto suonava una campana, ci si metteva tutti sull’attenti, risuonava nuovamente e ci si metteva sul riposo.
Un gruppo alla volta dopo un comando iniziava a sedere e gli addetti della mensa iniziavano a portare i vassoi.
Alla colazione la portata era unica e si dovevano seguire poche regole (il pranzo e la cena che spiegherò dopo erano molto più complessi)
.
- Dovevi stare a 4 dita dal tavolo e 4 dita dallo schienale, e non potevi tenere le braccia sotto al tavolo o poggiare i gomiti sul tavolo. Potevi poggiare solo i polsi o poco giù. Metà braccio era considerato gomito
- Se avevi qualcosa in mano, non potevi parlare, masticare o fare altro
- La forchetto (o il cucchiaino) andava messo a 45° verso destra con la lama rivolte verso il basso, il coltello (con cui ad esempio dovevi tagliare la merendina) andava messo a 45° verso sinistra con le punte verso l’esterno.
- Se avevi le posate in mano non potevi masticare, ed ogni volta dovevi rimettere le posate nella posizione precedente prima di masticare
- Quando avevi finito di mangiare dovevi mettere la forchetta a 90° con le punte verso l’alto, idem per il coltello ma con la lama verso destra.
- Se sbagliavi ti richiamavano e ti dovevi mettere sull’attenti davanti la sedia mentre gli altri mangiavano finchè loro non ti autorizzavano a mangiare (è successo una volta che ad un allievo è caduta la forchetta ed è stato punito, quando è stato autorizzato a mangiare l’addetto della mensa gli ha portato una nuova forchetta, quindi si è preso un rimprovero solo perchè ha detto GRAZIE agli addetti della mensa)
- Al suono della campanella ci si metteva tutti in piedi davanti la sedia qualsiasi cosa si stesse mangiando. A questo punto i vari gruppi iniziano ad uscire fuori dalla mensa per fare l’adunata con saluto truppa ecc… e nel frattempo noi dovevamo aspettare in piedi mentre gli scelti controllavano i nostri piatti per vedere se tutto era sistemato bene (una volta ad un ragazzo è stato contestato che aveva aperto il succo e non l’aveva bevuto).

A questo punto si faceva l’adunata fuori e si effettuava un trasferimento inquadrato in aula studio.

Nell’aula studio si restava praticamente dalle 8:00 alle 16:30 e durante questo tempo si potevano consultare riviste di informatica o quotidiani di qualche settimana prima. Mentre si stava in aula non si poteva parlare con nessuno e la bustina doveva essere messa tangente al lato destro della propria scrivania con il fregio rivolto verso l’interno e le chiavi poggiate sopra la bustina nella parte bassa.
Ed ecco alcune regole che caratterizzavano la permanenza nella sala studio:

-Come a mensa si stava 4 dita dallo schienale e 4 dal tavolo senza poggiare braccia e gomiti.
- 15 minuti prima e 15 minuti dopo la ricreazione non era possibile andare in bagno. Durante tutta la giornata era possibile andare in bagno segnandolo su di un foglio e si avevano a disposizione 4 minuti, se si tardava si veniva puniti. (un allievo è stato punito perchè invece di tornare entro le 14:14:59 è tornato alle 14:15:10).
- Allo scadere della ricreazione non bastava essere in aula, ma ci si doveva trovare già sul riposo dietro la sedia
La ricreazione era l’unico momento per firmare le scartoffie come foglio mensa, foglio punizioni, ecc… facendoti perdere molti dei minuti a disposizione.
- Ogni qualvolta ci si alzava dal proprio banco si dovevano rimettere le chiavi in tasca e la bustina sotto la cinta nella parte sinistra con il fregio rivolta dalla parte destra.
- Ogni volta che veniva nominato il proprio nome ci si doveva mettere sull’attenti e dire comandi, anche se il proprio nome veniva nominato in un discorso. Spesso cercavano di farti sbagliare facendoti delle domande e chiamando il tuo nome del tipo “Allievo Ricci ha firmato il foglio mensa” non dovevi rispondere “si signore” ma “Comandi, si signore” perchè aveva nominato il tuo nome, ed a volte dicevano altre versioni proprio per farti sbagliare del tipo: “Ha firmato il foglio mensa?” (risp: si signore), “Ha firmato il foglio mensa allievo Ricci?” (risp: si signore, comandi) oppure “Allievo Ricci ha firmato il foglio, Ricci” (risp: Comandi, si signore, Comandi).
- Per andare in lavanderia (che si trovava in un altro edificio) si avevano 20 minuti, durante i quali dovevi recarti all’altro edificio, dividere i panni mettendoli in dei cesti come riportato, firmare la bolla e tornare in aula. Se ci si metteva più tempo perchè magari c’era la fila si veniva puniti.
- Se venivi chiamato da uno degli scelti per andare alla loro cattedra a portare un foglio, oltre a tutta la trafila di chiavi e bustina, dovevi stare attento, infatti se avevi parlato con loro dovevi effettuare un passo indietro e poi il dietrofront con una rotazione di 180° (e una volta mi è stato fatto notare che ne avevo fatti solo 160), invece se non avevi parlato con loro dovevi semplicemente fare il dietrofront e andare via.
E anche in questo caso il tranello era dietro l’angolo infatti una volta ho portato il foglio che mi era stato richiesto, lo scelto, che in questo caso era una ragazza, mi ha risposto OK, quindi considerandolo come se avessimo parlato ho fatto semplicemente il dietrofront, e sono stato subito richiamato perchè non avevamo parlato ma aveva parlato solo lei quindi avrei dovuto fare un passo indietro e poi il dietrofront.
- Per prendere qualcosa dal cassetto della tua scrivania dovevi chiedere il permesso nel seguente modo: “Gradirei chiederle se posso prendere delle cose nel cassetto”.

Alcune regole generali:
- Le uniche forme per parlare erano “desidererei chiederle” e “desidererei farle presente”, guai a dire farle notare (italiano puro) invece di farle presente, è stato il motivo per cui abbiamo preso maggiori punizioni. Queste forme dovevano essere utilizzate all’inizio di ogni frase e non solo all’inizio di un discorso.
- Esisteva una scala per quelli del primo e secondo anno ed una scala più per quelli dal terzo anno in su
- All’interno dell’accademia si doveva sempre correre, non si poteva ad esempio camminare per i corridoi, all’esterno invece si doveva camminare (ci siamo ritrovati a dover camminare sotto il diluvio) oppure a marciare se si era un gruppetto di persone.
- Se si andava verso gli impianti sportivi si poteva correre anche all’esterno ma solo fino alle aiuole, poi si doveva riprendere a camminare.
- Essendo l’obbligo (il verso nel quale marciare) a destra, se si doveva andare nell’edificio a sinistra non si poteva semplicemente girare verso sinistra (troppo facile) si doveva fare il giro di tutto di tutto il cortile
- La bustina (il cappello) andava messa all’esterno, per le scale e tolto nei corridoi (dove andava riposta sempre sotto la cinta nella parte destra con il fregio rivolto verso l’esterno), ma il corridoio della mensa veniva considerato esterno quindi doveva essere indossata.
- Se si incontrava un superiore di grado mentre si stava correndo per le scale si doveva fare l’attenti correndo (quindi solo irrigidendo le braccia senza fermarsi), se ci si trovava nei corridoi ci si doveva fermare e fare l’attenti, se ci si trovava all’esterno o nel corridoio mensa dove avevi la bustina dovevi fare il saluto al fregio
- Se mentre parlavi nominavi un tuo collega del corso dovevi dire l’ Allievo COGNOME, se eri a tavola o in un altro luogo lo dovevi chiamare per nome sennò venivi ripreso, idem se non ti ricordavi il COGNOME.
- Se ti chiedevano l’orario doveva essere detto in ORE MINUTI e SECONDI, chi non aveva un orologio con i secondi doveva procurarselo (chissà come).
- L’edificio ha 2 scale, ma noi potevamo prenderne solo una (la più lunga) se usavamo l’altra venivamo puniti
- La mattina prima di lasciare le camere dovevano essere chiuse le ribaltine ai piedi del letto, le serrande delle 2 finestre laterali devono essere lasciate alzate, mentre le 2 centrali lasciate a metà
- Se ti dimenticavi di chiudere con il lucchetto il tuo armadietto venivi punito

Continuando con la giornata subito prima di pranzo si faceva l’adunata, quindi presentazione della truppa, riposo, attenti, ecc…. e si stava per 30-45 minuti sul sinistr riga (la posizione dell’attenti col collo rivolto a sinistra verso l’alto) e si faceva la lettura punizioni dove si veniva richiamati per gli errori della giornata che si appuntavano su di un foglio e ci assegnavano le punizioni. A volte usavano il trucco di far finta di non sapere chi era stato a commettere certi errori e c’erano 3 possibilità:
1- eri colpevole quindi ti presentavi e alzavi la mano (sempre stesa verso l’alto col pollice attaccato e il dorso verso l’esterno)
2- se non ti autodenunciavi (per dolo o perchè non lo ricordavi) e loro si erano segnato il nome e ti stavano mettendo alla prova la punizione raddoppiava
3- se non eri sicuro che si stavano riferendo a te, o non ricordavi se ad esempio potevi essere tu che alle 10:34 stavi parlando in aula nella fila a lato della finestra nel dubbio dovevi alzare la mano e venivi punito
Dopo tutta la rassegna mattutina si andava a pranzare con le stesse modalità della mattina, quindi in piedi finchè non arrivano tutti, staccato dal tavolo e dalla sedia, posate in un certo modo ed inoltre:
- prima di bere l’acqua ci si pulisce la bocca, una volta bevuto ci si ripulisce la bocca
- se ti arriva il vassoio puoi decidere se versarti il secondo o lasciarlo passare. Se ti versi il secondo devi lasciare le posate del primo a 90° rivolte verso l’alto perchè non puoi più tornare indietro a mangiarlo.
- La coca cola si beve solo col secondo
- Se a tavola ci sono uno o più posti vuoti si devono lasciare uno o più porzioni a disposizioni degli scelti che potrebbero sedersi e mangiare in qualsiasi momento
- Se hai le posate o un vassoio in mano non puoi parlare o rispondere
- Il pane è l’unica cosa che può essere toccata con le mani, ma si deve staccare un pezzo e mettere in bocca prima di iniziare a masticare.
Suonava la campanella e tutti di nuovo in piedi davanti la sedia.
Si usciva fuori per l’adunata e sempre solita trafila dell’attenti, testa a sinistra, presentazione truppa ecc…
Si tornava in aula e ci si rimetteva sui banchi a non fare nulla.
Il pomeriggio poi c’era marcia, sport o studio obbligatorio.
Penso che una delle cose più belle che ho fatto in accademia sia stato 2 ore di marcia anche se alla fine avevo le dita gonfie in quanto le avevo dovute tenere per 2 ore inimmaginabili avendo le mani a paletta.
Tornati da una di queste attività si avevano 10 minuti per spogliarsi, farsi la doccia, rivestirsi e risalire in adunata al 4° piano (che necessità di 1 minuto e mezzo), quindi non tutti riuscivano a farsi la doccia perchè non ci si poteva prendere il lusso di aspettare che le docce si liberassero e anche quelli che si lavavano non potevano fare altro che lavarsi con un po’ d’acqua, insaponarsi era impossibile. Io in tre giorni non sono mai riuscito a lavarmi, nè a cambiarmi l’intimo.
Si tornava in aula fino ad ora di cena finchè il caposquadra non gridava: “via i libri” a quel punto ci si metteva in piedi dietro la sedia e si attendeva il comando “terzo corso AUFP dalla prima fila di sinistra uscire ordinatamente dall’aula, tutte le altre a seguire, march!” e di nuovo in adunata.
Ogni volta che dico che si andava in adunata, significa stare almeno 15 minuti in quelle posizioni assurde perchè a volte il capo squadra sbagliava i permessi, a volta passava un ufficiale e gli si doveva fare il saluto, ci si prendeva le punizioni ecc…
Poi ci si muoveva in trasferimento inquadrato per andare a cena con le stesse modalità del pranzo, dopo cena di nuovo adunata e si andava in aula.
A questo punto della giornata si avevano 10-15 minuti per chiamare a casa ma erano davvero pochi quelli che riuscivano a farlo in quanto le punizioni nell’arco della giornata erano davvero tante e magari uno preferiva andare in bagno invece che chiamare a casa.
Poi studio obbligatorio fino alle 22 ma non si studiava niente di regolamenti, attitudini militari ed altro che potesse servire, ma si dovevano sfogliare delle vecchie riviste e vecchi quotidiani; poi iniziava la parte più brutta della giornata.
Infatti dalle 22 alle 23 (minimo) si faceva di nuovo adunata e per un’ora esatta dovevamo stare sul sinistr riga (ricordo che è la posizione dell’attenti con la testa in alto a sinistra) mentre gli scelti ci rimproveravano e ci davano punizioni per tutto quello che era successo durante la giornata leggendolo da un blocchetto dove avevano preso appunti.
Ovviamente le punizioni andavano segnate per le ricreazioni del giorno successivo e per i casi più “gravi” (dal loro punto di vista) in cui era coinvolta tutta la squadra si faceva il looping, ovvero di corsa si dovevano scendere le scale, si doveva passare per tutto il piano mensa e si doveva risalire da un’altra scala. I giri potevano ovviamente essere più d’uno consecutivi.
Era la parte che più odiavo della giornata, e la più dura perchè allo stremo delle forze dovevi continuare ad essere lì immobile e guai a muoversi, erano altre punizioni.
Finito questo potevamo recarci di corsa nelle camerate dove avevamo 15 minuti per lavarci, metterci il pigiama (e preciso che non si poteva dormire con le calze della divisa) e fare il cubo dei vestiti ovvero ripiegare su di una mensolina ai piedi del letto (e non si poteva farlo sul letto) prima i pantaloni in 3, poi la camicia, poi andava disfatta la cravatta (da rifare rigorosamente a cuore la mattina seguente), il maglione e sopra questa pila di indumenti messi tangenti la ribaltina rivolti verso la porta ci si metteva la bustina con dentro le chiavi.
Tutto questo doveva essere fatto in modo preciso perchè la notte potevamo essere controllati e se anche solo uno di noi sbagliava potevano far rivestire tutti e andare a fare looping (il giro di corsa dell’accademia).
Finiti i 15 minuti, uno di noi spegneva la luce del corridoio e urlava SILENZIO. Questo era il segnale che tutti dovevano essere nel letto senza parlare. Anche parlare nel letto poteva comportare qualche giro di looping dell’intera squadra.
A questo punto per la mezzora seguente non ci si poteva alzare dal letto neanche per andare in bagno.
Il tempo era così poco che in 3 giorni non sono neanche riuscito a dire “Ciao” ad un allievo con il quale ho dormito in un B&B durante il concorso a Guidonia (RM).
E il giorno dopo si ricominciava da capo.

LA MIA VICENDA
Nella mattinata del secondo giorno ho deciso di mollare, tutto questo era assurdo.
Nel momento in cui avrei dovuto ritirare altro vestiario avviso i miei superiori nel seguente modo (e questo vi farà capire il modo con cui si doveva parlare):

(io) Allievo Ricci (Il modo per presentarsi)
(lui, lo scelto) Dica
(io) Desidererei farle presente che non ho intenzione di ritirare ulteriore vestiario in quanto ho deciso di abbandonare il 3 corso AUFP
(lui) Ricci
(io) Comandi
(lui) ne è sicuro?
(io) si signore
(lui) ok esca
(io) si signore

Passo indietro, dietro front ed esco.

A questo punto non sono stato più considerato ma mi hanno fatto continuare a seguire la squadra. Fortunatamente sono riuscito a recuperare il cellulare in aula ed a mandare un messaggio a mio padre, dicendo che avevo lasciato.
Qualche ora più tardi sono stato convocato da un Maggiore che mi disse di aver parlato con mio padre e che io mi ero vincolato per 18 mesi con l’aeronautica militare, mi è preso un colpo, ma gli ho fatto subito notare che nel bando del concorso era previsto che entro 7gg dall’incorporamento mi potevo ritirare. Lui mi disse che avevo ragione e che dovevano solo sistemare delle carte con Roma ecc… ecc… e che mi dovevo allontanare dalla squadra e dovevo stare con loro solo nelle adunate.
Sono stato quindi mandato per 1 giorno e mezzo in una stanza da solo in una sorta di isolamento dove il tempo non passava mai e quando uscivo da lì non facevo altro che stare obbligatoriamente con la testa in alto nella posizione degli ATTENTI.
Era bruttissimo sapere di aver firmato le tue dimissioni e di non poter uscire.
Sono stato peggio di un carcerato, loro almeno hanno la tv e l’ora d’aria.
Il giorno dopo poco prima dell’ora di pranzo gli scelti mi hanno ricominciato a prendere di mira, richiamandomi per qualunque cosa e dicendo che anche se avevo dato le dimissioni finchè portavo la divisa dovevo fare quello che dicevano loro e che anche in quella stanza dovevo mantenere il decoro, che non dovevo appoggiare la schiena alla poltrona e mi vietarono di rientrare in quella stanza dove ero da solo per tornare a fare tutte le attività del gruppo.
Durante l’ora di pranzo i miei colleghi mi consigliarono di mettermi a rapporto perchè era impossibile che non potessi ancora uscire e gli scelti non potevano revocare l’ordine di un maggiore (quello che mi aveva detto di non partecipare più alle attività militari). Premetto che gli altri allievi mi rivolgevano la parola a rischio di essere puniti.
Alle ore 14 circa del giorno 14 aprile, tornando in aula, un capitano mi disse di chiamare i miei genitori e di tranquillizzarli che nessuno mi stava tenendo sotto sequestro e mi chiese il motivo per il quale ancora non me ne ero andato in quanto Roma aveva disposto che potevo uscire da mezzogiorno. Io gli risposi che nessuno me lo aveva comunicato (chissà perchè).
Solo quando finalmente alle ore 15,00 circa sono uscito, ho saputo da mio padre quello che si erano detti.

CONCLUSIONE
Che l’accademia fosse dura lo sapevo da prima di entrare. Sono figlio di un militare, mio padre è un maresciallo dei Carabinieri, che mi ha insegnato la buona educazione ed il rispetto per tutti gli uomini di ogni razza e posizione sociale. Io credevo che avrei imparato la disciplina militare e che sarei stato forgiato come un ottimo militare, non di subire tutto questo e di ridurre la mia persona ad un animale che non si può lavare perchè è più importante avere la cravatta a cuore e la barba fatta.
Alcuni allievi che erano lì venivano dall’esercito, dalla marina, uno aveva fatto perfino l’accademia navale e queste cose non succedono da nessuna parte.

Nonostante tutto questo, continuo a credere nelle Forze Armate.

  • 3° AUFP 17 giu 2010 alle 12:35

    Quando il lupo non arriva all’uva, dice che è acerba.
    Nel momento di tirare fuori le p…. ti sei tirato indietro.
    Quello che hai scrittooltre che essere un’offesa all’AERONAUTICA MILITARE, è anche un offesa per noi AUFP che siamo rimasti.
    Le regole sono dovunque, basta rispettarle e si vive bene.
    Noi comunque siamo ancora vivi e nessuno e scoppiato e NESSUNO HA FATTO DEL NONNISMO CON NOI.
    Per giudicare dovevi vivere questa esperienza fino alla fine come stiamo facendo noi.
    E’ facile uscire e giudicare.
    Ciao
    Un ex collega AUFP che ancora resistre e crede in quello che fa e nelle Forze Armate.



  • Francesco Ricci 17 giu 2010 alle 12:53

    Io ho raccontato dal mio punto di vista quello che ho vissuto.
    Per te sono un debole? Sei liberissimo di pensarlo, e sinceramente neanche mi importa.

    Buona permanenza in accademia.



  • Sten Jack 17 giu 2010 alle 22:40

    Ciao Imperator.
    In effetti quella che hai descritto è la giornata tipo per buoni 2/3 del corso.
    Non ti considero un debole ma una persona che ha interpretato in maniera diversa dalla maggior parte dei frequentatori quello che è il corso di formazione.
    Permettimi alcune considerazioni…
    -La miriade di regolette e varianti, di cui dici di non comprendere l’utilità, a parer mio servono a sviluppare la capacità di essere concentrati e presenti a ciò che si sta facendo per lunghi periodi e, soprattutto sotto stress.
    Le sanzioni disciplinari applicate a ogni errore servono proprio ad “aver timore” di ciò che succede se si sbaglia o si è poco concentrati. Per ora la “sanzione” è qualche minuto di ricreazione in meno…domani, in teatro operativo, potrebbe essere l’incolumità tua o di un tuo collega.
    -Altra cosa che si vuole insegnare è l’obbedienza! Parola che uso, bada bene, non con accezione simil-fascista ma che pronuncio con il significato di saper obbedire ad un ordine anche quando non se ne capisce il motivo o non si è d’accordo. Siamo militari e dobbiamo saper fare ciò che ci viene detto.
    -Hai parlato di nonnismo…io ho fatto il militare al tempo della leva obbligatoria e ti posso garantire che il termine è fuori luogo!
    -Parlando del non potersi relazionare con i famigli a mensa hai citato il “classismo”…non mi trovi d’accordo! Non ho mai considerato di essere superiore o migliore di loro…ho solo seguito le semplici regole dello stare a mensa, tra cui il non parlare con chi non fosse seduto a tavola.
    E, perdona la franchezza, non vedo proprio cosa c’entri questo con “l’essere a disposizione dei cittadini” che hai preso a paragone.
    -Circa l’avere poco tempo per tutto credo serva ad imparare a ottimizzare la dinamica di ciò che si fa, eliminando tutto ciò che è superfluo o che fa perdere attimi preziosi…ripeto, in situazioni di
    missione, questa attitudine può fare la differenza!
    -Il sanzionare tutti per l’errore di uno serve a sviluppare lo spirito di gruppo e la consapevolezza che un tuo errore può provocare danni anche ad altri.
    -Dici che nelle altre accademie ciò non succede…falso! L’AM è la Forza Armata in cui la disciplina è meno ferrea! I looping, tanto per fare un tuo esempio, in Marina li eseguono come giri di corsa del piazzale principale e li fanno in quantità molto maggiore di quello che immagini.

    Non ho la presunzione di essere nel giusto con ciò che dico…ma permettimi di invitarti ad avere più rispetto per le migliaia di persone che negli anni hanno frequentato gli istituti di formazione militari e che, a mio avviso non sono né dei fomentati, né dei pazzi, né dei masochisti e né dei razzisti! Sono solo persone che, per un periodo limitatissimo della loro vita, sono riusciti ad adeguarsi a regole esageratamente esasperate che altro non devono insegnare che ad operare in condizioni di disagio e stress elevati.
    Non sei un debole…non sei solo riuscito ad agire ed adeguarti a 90 giorni di forti pressioni psicologiche! Ed è questo, in fondo, che vogliono vedere di te…la tua capacità di fare ciò che serve in una situazione di stress! Questo forse non sei riuscito a valutare…

    Saluti, Sten Jack



  • Sten Jack 17 giu 2010 alle 22:50

    Ps: a volte no si riesce a fare la doccia…vero! Chi andrà in missione troverà utile l’aver imparato che se qualche volta, per cause contingenti, non si fa la doccia, non è la fine del mondo!
    E te lo dice un figlio unico che su cose del genere è sempre stato viziato…



  • Francesco Ricci 18 giu 2010 alle 13:58

    Ti ringrazio per la tua risposta.
    Vorrei solo precisare che io non ho mai voluto mancare di rispetto alle migliaia di persone che negli anni hanno frequentato gli istituti di formazione militari, anzi li ammiro come ammiro lo squisito personale dell’Aeronautica che ci ha accolto a Guidonia e ci ha fatto passare 3 giorni in un ambiente completamente diverso che speravo di trovare dappertutto.



  • Sten Jack 19 giu 2010 alle 21:29

    E questo il punto, Imperator…l’Aeronautica non è quella che hai vissuto – o che avresti vissuto – per 90 giorni!! La vita di reparto ricalca in pieno quella che hai avuto modo di apprezzare a Guidonia. A Pozzuoli ti viene chiesto di dimostrare che sei in grado di operare sotto forte stress e di obbedire ad ordini che, apposta, non condividi.
    E questo fanno, per contratto…stressarti oltremodo!!

    Hai fatto la tua scelta…ma prova anche a considerare che potresti aver subito troppo una situazione contingente senza esser stato capace di vedere oltre.

    Contrariamente a quello che pensi è una lotta contro te stesso più che contro il “sistema Hdemia”.

    Ti auguro di rivedere alcune tue posizioni….perchè se hai vinto il concorso vuol dire che sei superiore alla media e, a parer mio, si tratta solo di riuscire ad interpretare diversamente le cose “assurde” che appositamente ti fanno subire.



  • anonimo 28 giu 2010 alle 10:37

    mamma mia che brutta storia…sono proprio strani



  • Giacomo 06 lug 2010 alle 19:27

    conoscevi Alessio Tomè?



  • Francesco Ricci 06 lug 2010 alle 19:32

    No, non ho idea di chi sia.



  • Giacomo 06 lug 2010 alle 20:04

    ma eri nel corso Marte V?



  • James Gavardi 12 lug 2010 alle 22:47

    Io non posso parlare per esperienza ma secondo me Sten Jack ha ragione: ti mettono alla prova, vogliono vedere se resisti e infatti dopo ti sarà utile l’insegnamento ricevuto! Ovviamente non sono nati per essere militari, si vede che non era la tua strada! Questo è il mio punto di vista.
    Sten Jack, avrei qualche domanda perchè anch’io ero interessato a entrare in accademia, se hai tempo e voglia puoi conttattarmi? (jimmyprgava@gmail.com) Grazie mille



  • Sten Generico 14 lug 2010 alle 11:00

    ciao!
    mi spiace che tu abbia avuto una simile reazione per un’esperienza decisamente dura ma tutt’altro che insopportabile…se sei deciso ad intraprendere questa vita ovviamente!
    Rispetto la tua opinione,rispetto la tua scelta se fatta in modo consapevole ma i continui riferimenti ad un classismo che,in sei anni,non ho minimamente ravvisato sono offensivi oltre che tendenziosi…mi spiego meglio:il non parlare con i dipendenti civili a mensa è semplicemente una restrizione,al pari della barba o delle scarpe lucide.
    Il motivo di tali RESTRIZIONI è che tu vincitore di concorso,volente più che nolente hai deciso di intraprendere una vita MILITARE che,come ben saprai visto il lavoro di tuo padre,comporta restrizioni e sacrifici continui.
    Il modo migliore per instillare questa forma mentis è una”terapia d’urto”ma,francamente,passato un annetto o poco più si cominciano a comprendere le reali dinamiche di tali proibizioni apprezzando molte di esse ma nel contempo riflettendo su quelle che,a nostro avviso,possono essere sbagliate.
    Detto questo,penso semplicemente che la tua sia una visione contorniata da troppe ombre che potrebbero influenzare negativamente altre persone anche solo incuriosite dalla vita militare…ti invito semplicemente a compiere questo tipo di riflessione,almeno cambiando il nome del sito visto che ha a che vedere molto con TE e molto poco con L’ACCADEMIAAERONAUTICA.
    ti saluto,in bocca al lupo per il tuo futuro



  • memmo 19 lug 2010 alle 16:52

    ciao! chi ti parla è un tirocinante del marte v… guarda nella tua esperienza ho ritrovato alla perfezione, fatta esclusione della cravatta perchè noi a settembre avevamo divisa estiva, la mia esperienza in accademia.. quello che ti posso dire è che arrivato al 2 giorno ero a pezzi psicologicamente, mi ripetevo ma chi me lo fa fare di starmene qui a subire ecc ecc … e stavo per mollare.. ma ti diro la verità ho imposto a me stesso di continuare.. ho ragionato e capito che si trattava solo di un piccolo sacrificio per il mio futuro… e infatti dai giorni seguenti fidati che le cose cominci a vederle in modo differente.. cominci ad abituarti alle tante regole.. cominci a prendere meno punizioni, cominci a sentire casa… cambiano le cose.. si aumentano i dolori fisici.. è vero.. ma fidati noi di adunata consecutiva abbiamo fatto anche quasi 2 ore… e i ragazzi del marte v altro che 2 ore.. anche 3… la notte non dormivi (noi avevamo un pipistrello in stanza non si sa come.. poi da noi ucciso perchè non faceva dormire!! XD) ma cominciavi a conoscere le persone che con te dividevano quegli spazi… e pian piano anche gli scelti.. otttime persone … e capivi pian piano che le persone che prima odiavi non ti volevano male.. ma anzi lo facevano per te.. quella è l’ accademia e prima lo capisci meglio è.. e se te ne vai di tua spontanea volontà vuol dire che sono riusciti nle loro intento…e che il tuo posto non è li.. insomma la sfida è con te stesso.. nel capire ciò che vuoi…



  • Interessato a far parte dell'AM 20 lug 2010 alle 19:56

    io non riesco a credere ale mie orecchie io sono un appassionato di militare e mi piacerebbe entrare a far parte dell’Hdemia stavi riuscendo a farmi cambiare idea ma poi mi sono ricordato ke il termine militare vuol dire sacrificio e virtù d’animo e allora dopo quello ke ai detto mi ai dato la forza per entrare a far parte dell’AM
    e ti dico GRAZIE!!!!!!!!!!!



  • militare 23 lug 2010 alle 17:26

    anche io come molti altri leggendo ciò che hai scritto sono stata colta da una sorta di paura…non ti reputo certo un ragazzo debole ma sicuramente un ragazzo che non voleva davvero far parte dell’accademia. io sono una ragazza per me magari sarà più dura affrontare il tutto ma penso che,nel momento in cui riuscirò ad entrare in accademia,ogni giorno,ogni momento,ogni secondo che sarò lì…ringrazierò Dio di esserci,perchè è ciò che più desidero,grazie agli altri commenti ho capito che chi davvero lo vuole ce la fa con difficoltà ma ce la fa come dice “3° AUFP”…sarà dura,tutto sarà duro e spero di farcela la volontà c’è e quindi anche la forza….ti auguro che riuscirai a trovare la tua di forza x fare ciò che vuoi,e concordo con Sten Generico nel dirti di cambiare il titolo perchè potresti influenzare negativamente molti ragazzi….voi che ce l’avete fatta ragazzi, incoraggiateci,non buttateci a terra perchè darei tutto ciò che è in mio possesso per essere al vostro posto!!!!!
    CIAO



  • Francesco Ricci 23 lug 2010 alle 23:59

    Cari ragazzi prima di parlare arrivateci in accademia e poi ne riparliamo, è troppo comodo scrivere dalla poltrona davanti il pc di casa.

    P.S.: Visti i commenti … lo sapete che per entrare in accademia si deve fare anche il tema d’italiano?



  • aquila 25 lug 2010 alle 15:09

    Ho visto la tua foto di laurea, complimenti



  • NibbioV 26 lug 2010 alle 14:54

    Il modo in cui si affrontano le difficoltà è soggettivo…ognuno ragiona in modo diverso!
    Premetto che sono stato tirocinante per 3 anni di seguito (e finalmente all’ultimo tentativo utile ce l’ho fatta) e ho visto decine di ragazzi in 3 anni tirarsi indietro e penso che ognuno di loro abbia una propria storia da raccontare e molte concorderebbero con la tua!
    Se generazioni e generazioni hanno sopportato tutto ciò, questo non vuol dire che loro fossero alieni o fanatici!
    Hanno semplicemente fatto qualche piccolo sacrificio per raggiungere il proprio scopo! Nulla di trascendentale suppongo…
    Semplicemente avresti dovuto ammettere che non fa per te quel tipo di vita senza gettare “m***a” su un istututo di formazione che da quasi 90 anni forma ragazzi facendoli diventare uomini prima che militari e ufficiali!
    Se imparare qualche semplice formula e adeguarsi a delle regole per te è troppo…hai fatto bene a rinunciare…
    Ciao!



  • Pony 20 04 ago 2010 alle 12:55

    Letto tutto con grande interesse. Quello che ti hanno detto tutti è vero: si tratta di un confronto con te stesso, con le tue fragilità e debolezze:vincere la paura, il disagio e non perdere mai il controllo è il goal per ogni allievo di ogni scuola militare.
    Tuttavia voglio fare una considerazione che pur essendo marginale o trascurabile dal punto di vista operativo non lo è dal punto di vista umano.
    Essere un ufficiale non significa solo capacità decisionale,capacità di controllo di ogni situazione,capacità di sondare la mente umana attraverso la conoscenza innazitutto della propria,abilità operativa,iniziativa e abnegazione al dovere,significa anche e sopratutto essere dei gentiluomini.
    Troppo spesso dobbiamo constatare come così non sia in troppi casi.
    Troppo spesso vediamo piloti anche molto affermati e alte gerarchie dell’aeronautica dimenticarsi che un ufficiale prima deve essere un gentiluomo e poi un ufficiale.
    La vita di certe basi sembra un bordello a cielo aperto: donnine in tacco 12 ammesse in virtù della conoscenza di questo o quello che si tratti di ufficiali o di sottufficiali, in barba a mogli e fidanzate riservate ai cambi di comando e alle manifestazioni ufficiali. I villaggi azzurri trasformati in luoghi di appuntamento con il beneplacito anche della massime gerarchie di comando.
    Relazioni extraconuigali anche con mogli di colleghi e anche di superiori in barba ad ogni considerazione sull’opportunità di compiere simili azioni.
    Non dimenticatevi che quando si indossa una divisa si rappresenta l’Italia e i valori che tale nazione considera propri.
    Quando un ufficiale si comporta da cialtrone prima di offendere se stesso offende la bandiera e questo evidentemente all’accademia non viene insegnato sufficientemente.
    E’ una situazione indecente che dura da troppo tempo e alla quale lo SMA deve porre rimedio prima che arrivi a compromettere l’efficienza e la compattezza dei reparti.



  • Sgui 18 ago 2010 alle 12:26

    non ascoltare il branco di Lobotomizzati che ti ha giudicato male, ho vissuto un’esperienza simile e sono giunto alla conclusione che il mondo militare italiano(esercito, am e aeronautica militare)portano avanti un addestramento totalmente anacronistico con convenzioni militari del tutto inutili per formare un uomo, utilissime per formare automi…

    le cose cambiano nelle forze di polizia che a mio parere servono di più al cittadino e hanno un po’ meno di quell’aria da “snob” che hanno le ffaa. se ti piace fare il pilota, fai l’allievo maresciallo dei carabinieri o l’ufficiale della guardia di finanza nel ruolo aeronavale…ne guadagnerai in dignità e fegato….



  • Scuola Militare Aeronautica "Giulio Douhet" 25 ago 2010 alle 03:02

    Il cervello è una macchina strana, pericolosa. Spesso non si è in grado di capire se si sta ragionando consapevolmente o è una reazione involontaria a pensare per noi. E vi assicuro che questi scherzetti il cervello li gioca anche ai più motivati.
    Parlo per esperienza personale. Certe situazioni stressanti a livello emotivo e fisico alimentano alcune scelte che non avremmo mai sognato di prendere prima.
    In quei momenti si vede chi ha i coglioni e chi, invece, non ce li ha (metaforicamente parlando, ovviamente). E non vale solo per le FFAA, ma per qualsiasi altro progetto in ambito lavorativo. Bisogna pensare a cosa si sta facendo e perchè; bisogna pensare a come si credeva di essere in grado di superare qualsiasi ostacolo e allora trovare la forza per metterci tutta la grinta necessaria.

    Parlando in particolare degli istituti di formazione militare, è normale che l’inizio sia difficile e caratterizzato da alti e bassi, ma ci si fa facilmente l’abitudine e le soddisfazioni non tardano ad arrivare: al momento del giuramento e, se siete fortunati, della parata del 2 giugno e in molte altre occasioni, vi garantisco che ringrazierete di non aver mollato.



  • Flavio 28 ago 2010 alle 20:28

    Ciao! Ho letto molto attentamente il racconto della tua esperienza; sai, nel 1994 feci le prove di amissione al corso Rostro III dato che il mio sogno era fare il pilota. Purtroppo non riuscii a superare le visite mediche ed il mio sogno finì in quel modo. Pur non avendola mai provata sulla mia pelle voglio però, se mi permetti, dirti qualcosa. Capisco benissimo quello che hai provato e immagino senza difficoltà quanto devono esserti sembrate assurde tutte quelle regole inutili (e te lo dice uno che si è fatto un anno di leva tra i parà della Folgore e due anni di scuola sottufficiali dei carabinieri, lavoro che svolgo tuttora). Anche adesso, dopo 13 anni di vita militare, ci sono cose che trovo assurde e imposizioni che non riuscirò mai ad accettare ma, questo, è quello che puoi permetterti quando non sei più in un reparto di istruzione. Sono sicuro che se tu avessi resistito, le cose sarebbero migliorate e, col tempo, avresti imparato ad accettarle (il ché non vuol dire necessariamente, condividerle). Aver superato le prove del concorso non ti ha reso superiore a chi non le ha superate né, l’aver rinunciato, ti ha reso più debole di chi, invece, ha continuato. Se hai deciso, a suo tempo, di mollare, forse vuol dire che il tuo carattere era semplicemente diverso dagli altri e che, le assurde regole che hai descritto, non erano affatto compatibili con le abitudini con le quali sei cresciuto e che fanno parte di te (regole che, a volte, sono assurde in quanto esse stesse fanno selezione). Finisco con una considerazione; ho conosciuto molti ufficiali d’accademia (sia dell’esercito che dei carabinieri) e ti dico la verità: di questi solo pochi li ho apprezzati per l’umanità (e in alcuni casi) per la professionalità. Dal mio punto di vista gli istruttori dovrebbero formare prima di tutto l’uomo e poi l’ufficiale. Ti auguro ogni bene e ti ringrazio per la tua testimonianza.



  • vincenza 02 set 2010 alle 17:49

    sono la madre di un allievo ufficiale, ho letto la tua storia, e mi sono commossa, si la giornata, più o meno è così come l’hai descritta tu, ma mio figlio mi ha sempre riferito poco o niente per non farmi stare in ansia, io sono stata sono informata da altre persone.Posso assicurarti che anche per noi genitori è molto dura, perchè non hai notizie a volte per giorni, però, se nella vita si ha intezione di raggiungere degli obbiettivi, bisogna essere forti, ed andare avanti, e perseverare, ed anche se si cade, rialzarsi sempre,e prendere come esempio gli altri che prima di voi ce l’hanno fatta.A volte, quando andavo a trovare mio figlio, lo vedevo sconfortato, me ne accorgevo guardandolo negli occhi, ma io non l’ho scoraggiato mai, anzi io stessa avevo bisogno di conforto, ma a lui, ho sempre fatto vedere il mio sorriso e non le mie lacrime, e l’ho sempre incoraggiato, certo, la vita in accademia, non è come quando siete a casa, cullati, e coccolati, la vita fuori è ben altro, ed il regime militare, parte dal presupposto che nelle vostre famiglie siete molto coccolati,e viziati, e vogliono farvi capire da subito senza farvi perdere tempo, se siete portati per quella vita o no, non vi sono vie di mezzo. L’inizio di ogni progetto, di ogni impresa è il più difficile, poi ci fai l’abitudine, e diventa sempre meno dura. Comunque ti auguro un bellissimo futuro fatto di cose belle, come vuole il tuo cuore , una mammma



  • nick 03 set 2010 alle 14:40

    ciao, io dico che hai molto culo (scusate il termine) x essere entrato in accademia e a merito tuo sei stato veramente bravo e ti faccio i miei complimenti xke ti invidio xk io non ci entrerò mai…
    CMQ … si vede che il tuo è un carattere tipo il mio che non sopporta la gente che si accanisce su stupidaggini cm per esempio tutte le regole “stupide” che hai dovuto subire….
    beh non è morto un papa… penso che se fai un concorso esempio nelle banche ti prenderebbero e guadagnerai tanto quanto un ufficiale e sarai vicino casa…
    la vita militare non vuol dire tutto… ti parlo da figlio di sottoufficiale….
    xò scusa se te lo dico fare un sito x scrivere ste cose mi sembra un pò esagerato….
    ciao e buona fortuna….e rammento…..tu sei fortunato……avessi io le possibilità che hai tu e che hai avuto….ciao



  • Francesco Ricci 03 set 2010 alle 17:34

    @vincenza
    Ti ringrazio per la tua testimonianza e per gli auguri.

    @nick
    “la vita militare non vuol dire tutto”
    Si, hai ragione e questo l’ho capito solo dopo averci sbattuto i denti con questa storia.
    Ho già avuto la mia rivincita ad ogni modo, e fidati non sarà l’ultima.

    Per quanto riguarda il sito, no, per me non è esagerato.
    E’ bene che tutti sappiano quello che è accaduto e prendano di conseguenza le loro decisioni.
    Se io non fossi stato all’oscuro di tutto 6 mesi fa probabilmente avrei avuto una brutta esperienza in meno.



  • giuseppe 08 set 2010 alle 08:05

    sono un papà di una ragazza che attualmente si trova a svolgere il tirocinio in accademia, sono un ex auc, ho cresciuto le mie figlie secondo regole e con l’amore dei genitori sempre pronti e presenti. ho sempre spiegato che la vita ogni giorno è un continuo lottare. mia figlia ha voluto con tutte le sue forze concorrere per l’accademia. forse molti lo scordano ma le forze armate sono la spina dorsale di una nazione e .. credo siano rimaste tra i punti fermi della nostra nazione. accetterò l’eventuale non ammissione cosciente come sono che, nello specifico, lo stato per questi ragazzi farà un investimento in termini economici notevoli ed è sacrosanto che siano provati e selezionati. voglio solo dire a chi si scandalizza, riguardo a determinati aspetti della vita militare, che di vita militare e/o di corsi non è morto mai nessuno tranne che soggetti con disturbi mentali.
    viva le forze armate colonna portante della nostra nazione.
    viva l’ ITALIA.



  • MAB 08 set 2010 alle 23:16

    Caro ragazzo, la tua esperienza sicuramente ha lasciato il segno, ma ha evidenziato i tuoi limiti ad operare sotto stress, tutte quelle cose che tu credi sono inutili, sono state studiate per testare le tue capacità ad agire sotto stress, potrei elncarti una ad una le finalità di ogni “angheria” ma mi limito a farti capire alcune cose:
    La vita militare é quanto di piu imprevedibile ci possa essere, non lavarti per qualche giorno o scorticarti la faccia per la barba sono cosette in confronto ai problemi che potresti affrontare in un impiego operativo, ho fatto la leva nella Folgore nel lontano 1991, poi in seguito sono tornato sotto le armi, e mi sono ritrovato in missione operativa in un batter d’occhio,
    SARAJEVO Contingente IFOR dicembre 1995, siamo arrivati di notte dopo 14 ore di colonna tra le montagne innevate dei balcani, per 25 giorni abbiamo tirato su il campo e ci siamo lavati SOLO dopo 29 (l’acqua si congelava nei tubi) ma la barba caro mio ce la facevamo SEMPRE, Abbiamo mangiato razioni K per un infinità di tempo e sofferto molte privazioni, tra cui telefonare con la SOTRIN (i vecchi commilitoni sanno di cosa parlo) per parlare con fidanzate e mogli per 5 minuti al giorno quando andava bene, I nostri Ufficiali hanno sempre tenuto Botta, sebbene l’esercito fosse ancora sotto il modello LEVA.
    Allora caro mio in SOLI 3 giorni non hai visto proprio nulla, probabilmente non credevi in quello che facevi e non eri minimamente motivato ECCO perché hai rinunciato
    In Bocca al lupo



  • yonis 09 set 2010 alle 22:54

    In cosa consistono le punizioni? Oltre a privare la ricreazione gli allievi devono fare qualcosa di specifico, ad esempio stare sull’attenti o che cosa?
    Il primo anno come si possono conciliare gli studi universitari con tutte le marce, stare sull’attenti per ore e le varie attività disciplinari, sportive ecc..?
    Vorrei che mi rispondesse anche qualcuno che ha effettivamente concluso almeno il 1° e 2° anno.
    Grazie!!!



  • FlyiningSaylor 12 set 2010 alle 21:22

    Rileggere la tue esperienza mi ha fatto ritornare a quando anche io feci il tirocinio per il famoso IBIS V oramai 3 anni fa. Per me sembrava la realizzazione di un sogno diplomato aeronautico e in possesso di brevetto di pilota civile PPL ma alle visite mediche lo shock rindondanza valvolare mitralica in pratica niente volo per me era una cosa assolutamente inaspettata dato che avevo in corso di validità la piena idoneità al volo civile rilasciata dalla stessa Aeronautica Militare.
    Comunque quel concorso consentiva di poter partecipare a tutti i ruoli e io nella domanda scaramanticamente avevo scelto tutti i corpi dell’Aeronautica e cosi il mio concorso prosegui anche se oramai per me il sogno era infranto infatti al tema non fui brillante e al tirocinio ancor di meno infatti quel periodo lo passai malissimo e quando la graduatoria non ci rimasi poi cosi male dato che ritenevo la sconfitta peggiore quella delle visite mediche.
    Riprovai in seguito anche il concorso marescialli almeno speravo in qualche incarico tecnico come CTA miliatare o manutentore ma sempre idoneo non vincitore nonostante i titoli di merito tranne il voto del diploma un misero 75 che mi ha precluso anche quella strada.
    VFP1 non se ne parlava perchè se non avevi l’ottimo in terza media nemmeno alle visite ti chiamavano
    cosi ho deciso di entrare in Marina Militare e li sono e vengo tuttora ripagato di tutte le frustrazioni che l’arma azzura mi ha regalato infatti ora sono allievo maresciallo prossimo a prendere il grado.
    Mi spiace che per te la cosa sia stata cosi traumatica!



  • XXXANONIMOXXX 23 set 2010 alle 15:22

    ciao admin anke io ho fatto il concorso e concordo pienamente le tue riflessioni!!!ma mi sanno dire a ke serve tenere la testa alta per ore???ma cosa cambia tenerla normalmente girata?oppure cosa cambia tenere le braccia leggermente staccate dal corpo?cosa cambia se magari si kiede qualcosa ad un cameriere??credo ke non siano cose intollerabili!! a “buttare” 5 anni della vita (tra l’altro credo siano i migliori anni dai 18 ai 24-25 anni) nel senso ke non vedi casa, non vedi amici, stai sempre lì dentro, non conosci divertimento e niente, io preferisco sempre far saltare la testa sui libri e godersi la vita a proprio piacimento e non secondo regole standard come un robot!!!lì dentro sembrano tanti robot telecomandati!!!



  • Salvatore 24 set 2010 alle 15:11

    non voglio essere il tipo che dice o bianco o nero…ovvero è brutto o è bello….ma credo che per certe cose ci vuole una forte forte passione….e se ce l’hai riesci a resistere….ma allo stesso tempo trovo assurde certe regole interne. Io mi sono ritirato dal tirocinio il lunedi mattina perchè ho scoperto che nn era la mia strada…..però non capisco l’utilità di togliere il portafogli e lasciarlo in aula studio, di SMONTARE il cellulare….voglio capire averlo spento ma smontato….poi non avere la possibilità di avvicinarti ad una macchinetta se avevi sete…..perchè?…..Comunque ribadisco che se uno è convinto, non è poi tanto dura, gli scelti fanno il loro lavoro e lo fanno bene….



  • Gianni 26 set 2010 alle 11:57

    Ho letto la tua esperienza e molti commenti. Grazie, e mille volte grazie per averci aperto una finestra sconosciuta a più. Sono un genitore di un ragazzo di 16 anni. Ti dirò che rispetto la tua decisione e i pareri altrui, semplicemente perchè siamo diversi uno dagli altri. Ognuno di noi è un universo unico, con il suo modo di recepire il mondo esterno e di rifletterlo secondo il proprio modo di essere. Molti ti attribuiscono una sconfitta…..sara’ per qualcuno. Per me è la vittoria della tua vita, semplicemente perchè tu non sei gli altri……..
    Grazie.



  • Francesco Ricci 26 set 2010 alle 16:38

    Ciao Gianni,
    ti ringrazio molto per le tue parole.
    Si, ho aperto questa finestra e continuerò a tenerla aperta nonostante le critiche perchè è giusto che si parli di queste cose.
    Sto cercando di raccogliere anche le testimonianze di altri ragazzi ma non è facile in quanto molti si vergognano o si sentono un pò intimoriti, ma farò del mio meglio.



  • Ex Marinaio 29 set 2010 alle 23:28

    Sono un ex marinaio di leva del 7° scaglione 2000. Oggi sono un laureando in psicologia clinica. Ovvio che la leva non aveva nulla a che vedere con l’accademia, però, stiamo parlando, comunque, di un ambiente militare. Dal canto mio posso dire che dieci mesi di servizio militare sono stati una bella esperienza (da rifare)… Non bisogna però escludere che c’era anche gente che piangeva, che voleva tornare a casa. Prima ti riformavano, ti dichiaravano inabile al servizio, ma, tutto sommato se ti facevano idoneo “aviv a fà u bott”; oggi una persona può decidere di andare via quando gli pare e piace. Caro amico, capisco che la tua sia stata un’esperienza negativa ma la vita militare (specialmente quella di carriera) nel periodo dell’addestramento è così. Il lavaggio del cervello te lo devono fare per farti diventare un combattente, un comandante. Considera che quando vai a destinazione la vita cambia e le regole vengono chiuse nel cassetto. Io ho potuto conoscere tra marinai, sottufficiali e ufficiali, persone eccezionali (pensa che andavo a mangiare e a giocare a calcio con i miei superiori e con gli ufficiali di complemento ci si dava del “tu”). Il nonnismo è abuso, prevaricazione… le regole di una scuola militare sono un’altra cosa: servono a formarti per il tuo lavoro!!! Lo stato ti paga per non aver paura, per uccidere il nemico… e anche per morire. (Tu pensa che io con il grado di comune di 1° classe prendevo 200000 lire al mese)



  • Ex Marinaio 29 set 2010 alle 23:54

    Aggiungo qualcosina. La questione della barba è la seguente: diceva il mio comandante di battaglione a Maricentro Taranto che, alla pari del vestiario, essa fa parte dell’uniforme e, l’uniforme non è la divisa (come per i vigili urbani e i camerieri del Mc Donald’s). Il fatto di stare bene sull’attenti è fondamentale per le marce, per gli inquadramenti, per la ritualistica militare ma ti assicuro che dopo il corso ognuno si mette sull’attenti come vuole. Tra l’altro io ero stato destinato prima a bordo di una bellissima nave e poi andai in una caserma dove non esistevano barbe fatte, berretti e vestiario in ordine (a cominciare dal nostro ufficiale responsabile).



  • Militare serio 01 ott 2010 alle 11:54

    Ex marinaio, ma tu stai fuori!!
    Uccidere il nemico? Paura di non morire? Ma vatti a curare. La vita militare non è questa e chi ti parla è un militare che ne ha fatto di gavetta, di scuole di formazione e ti dico che molti anni fa nei reparti di istruzione, c’era rigidità ma molta anche umanità.
    L’impronta del reparto la danno i superiori e nel caso raccontato nutro forti dubbi sulla personalità di queste persone. Non è così che si difende una Nazione. Non vorrei essere uno dei tuoi pazienti, sempre che tu ne abbia.
    Buona fortuna.



  • Ex Marinaio 01 ott 2010 alle 23:47

    Oh bello, io sto utilizzando un linguaggio simbolico, metaforico!!! E non sto offendendo nessuno (a differenza tua)!!! Tanto per cominciare, poi, pazienti non ne ho poichè non sono ancora laureato, nè tantomeno abilitato. Per giunta ho anche parlato bene della mia esperienza e ho detto quella che era la realtà del servizio di leva: c’era chi si rimboccava le maniche e si faceva i suoi benedetti 10 mesi e chi andava a finire in neuropsichiatria a Marispedal e veniva riformato. L’umanità c’era, e lo confermo, anche al CAR. Ripeto anche che il servizio di leva rispetto alle scuole di formazione era una passeggiata di salute. Certo nemmeno io farei il militare di carriera per la rigidità della disciplina militare… se dovessi rifare l’esperienza, rifarei i miei 10 mesi di cazzeggio in segreteria, con la licenza fissa del fine settimana, senza missioni e senza niente. Tutto sommato, incoraggiare la gente a non arruolarsi non è una cosa buona: se decidi di servire nelle forze armate accetti il “bello” (lo stipendio fisso, i milioni delle missioni di… pace…, il fascino dell’uniforme, ecc.) e il “brutto” (l’addestramento, i rischi delle missioni di… pace…, i turni di guardia, il posto di lavaggio, ecc.). E’ un contesto che va preso per quello che è!!!



  • G.Rossini 12 ott 2010 alle 00:29

    Ahimé, tutto vero quel che qui c’è scritto.
    Un saluto: hai tutta la mia comprensione e solidarietà.



  • Alessio 14 ott 2010 alle 12:36

    Molte volte ho reputato incomprensibili i canoni richiesti dall’Aeronautica Militare, ed ora ringrazio te che sei riuscito a denunciare la tua esperienza.
    Non sei un debole, sei solo una persona che per realizzare il suo sogno non è sceso a compromessi con ciò che limitava i suoi spazi vitali, la sua libertà!
    Parlate di sacrifici, ma meglio non saprei definirvi che invertebrati se andate contro il vostro “ESSERE”!

    La rigidità che pretendono la capisco, ma ha un limite, e questo, ad esempio, viene sorpassato quando non sei in grado di esprimere la tua gratitudine nei confronti di un dipendente che lavora alla mensa.

    Addestrano, come macchine, ma non capiscono che prima di tutto il militare deve avere un gran cuore.

    Ti mettono sotto stress, e se non sei un ragazzo caratterialmente ben formato riescono a farti il lavaggio del cervello.



  • Alessandro 14 ott 2010 alle 12:50

    Molte volte ho reputato incomprensibili i canoni richiesti dall’Aeronautica Militare, ed ora ringrazio te che sei riuscito a denunciare la tua esperienza.
    Non sei un debole, sei solo una persona che per realizzare il suo sogno non è sceso a compromessi con ciò che limitava i suoi spazi vitali, la sua libertà!
    Parlate di sacrifici, ma meglio non saprei definirvi che invertebrati se andate contro il vostro “ESSERE”!

    La rigidità che pretendono la capisco, ma ha un limite, e questo, ad esempio, viene sorpassato quando non sei in grado di esprimere la tua gratitudine nei confronti di un dipendente che lavora alla mensa.

    Addestrano, come macchine, ma non capiscono che prima di tutto il militare deve avere un gran cuore.

    Ti mettono sotto stress, e se non sei un ragazzo caratterialmente ben formato riescono a farti facilmente il lavaggio del cervello.

    Ci sono persone che, come te, hanno rinunciato al proprio sogno per non sottomettere il proprio “essere”.
    Ci sono persone che hanno resistito, piegandosi più volte pur di raggiungere il proprio sogno.
    Ci sono persone, la maggior parte, che si abbandonano al lavaggio del cervello, che mettono da parte se stessi e si dedicano interamente ed intensamente a questa formazione.

    Ricordate, voi ultimi, che loro prendono ciò che vogliono da voi, vi uniformano, vi imbambolano, vi limitano nella libera espressione e limitano il vostro pensiero.
    Avete mai tempo per pensare od il modo di poter fare presente le vostre opinioni?
    No, loro vi impongono ignorantemente (perché senza un semplicissimo dialogo) le loro convinzioni.

    QUESTO è SBAGLIATO!



  • sten generico bis 15 ott 2010 alle 18:41

    Ciao alessandro!
    ti scrivo perchè temo che tu abbia commesso un grosso errore di valutazione, e temo che sia dovuto al fatto che tu abbia scritto mosso da quelle che sono le tue impressioni ed idee personali e non in virtù di una reale conoscenza dell’Accademia Aeronautica o dell’Aeronautica in generale! da come scrivi lasci intendere che gran parte del personale A.M. sono generazioni e generazioni di povere persone deboli che si sono fatte manipolare da gente spietata che vedendo in loro ragazzi “caratterialmente NON ben formati” ne hanno approfittato per limitare la “loro libertà d’espressione” e il “loro pensiero” e “prendere ciò che loro vogliono”! ODDIO CHE FANTASIA RAGAZZO!!!!
    Se si ha tempo per pensare??……..ti assicuro che ne hai molto di più di quanto tu possa immaginare, semplicemente non lo fai come lo faresti a casa buttato a pancia all’aria sul divano magari con una birra in mano…..tutto qua!
    E’ SBAGLIATO ciò che fai tu: giudichi (perchè è questo che hai fatto) senza sapere di cosa parli!



  • Camilla 27 ott 2010 alle 10:31

    Ciao, ho letto con molto interesse la tua esperienza!!!Sono intenzionata a fare il concorso in Aeronautica per il prossimo anno accademico, ma volevo avere un chiarimento: nei primi 3 mesi di corso, quelli che precedono il giuramento, da settembre a dicembre, è vero che non si puù proprio uscire? Nel senso: ti tengon chiusi li dentro per 3 mesi, senza farti uscire neanche una volta? Te lo chiedo perchè sono un pò preoccupata per il mio ragazzo…mi dovrò rassegnare a non poterlo vedere per un bel pò? Grazie!!!



  • Francesco Ricci 27 ott 2010 alle 20:18

    Ciao,
    lascio che rispondino quelli del 3° corso AUFP così potranno dirti quante volte sono usciti, ma puoi immaginare la risposta.



  • Camilla 28 ott 2010 alle 08:24

    Nessuna…mio Dio però…così è come essere in ostaggio!!! :(



  • Kaiser Kirsch 31 ott 2010 alle 11:31

    E’ di tutta evidenza che stiamo quì affrontando il problema della selezione, preparazione e addestramento alla particolare professione militare. La stragrande maggioranza delle professioni “civili” non opera in condizioni fisiche e psicologiche “ai margini” ma i militari in teatro di operazione, sì.
    Domanda: Occorre una particolare selezione, preparazione e addestramento per operare adeguatamente in condizioni marginali?
    Di certo sì, per evitare crollo fisico, autodolenza, panico, scoraggiamento, scoramento, soggezione alla paura, perdita di autocontrollo in zona operativa, con pericolo per sé, per gli altri e per la missione.
    Una volta concordato sul fatto che selezione, preparazione e addestramento specifici occorrono, la questione che si pone è quale sia il modo efficiente e adeguato per selezionare, preparare e addestrare i militari.

    Quì vengo al punto specifico dell’Accademia e di quanto raccontato. Mi pare evidente che rendere la vita difficile con una miriade di doveri, obblighi, limiti etc sia stato un metodo di iniziale selezione e scrematura. Chi non se l’è sentita di sottostare o sopportare queste non impossibili limitazioni ha deciso di andarsene.
    D’altra parte, sarebbero questi individui stati in grado di sopportare situazioni operative marginali (perdere compagni, operare a 42 gradi all’ombra, in tempeste di sabbia, con lo stress di saltare su una mina, sopportare disagi fisici, ferite, mancanza di sonno, dubbi sulla liceità della guerra etc.)? Se tanto mi dà tanto, mooooolto probabilmente no. Allora è bene che siano andati via.

    Ultima considerazione. Dopo la selezione, comincia la preparazione e l’addestramento che è un processo che non ha mai fine e termina solo con la messa in congedo o la pensione del militare. Neanche la selezione finisce mai e come un carciofo si viene progressivamente sfogliati a confronto con situazioni a marginalità sempre crescenti, anche se diverse. Un saluto a tutti.
    P.S. Per informazione. A mensa vi è inizialmente la proibizione di parlare con i camerieri civili per evitare che questi possano essere rimproverati o criticati o comandati o impropriamente apostrofati da qualche allievo. Il riferimento a classismo è francamente risibile. E’ esattamente il contrario. Saluti di nuovo.



  • Francesco Ricci 31 ott 2010 alle 11:51

    Ribadisco per l’ennesima volta che, io in quanto Ingegnere Informatico ho fatto il concorso per un ruolo tecnico/logistico.
    Sarei stato per 3 anni dietro una scrivania e non in guerra, inoltre nessuno va in accademia e viene addestrato per la guerra.
    Prima di partire in missione si fanno ben altri corsi ed addestramenti, quindi basta con queste baggianate per piacere!

    Ok, hai ragione chi non resiste può andare via, ma mi spieghi allora perchè a me questo non è stato permesso e sono dovuto rimanere per oltre un giorno in quella stanza?



  • Kaiser Kirsch 31 ott 2010 alle 12:15

    In Accademia Aeronautica i corsi regolari sono di proposito composti inserendo nello stesso corso Piloti, Ingegneri (anche informatici), Operatori di Sistemi e anche Avvocati perchè questa amalgama di persone delle più diverse professioni è risultata un’esperienza vincente dal 1962. E tutti sono sottoposti alle stesse regole e disciplina.
    Solo i Piloti vanno in guerra e i tecnici stanno dietro una scrivania? E’ un’idea che nulla ha a che vedere con la realtà. Quando un reparto si rischiera in proiezione esterna in ambiente operativo reale oltre ai piloti partono tutti (anzi pre-partono), tecnici, logistici, informatici, medici etc. E se sei il responsabile di un sistema informatico rischierato, con magari oltre 40 all’ombra, con i condizionatori che non reggono, con il sistema che va in crash continuo, con i velivoli che devono volare e ne hanno bisogno e magari sei sotto pericolo di attentato etc, credo che occorra molta determinazione, forza fisica e morale, capacità di non farsi prendere dallo scoramento etc.

    Avere in mente di stare 3 anni dietro una scrivania a fare l’informatico raccomanderebbe di andare a mirare ad altre organizzazioni, per esempio il catasto o l’INPS. Saluti



  • Francesco Ricci 31 ott 2010 alle 12:18

    Ti consiglio di guardare meno film.



  • vega57 01 nov 2010 alle 16:37

    Oggi sono un pensionato ex pilota.
    Non critico le tue scelte! Quando ero in Accademia spesso (come la maggior parte dei compagni di corso) ho criticato le “stupidaggini” e qualche “abuso” e per questo sono stato abbondantemente punito.
    Un giorno sì ed uno no ho pensato di lasciare, ma “volevo” volare ed ho stretto i denti.
    Oggi dopo trenta anni spesi in A.M. sono ben soddisfatto di aver resistito ed ho compreso che tutte le “angherie” che ho subito in Accademia (qualcuna anche in seguito) mi sono servite (come a tanti altri colleghi) quantomeno ad essere ancora vivo!!



  • Raffaele 03 nov 2010 alle 16:28

    penso che l’aeronautica sia qualcosa di veramente fantastico…non importa quanto tempo ci vorrà e quanti sforzi dovrò fare ma diventerò pilota!!! secondo me chi vuole entrare in accademia per volere di qualcuno e non crede veramente in quello che fa allora non andrà avanti…la prima cosa è crederci….cioè ragazzi sono 5 anni durissimi ma dopo “toccherete il cielo con le mani” e scusate se lo dico ma guadagnerete il pane per tutta la vostra vita!!!!!!!! io credo che alzarsi alla 6.30 e avere 10 min per prepararsi la mattina sia uno sforzo che chi un giorno vuole diventare pilota NE VALE DAVVERO LA PENA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!



  • Francesco Ricci 12 nov 2010 alle 11:37

    Ne riparleremo quando (e sopratutto se) entrerai in accademia…



  • Flyer 01 dic 2010 alle 18:39

    Caro Francesco,
    già da un paio d’anni mio figlio mi aveva espresso l’intenzione di partecipare al concorso per piloti presso l’Accademia Aeronautica e stavo navigando su internet per verificare se il bando di concorso fosse già disponibile on-line quando mi sono imbattuto nel tuo racconto…
    Secondo me hai fatto bene a lasciare e sono più che convinto che la tua è statala scelta giusta. Nessuno potrà mai biasimarti per aver compreso subito che quella non era la tua strada e che le tue potenzialità potranno trovare piena realizzazione in altri ambienti. Del resto non siamo, per fortuna, tutti uguali; non abbiamo tutti lo stesso modo di approcciare la vita e le scelte che essa ci propone o ci impone, né lo stesso punto di vista su quello che osserviamo e origina le decisioni che prendiamo, a volte molto difficili.
    Tuttavia, consentimi di dissentire da alcune valutazioni che hai formulato riguardo all’utilità della tipologia di vita che per poche ore hai vissuto in prima persona. Ti parlo per esperienza vissuta, per aver cominciato la mia avventura in Aeronautica nello stesso posto e con le stesse modalità che tu stesso hai sperimentato sulla tua pelle; una meravigliosa ed indescrivibile avventura che dura da più di 30 anni e per la quale devo solo dire grazie allo Stato Italiano e, in particolare, all’AM.
    La mia, come quella di tutti i miei colleghi che hanno fatto lo stesso percorso, è stata una sfida avvincente, dura ma piena di soddisfazioni, irraggiungibili per la maggior parte degli uomini. Cosa si prova a manovrare un caccia ad alte prestazioni durante una sessione d’addestramento al combattimento o a sganciare l’armamento d’esercitazione sull’obiettivo volando di notte, a meno di 200 metri dal suolo e a 480 nodi? Semplicemente non si può spiegare.
    Poi arriva il momento di fare sul serio, di mettere in pratica tutto l’addestramento ricevuto, costato non poco alle tasche dei contribuenti, e nel gennaio del 91 quel momento arriva anche per me. Stavolta devi fare i conti con la tua moralità ma anche con la tua etica professionale e solo facendo appello alla tua preparazione interiore e professionale riesci a montare sul tuo caccia e a fare il tuo mestiere. Credimi, non è stato facile, ma nessuno ha detto che il nostro è un mestiere facile. Quando si vola in ambiente ostile non c’e’ troppo tempo per pensare, devi solo agire; mentre la mente processa una miriadi di dati e li valuta istante per istante, le mani eseguono i comandi quasi in modo automatico e lo stress aumenta in maniera inversamente proporzionale alla distanza dal target… Cosa c’entra tutto questo con il rifarsi il “cubo” la sera dopo essersi fatto un’ora di “sinistr-riga”? Be’, c’entra eccome, nella misura in cui l’individuo è sottoposto ad una pressione intensissima e continuativa, che mette alla prova le sue capacità di sopportarne il peso, di reagire alla situazione di stress e di portare, comunque, a compimento il suo lavoro.
    Mi rendo conto che il parallelismo può apparire, come dire, un po’ distante dalla realtà da te vissuta in quelle poche ore trascorse a Pozzuoli, ma non c’è alcun dubbio che se si vuole che la pianticella venga su dritta è necessario fissarla ad una asticella da subito. Gli Allievi Ufficiali dell’Accademia Aeronautica non fanno una vita facile e per i “Pingui” quasi impossibile nei primi 3 mesi, ma fa parte della formazione, che di certo non è stata inventata dall’oggi al domani, ma è frutto di studio e verifiche per ottenere, non un automa, ma un uomo o una donna in grado di operare ai massimi livelli nelle peggiori condizioni di stress psico-fisico.
    Non tutti sono disposti a sopportare questo tipo di formazione, dura e rigorosa, e non c’è proprio nulla di male, né di umiliante a scegliere un’altra strada
    Come si fa a vincere la sfida? Estrema volontà e infinita passione; il premio è il lavoro più bello del mondo: volare.
    Eppoi la sofferenza in Accademia si dimentica abbastanza presto… rimane il ricordo di aver patito non poco, ma su tutte le vicende condivise con i colleghi di corso, belle o brutte, ci si riderà sopra anche a distanza di anni, quando ci si ritroverà per una pizza o una bevuta tutti assieme.
    In ogni caso, Francesco, il mio più grande “bocca al lupo” per il tuo futuro!



  • Fly 02 dic 2010 alle 21:45

    Bhe io ci sono in quella accademia e come vedi ho anche la possibilità di commentare questa tua diffamazione, se non c’è l’hai fatta ricorda e solo perchè non ci credevi davvero e non perchè sei un debole ma perchè non avevi gli strumenti per andare avanti questo è il 3 anno qui a pozzuoli e per quanto dura sia non l’ho mai trovata così difficoltosa come te, solo perchè io voglio davvero quello che sto realizzando…



  • TizK Adler 02 dic 2010 alle 22:08

    Ciao
    Ho letto la tua esperienza , anche io come te aspiro ad entrare nell’Accademia Aeronautica e spero con tutto il cuore di riuscirvi . Io questo settembre come molti altre persone , desiderose o curiose di intraprendere la vita militare , ho partecipato alle 3 settimane nelle FF.AA la mini-naja e lì anche se con toni smorzati ci facevano fare alcune cose che hanno fatto fare a te . Da quel che ho capito l’Accademia Aeronautica è quella in cui la disciplina rispetto a quelle di Modena ma soprattutto di Livorno è meno dura e , come un ufficiale degli alpini mi ha detto , si predilige lo studio rispetto a questa . Non so se da voi se qualcuno sbagliava oltre a togliere minuti di ricreazione o fare gii di corsa vi facevano fare piegamenti sulle braccia come hanno fatto fare a me o se l’errore di uno comportava la punizione collettiva .Tu hai detto che la mattina dovevate farvi la barba pelo e contropelo e che un giorno al luce del vostro bagno non funzionava , noi allora avevamo una turca come bagno in comune con la camerata e due rotoli di carta igienica per ciascun commilitone , scommetto che tu avevi il wc normale . Ecco voglio dirti solo questo , rispetto la tua scelta , scommetto che ti sentivi soffocare e che l’idea che ti eri fatto sull’Arma Azzurra non era più quella , spero che non capiti a me quello che è successo a te ma forse dopo l’esperienza che ho fatto saprò resistere di più alle difficoltà chela vita militare mi pone di fronte. ti Auguro lo stesso di raggiungere i tuoi nuovi obiettivi
    Mandi



  • Francesco Ricci 02 dic 2010 alle 23:58

    X Fly:
    Peccato che il tuo messaggio non arriva dall’interno dell’accademia ma da un’ADSL vodafone…
    Ti consiglio vivamente di andare a leggere sul vocabolario il significato di “diffamazione”…



  • caporal mag. raffaele .. 05 dic 2010 alle 12:02

    Francesco. so che è dura in accademia, ma ci sono delle situazioni reali come l’Afghanistan,in cui mi sono trovato, e non parlo solo di stress, che non auguro a nessuno. Fare la tua esperienza non dico che è una passeggiata ma è solo un allenamento.Che fidati ti potrà ritornare utile in altri contesti… in bocca al lupo a te e chi ora è ancora in accademia!!….



  • Francesco 05 dic 2010 alle 19:05

    Ciao,
    ho 20 anni, sto pensando di fare domanda nell’accademia dell’AM ma dopo la tua storia mi sono sorte tante perplessità, in quanto nella mia vita non sono mai stato umiliato da nessuno, questa esperienza la vedo come un umiliazione, d’altro canto è l’unica via per una formazione professionale in modo che in missione, in qualsiasi situazione tu possa fronteggiarla al meglio. Sono indeciso su cosa fare!



  • solidale 14 dic 2010 alle 20:02

    Ciao Francesco,
    quanto hai scritto mi ha fatto rivivere la mia breve permanenza nell’accademia della Guardia di Finanza, terminata poco meno di un mese fa. La tua esperienza militare, le incomprensioni che hai dovuto affrontare per la tua scelta, le critiche che leggo in alcuni commenti, la difesa di quel sistema formativo che leggo in altri: è tutto uguale a quello che ho vissuto e che ancora sto vivendo io.

    Quando decisi di partecipare al concorso avevo un’idea completamente distorta dell’accademia. Credevo che la formazione militare avvenisse in un clima severo ma non di terrore generalizzato, che la disciplina mirasse a rendere gli allievi responsabili ma non privi di ogni libero arbitrio, che i ritmi fossero serrati ma non concepiti per rendere le operazioni giornaliere estremamente difficoltose (ed in alcuni casi resi appositamente impossibili per fare in modo che l’allievo venga punito), che le punizioni fossero commissurate alle mancanze e non irragionevolmente sproporzionate, che non fossero degradanti fino all’umiliazione.

    Quando gli ho comunicato la decisione di lasciare il corso il Capitano mi ha detto: “L’uomo è come un animale, va addestrato”.

    No, non fa per me.

    Auguro a te come a me stesso un futuro che non ci faccia rimpiangere la nostra scelta.



  • Francesco Ricci 14 dic 2010 alle 20:39

    Ciao solidale,
    grazie per aver portato la tua esperienza!

    Non ti preoccupare, non rimpiangeremo per niente questa scelta.

    Ad maiora!



  • Andrea 14 dic 2010 alle 21:03

    ciao…. io ho intenzione di fare domanda per l’accademia aeronautica
    leggendo quello ke hai scritto, ke sia vero o no, si capisce ke la vita in accademia è molto difficile ma se no lo sai l’aeronautica militare italiana è la migliore al mondo, il corso è difficile ma se lo superi diventi uno dei poki al mondo a essere li

    Niente sacrificio niente vittoria!!!!!!!!!!!!!!!!!!!



  • Francesco Ricci 14 dic 2010 alle 21:08

    Tu si che sei FORTE!!!
    Ahhahahahah torna tra qualche mese e facci sapere come è andata



  • Euro Rossi 20 dic 2010 alle 18:21

    Sono entrato in Accademia nel 1970 e dopo 37 anni di servizio come ufficiale e pilota militare ho lasciato il servizio attivo (in particolare per rimanere in tema ho fatto anche l’ufficiale di inquadramento e l’isegnate in Hdemia e ho 2000 ore come istruttore di volo ed esaminatore). Sto scrivendo un libro sulla vita dell’allievo in Accademia Aeronautica avendo trovato le lettere che scrissi ai miei cari e nelle quali raccontavo per filo e per segno quello che accadeva li dentro. Ne da notizia il sito http://www.avia-it.com nelle recensioni della rassegna stampa (recensione del libro: Il quarantennale del Corso Leone 3° 1970-2010). Dal 1970 ad oggi le cose sono sicuramente cambiate e per conoscere se in bene o in peggio non basta che leggere il testo che sto scrivendo il cui titolo sarà: Un allievo racconta. Lettere dall’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Ho scritto altri libri e per saperne di più basta andare nel sito: http://www.heraldeditore .it dove si trova anche il mio curricculum vitae. Chiedo a colui che ha raccontato la sua esperienza e a coloro che hanno risposto di farmi sapere se posso menzionare il sito e riportare alcuni delle risposte. Inviare la mail a:euro.rossi51@yahoo.it.
    Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti
    Euro Rossi



  • Francesco Ricci 20 dic 2010 alle 18:34

    Salve Sign. Rossi,
    la ringrazio di essersi interessato alla mia storia.
    Può tranquillamente pubblicare la mia storia.

    Le porgo i più cordiali saluti



  • MAURIZIO 25 dic 2010 alle 20:44

    sono Maurizio Mantovani classe 1946 ed ex del corso DRAGO 3° che entrò in Accademia a Pozzuoli nel Settembre 1965 con a capocorso Vincenzo Camporini oggi nostro CSM della difesa ed al quale rivolgo un cordiale saluto ed i complimenti per la sua strepitosa carriera.

    Tornando a noi, per quanto riguarda la vita in accademia, mi sono veramente emozionato nel ripercorrere gli istanti delle intensissime giornate dei primi tre mesi e, pur essendo tra coloro che hanno poi lasciato (nel mio caso dopo il brevetto sul Macchi 326) sono sempre rimasto convinto che tutto quell”inferno” che hai descritto altro non era ,ed e’ tutt’ora, l’unico modo di mettere alla prova la saldezza di nervi di un individuo che sicuramente dovra’ affrontare situazioni fuori dal normale oserei dire disperate con la responsabilita’ reale della propria e dell’altrui incolumita’.

    Ti garantisco che dopo qualche anno di vita civile e con le problematiche derivanti da una attivita’ tecnico-commerciale in proprio, moltissime volte mi sono pentito di avere lasciato l’AM nella quale avrei potuto coltivare sia la passione per il volo sia percorrere una carriera si di sacrifici anche familiari ma appagante ed importante non solo per se stessi.

    Anni fa lessi di miei compagni di corso che persero la vita in volo soprattutto pilotando quel missile con le ali che era l’ F 104 STARFIGHTER, ed uno di questi , i Cap. LANZO Leonardo,
    mi ricordavano gli ex compagni di corso, andava sempre dicendo …paga bassa ma passione alta… ecco forse a te come al sottoscritto è venuta meno la passione che è il fondamento che porta a fare bene, a tenere duro, a portere a termine e realizzare i propri progetti affrontando e superando tutti gli ostacoli che si presentano durante il cammino della vita.
    Scusami se magari ti sembro retorico ma, credimi, ti ripeto che lo stress cui vengono sottoposti i futuri ufficiali delle ns forze armate è l’unico metodo per misurare la passione con cui l’allievo affrontera’ una vita veramente speciale per uomini responsabili,tenaci,veri.
    In bocca al lupo !



  • hikari 26 dic 2010 alle 12:53

    O.O mamma mia…io frequento la scuola militare aeronautica giulio douhet…cioè noi facciamo molto di peggio!!!!!!!!!! moooooolto di peggio!!! insomma, è la vita militare, mica una vacanza!!!! è normale che succedano certe cose!!!! da queste scuole e accademie devono uscire militari!!! anche nel mio corso molti hanno abbandonato, è normale che magari la vita non piaccia o sembri troppo dura, ma addirittura dire che è una vita orre nda no! durissima si, pienma di sacrifici, di impedimenti, si, assolutamente!!! ma ne vale la pena!!! quindi io accetto le tue idee, anche perchè ripeto molti miei colleghi hanno lasciato dopo la prima settimana, ma non si può arrivare a generalizzare così!! non è un attacco a te, anzi, ti auguro di raggiungere i tuoi nuovi obbiettivi, ma l’accademia militare è per chi ha la tempera giusta e il coraggio e la forza di volontà di cui forse eri privo… buon natale efelice anno nuovo!
    e VIVA LA’ERONAUTICA MILITARE PER SEMPRE!!!!!!!!!



  • Francesco Ricci 27 dic 2010 alle 10:01

    Non è assolutamente la vita militare quella, è solo una grande balla che ti hanno stampato in testa per giustificare tutto questo.
    Hai mai letto un manuale di comportamento militare? Ti risulta che la posizione dell’attenti sia quella? Ti risultano anche tutte quante quelle altre cose?



  • d'alex 27 dic 2010 alle 11:43

    ho fatto, oramai anni ed anni fà, il concorso 101 AUPC, premetto che ho tentato anche con il 100, sono stato scartato, mi sono fatto operare ed il 101 l’ho vinto e dopo pochi giorni….. ho lasciato…..
    premetto che quello che ho letto qui accadeva anche nel 1987, ritengo come molti hanno scritto che sia un modo di farti venire fuori, per studiarti, a me questo metodo non dispiaceva, mi dava motivo in più per andare avanti, mi invogliava a migliorare, a lottare, quando andavo a dormire mi sentivo stanco ma lucido in pace con me stesso e riposavo bene!
    allora mi chiederete….. perchè hai lasciato?
    per la allora mia ragazza…….
    che errore signori!
    ho lasciato una vita ed una carriera a cui credevo ma forse….. l’età e il potere pensare di fare soffrire lei, dopo pochi mesi mi ha lasciato…..
    conclusione: ho sofferto e soffro ancora oggi per quello che ho perso, l’AERONAUTICA!
    tutto ciò che ho passato al tirocinio e quei pochi giorni vissuti in Accademia oggi li rimpiango, nella prossima vita stringerò i denti ma non commetterò più un simile errore.
    Saluto tutti!!!!!



  • Rostro 3° 29 dic 2010 alle 20:54

    Ciao Francesco,
    io ho frequentato l’accademia come pilota del corso rostro 3°. Ho letto il tuo racconto e mi sono tornate in mente scene che avevo praticamente dimenticato, e sai perchè? Perchè quello che c’è dopo non è “l’accademia” (tranne qualche posto particolare…) ma un tipo di vita che non è molto diverso da quello che trovi da altre parti. Io ormai ricordo gli aspetti positivi, ovvero la grande amicizia maturata in quel periodo. Il resto è “esperienza” che mi ha aiutato a maturare e ad affrontare le situazioni difficili che prima o poi devi fronteggiare. Magari la vita e la carriera che tutti si aspettano non è quella “sognata” in aacademia, ma è un rischio che bisogna correre. In bocca al lupo per il tuo futuro.
    Ciao



  • ruben mirilli 05 gen 2011 alle 15:13

    voglio entrare in accademia aeronautica, vorrei fare il pilota!!!!! e un sogno! ma voglio capire se c’è ancora questo nonnismo di cui si sente parlare!!!!! e vorrei sapere su come mi devo preparare per poter entrare!!! ho 17 anni! facccio il 4° aeronautico di brindisi! grazie anticipatamente



  • aquila affettuosa 07 gen 2011 alle 19:27

    Ciao Francesco,
    l’anno scorso ho letto ciò che avevi scritto sulla tua esperienza in AM e poi ho letto tutti i commenti che ti avevano lasciato ..quella volta non ti ho voluto lasciare alcun commento ma oggi ritengo opportuno scrivere alcune righe.. senza dubbio la vita in AM nn è semplice soprattutto il primo anno in cui cercano di farti cadere in tutti i modi per farti crescere … purtroppo non tutti riescono a sopportare una vita piena di sacrifici e di sopportazioni… cmq. io non voglio giudicarti perchè non avendo ancora fatto questo tipo di esperienza non ritengo sia il caso…
    Cmq. volevo dirti che mio fratello ha frequentato l’ACCADEMIA NAVALE molti anni fa e ora lavora !!! Mi racconta che la vita era difficile e che molti non riuscivano ad andare avanti .. poi dopo il suo giuramento e dopo la sua laurea mi disse una frase che era scritta su una cosa che gli avevano consegnato ” NON CHI COMINCIA MA QUEL CHE PERSEVERA ” …Credo che queste ultime parole facciano riflettere …
    Io non vedo l’ora che esca il bando per il corso Rostro IV dell’AM .. Ci vogliono ancora due anni e già da un pò mi impegno per il concorso …E’ difficile ma se passerò … fra tre annetti ti lascerò un altro commento raccontandoti la mia esperienza ..
    Ps : comunque grazie per aver descritto la tua esperienza .. mi hai motivato ancora di più …



  • Francesco Ricci 07 gen 2011 alle 19:49

    Il diritto di critica, senza mai eccedere nelle offese gratuite, è una bella cosa ed è per altro garantito dalla nostra costituzione.
    Non ci vedo quindi nulla di male…



  • Anonimo 08 gen 2011 alle 00:21

    Buonasera, non scrivo per criticare quello che ha scritto o per polemizzare con quello che lei ha provato o sentito in quei pochi giorni di permanenza a Pozzuoli. Credo che semplicemente il suo sia stato un percorso, un percorso di vita che comunque le ha lasciato qualcosa, ha avuto la forza di reagire, rendendosi conto che quella vita non faceva per lei e , soprattutto avendo il coraggio di mollare.. Per questo non posso che stimarla.
    non accetto invece che lei scriva in quel modo sulle esperienze che ha provato, criticando tra le righe le persone che ha incontrato e il modo in cui le venivano insegnate le cose. Non le condivide, non le voleva vivere ed ha fatto a meno di proseguire in una vita che probabilmente le sarebbe stata stretta. E le parlo per fresca cognizione di causa, arrivederci



  • francesco week 08 gen 2011 alle 02:40

    scusate, io seguendo con molto intaresse ho comunque fatto confusione viste le molte esperienze narrate, positive e negative. tra 2 anni proverò a entrare in accademia, ci tengo molto. ma tengo in modo particolare alla famiglia e alla morosa, e alle amicizie, e a MIO FRATELLO GIEMELLO ammalato gravemente, che a quanto pare ….non potrò sentire per circa 90 giorni dall’inizio del corso giusto? o andare a trovare in ospedale nel cado abbia una delle sue ricadute dovute ai cicli di kemio e radio terapia…sbaglio? CHIEDO GENTILMENTE A TUTTI QUELLI CHE NE SANNO PIU DI ME DI FARMI SAPEPRE GENTILMENTE!!!!!!!!!!!!!! in poche parole…posso tornare a padova per trovarlo ogni ntanto nel corso dell’anno accademico? o queste regole ferree valgono solo per l’immatricolazione dei cadetti?



  • Giovanni 16 gen 2011 alle 14:51

    Mi dispiace per la tua esperienza. Io, che frequento un liceo scientifico, avevo pensato che quella dell’aeronautica militare a pozzuoli potesse essere una delle strade da prendere in considerazione per il mio futuro. Immaginavo che sarebbe stata dura, soprattutto all’inizio, ma non fino a questo punto! Il tuo racconto mia ha turbato…come hai detto tu, è peggio del carcere.



  • Salvatore 19 gen 2011 alle 21:52

    Beh innanzi tutto il sito potrebbe essere organizzato come una specie di forum(serio) dove chi ha fatto esperienze del genere può esporle mediandole attraverso il proprio punto di vista.Ci sono molti ragazzi che si interessano o che ambiscono alla vita militare,quindi penso che una moltitudine di opinioni a riguardo serva in primo luogo a fare chiarezza,ad informare e ad offrire un proprio punto di vista.Premetto che il commento sei un’offesa per…sia troppo veemente e fuori luogo.
    Anzi penso che la tua opinione così esposta sia costruttiva,mostra l’altra faccia della medaglia…
    Per quanto riguarda il “non hai le pal**” penso sia del tutto inappropriato…
    Da quel che so su 6000 candidati annui prendono circa 80 persone(ho calcolato la percentuale di successo di ciascun candidato che si aggira attorno all’ 1,3%),quindi la selezione e il concorso sono molto ardui.
    Secondo me superare suddetto concorso non significa fare parte di un elite come riportato in qualche commento(anche se nel pragmatico è così)ma motivo di soddisfazione e orgoglio personale.
    Il fatto che tu abbia voluto rinunciare non per forza deve connotarti come una persona che non è in grado di portare a termine i propri progetti;puoi considerarla un’esperienza sicuramente costruttiva e quando ripensi ai tuoi colleghi puoi benissimo pensare:”Beh io non ho nulla da invidiare a loro.”
    Spero tu non abbia rimorsi,anche perchè penso che per essere una persona onesta e un buon cittadino non sia necessario indossare una divisa.
    Sicuramente mi trovassi in una situazione dove non posso nemmeno ringraziare per una cortesia,beh sai quante discussioni avrei con gli ufficiali di inquadramento….
    Per me sarebbe tutta una punizione,insomma l’indossare una divisa non mi prescinde dalla mia persona….
    Anche io sarei interessato ad un futuro in aeronautica,quindi ti volevo chiedere un piccolo favore:se potevi descrivermi abbastanza dettagliatamente la tua esperienza durante il concorso,cosa hai dovuto fare ecc… e come ti sei preparato adeguatamente per prepararti
    dam_bro@hotmail.it Spero di aver spezzato una lancia in tuo favore =P



  • Francesco Ricci 19 gen 2011 alle 22:10

    Grazie mille,
    per fortuna ogni tanto questo sito viene visitato anche da persone razionali!



  • IdC 20 gen 2011 alle 19:20

    Ciao Francesco,
    ho letto attentamente il testo e ti ringrazio per la piccola autobiografia che oltre ad essere illuminante è anche un ottimo punto e/o partenza per poter riflettere su ciò che le accademie militari ( e non solo ) sono oltre che ad istituti d’insegnamento di primo ed ottimo livello, anche se il primo commento lasciato al tuo scritto mostra palesemente che talvolta questo obiettivo è presente nella forma ma non nella sostanza. Non ti reputo uno senza palle, nella tua scelta hai invece mostrato coraggio e determinazione, intelligenza nel dire ” non ci sto ” e nel capire che probabilmente questa tanto amata carriera che volevi intraprendere, in fondo, non era poi così come te la immaginavi. Devo dire che purtroppo le Accademie Militari sono ancora dei luoghi in cui permangono alcuni “valori” anacronistici , ciò dato dal fatto che l’intero sistema militare si basa su gerarchie dominanti su altre gerarchie, se non fosse così cadrebbe l’intera struttura.
    Mentre da un lato è concepibile l’ordine con cui bisogna indossare una divisa , mangiare e porsi con gli altri ( anche se è possibile vedere come spesso ufficiali –e non- non rispettino alcune regole di condotta e di “moralità” con cui vengono istruiti per 4—5 anni) poiché l’ufficiale sarà il rappresentante in persona dello Stato Italiano sia al suo interno che nei confronti degli altri stati è però da un lato del tutto inutile e classista il non poter ringraziare un civile o compiere una strada più lunga perché quella più corta è dei “nonni”, nonni che si conformano pienamente con ciò che disse Andreotti ( tutto da dire ) il potere logora chi non lo possiede, sovente viene difatti compiuto un lavaggio mentale completo, resta al ragazzo forte capire che questo non è proprio un lavaggio mentale ma un modo di istruzione una figura altamente professionale che deve rispondere a determinate situazioni.
    Francesco, non hai perso nulla, per esser riuscito ad entrare in accademia affrontando un concorso molto difficile vuol dire che sei una persona in gamba, il contributo che non hai potuto portare da militare all’Italia portalo da civile, non risentirti nei messaggi nei quali vieni dipinto come “uno senza palle”, tu hai la possibilità di scegliere e di avere, se vuoi, una mentalità più ampia che va oltre al comune orizzonte. Quest’anno però tenterò anche io di entrare in Accademia, è un sogno, non avendo diretta esperienza però non posso dire nulla, lascio al tempo la futura e possibile risposta ….



  • Francesco Ricci 21 gen 2011 alle 00:41

    Ciao Idc,
    sono completamente d’accordo con te e ti ringrazio per avermi scritto e per le belle parole nei miei confronti.

    Puoi scrivermi quando vuoi, ti lascio la mia email.

    A presto!



  • Aquilotto 24 gen 2011 alle 01:04

    Ciao ragazzi,
    anche io proverò ad entrare in accademia aeronautica,ho le preselezioni i primi di febbraio……
    prima di tutto vorrei dire a Francesco che non sei affatto una persona senza palle…non posso criticare la tua scelta di aver abbandonato xkè non ho esperienza diretta di cosa si prova a stare là dentro;quella del militare è una vita difficile e richiede tanti sacrifici…non so cosa avrei fatto al tuo posto,certo è un peccato mollare una volta entrati….leggendo la tua storia sn stato preso da alcuni dubbi….ne vale veramente la pena ??? in effetti quella che hai descritto è una vita assurda,ma è resa tale per farti diventare un militare…un’uomo….e poi il traguardo è il cielo,e raggiungerlo e toccarlo è il desiderio di ogni uomo,deve essere meraviglioso sentirsene parte……anch’io sono stato cresciuto con gli ideali di uguaglianza,rispetto e così via,e non sono disposto a rinunciarvi,ad annullare il mio ESSERE per diventare un automa,come diceva Alessio……..se dovessi arrivare ad essere ammesso in accademia dovrò accettare quelle regole ke sono sicuramente non condivisibili,spero solo che la mia determinazione sia allora forte come quella che ora mi spinge a provare il concorso !!!!…..spero di potermi trovare in quelle condizioni per potermi esprimere meglio al riguardo,a presto…….. =)



  • Aquilotto 24 gen 2011 alle 01:12

    PS: come si sarà capito,provo per il ruolo di pilota……un’altra cosa,una cisti tendinea al polso dx può essere motivo di esclusione ?? per sicurezza me la farò rimuovere…… a presto =)



  • gae vin 24 gen 2011 alle 11:26

    Sinceramente penso che chiunque faccia una scelta similie debba avere una ” VOCAZIONE ” in tal senso , altrimenti non c’ è modo di trovare la forza per vivere un’ esperienza così impegnativa !!!! E pensare che il 99 % delle cose che ho letto mio figlio già le vive in quanto frequenta il secondo anno della Scuola Militare NUZIATELLA a Napoli !!!! E vi assicuro che iniziare questa vita a 16 anni non solo non è semplice , ma se veramente non la desideri personalmente con tutta la tua volontà, non ce la puoi fare !!! Auguri per tutto il resto .



  • pinguina 25 gen 2011 alle 23:11

    mentre cercavo il bando mi sn imbattutta in questo sito ed ho iniziato a leggere..all’inizio ho pensato fosse solo lo sfogo di uno che non ce l aveva fatta, invece man mano che leggevo mi sn dovuta ricredere e vi devo ringraziare, tutti quanti perchè ognuno di voi ha messo a disposizione la propria esperienza bella o brutta non importa ma cmq un’ esperienza di vita che mi ha fatto capire la passione, l amore che c vuole per poter intraprendere un percorso del genere…grazie perchè ho capito che io questa grande passione PURTROPPO non ce l ho e che forse questa non è la mia strada ma ci tenevo a dire che vi ammiro, voi che ci proverete, voi che c avete provato, voi che ora la state vivendo (per motivi personali a voi sn ancora piu vicina!)e voi che l avete vissuta!



  • vega 57 26 gen 2011 alle 08:20

    A Pinguina. Mai abbandonare prima di aver tentato!!! Un’esperienza è sempre formativa. Inoltre, spesso, mettersi alla prova fa scoprire aspetti delle proprie capacità che si sottovalutavano.
    La “capocorso” del Borea V fa parte del programma spaziale. Vuoi perdere un’opportunita??!!



  • Pietro 31 gen 2011 alle 21:34

    Ciao Francesco,
    da ex convittore di un istituto non militare ma dove il nonnismo era fortissimo, sò come ti puoi essere sentito e cosa avrai potuto provare sottostando a determinate regole.. detto questo sarò breve: Mi sto preparando per entrare all’accademia militare di modena come A.U.F.P. dell’esercito..Hai conoscenza con qualcuno che ha frequentato o che frequenta quell’accademia e che quindi può ravvisarmi dell’esperienza positiva o negativa recepita o che vive tutt’ora? Mi piacerebbe molto l’accademia ma non voglio firmare una permanenza di anni non sapendo esattamente ciò che mi aspetta… Detto questo ti saluto calorosamente e con rispetto perchè mi rivedo in te dal punto di vista dell’emotività e del “non ci sto”… ma forse per quanto mi riguarda conoscendomi stringerei i denti e andrei avanti.. Se mi scriverai e potrai aiutarmi tene sarò ancora più grato di come tene sono ora per l’importante testimonianza che hai riportato ai ragazzi motivati o meno che cercano di entrare nell’accademia. In bocca al lupo per quello che farai.



  • Ross 04 feb 2011 alle 21:22

    Ho letto tutto ma proprio tutto quello che hai scritto e ho una domanda da farti (che non vuole essere una crtitica ma è DAVVERO una curiosità) ma chi tel’ha fatta fare se già sapevi cosa avresti dovuto affrontare se sapevi (o almeno avresti potuto immaginare) cosa ti avrebbe aspettato??? dalle mie parti si dice (tradotto in italiano) “piangi e freghi” cioè ti lamenti e (in questo caso)critichi la scelta altrui…che bisogno c’è di piangere davanti l’itera rete??? grazie per la tua risposta e buona fortuna!



  • Francesco Ricci 04 feb 2011 alle 22:48

    Beh, la cosa ovvia è che non lo sapevo.
    Come mai avrei potuto immaginare tutto questo?

    Per quanto riguarda il “frignare davanti l’intera rete”, si vede che non hai capito un tubo.
    Questo sito infatti ha lo scopo di divulgare il più possibile un’esperienza, per fare in modo che tutti i ragazzi che fanno domanda sappiano cosa mi è successo e si regolino di conseguenza.



  • Stefano 07 feb 2011 alle 11:27

    Ciao Francesco sono un ragazzo di appena vent’anni (informatico
    come te;) con la passione del volo. Ho fatto domanda ed in questo
    momento mi sto preparando per la preselezione. La tua storia mi ha
    colpito anche perchè non se ne sentono in giro e questo gioca
    molto a tuo sfavore (a buon intenditore poche parole). Parto da un
    principio per me fondamentale non giudicare per non essere
    giudicati quindi capisco che ognuno vive le cose in maniera diversa
    ma te lo dico proprio da persona sincera a mio modo di vedere hai
    fatto una gran c…..a ma non perchè non posso capire quello che
    hai passato lì dentro ma perchè sei cascato nella loro trappola, il
    loro scopo è rispedire a casa i più deboli (di carattere non ti
    offendere ma te lo dico diciamo da amico) e te non hai fatto altro
    che dimostrare questo. Ti considero una persona intelligente visto
    che è da pochi in tutta Italia vincere un concorso del genere e
    credo che la fortuna in questo giochi molto poco. All’università i
    prof. ci insegnano giorno dopo giorno che gli ostacoli vanno
    superati a testa alta (se si vuole veramente qualcosa) e questo lo
    sai meglio di me in ambito informatico, in ambito accademico
    aeronautico se non sbaglio neanche c’hai provato sei entrato lì
    vendendo ogni cosa a tuo sfavore e criticando tutto in soli 1-2
    giorni, i tuoi ex-colleghi allora? Sono tutti masochisti? Se uno
    crede veramente in qualcosa non dorme neanche la notte per
    compierla ti porto come esempio me stesso che ho una voglia di
    entrare assurda immagino a cosa vado incontro ma il mio sogno è
    salire su un caccia che sia f104 o eurofighter (passano spesso sopra
    casa ed esco sempre a vederli mi piacciono non posso farci nulla
    ;) . Non voglio fare un tema quindi concludo. Questa esperienza prendila
    in positivo ti ha aiutato a crescere e come dicono gli americani ti ha fatto
    curriculum. L’indomani avrai da raccontare qualcosa in più ai tuoi nipotini ;) .
    In bocca al lupo.
    Stefano.



  • Francesco Ricci 07 feb 2011 alle 12:53

    Ciao Stefano,
    grazie per avermi scritto.

    Il problema è che io non concorrevo per il ruolo da pilota, ma ero stato preso come supporto logistico.
    Pensavo che i tre mesi lì dentro mi avrebbero formato come un buon ufficiale sia per quanto riguarda il lavoro che sarei andato a fare di li a poco, sia per quanto riguarda il lato umano, ma così non è stato.

    Per me restare lì dentro sembrava una perdita di tempo, passare ore ed ore a non fare niente e sapere che lì fuori c’erano 5 esami ad aspettarmi per prendere la tanto ambita laurea, che tu da studente capirai saprai quanto è difficile e ambita da prendere.

    Un saluto



  • Anonimo 09 feb 2011 alle 16:40

    Ciao Francesco,
    ho trovato il tuo blog per caso.
    Sembra che abbia scritto io questo blog. Sono le identiche cose che sono successe a me nel lontano 2003.
    Avevo superato il concorso come allievo pilota, dopo due giorni mollai tutto dopo essermi trovato faccia a faccia con un allievo del 3° anno che mi aveva ripreso per non aver fatto la barba al mattino(goccia che fece solo traboccare il vaso). E’ la prima volta che trovo in rete un racconto così dettagliato di quello che succede li dentro. Facevo parte del corso Drago V



  • Francesco Ricci 09 feb 2011 alle 16:52

    Grazie per aver portato la tua testimonianza e aver confermato a molte persone che non sono un pazzo, ma è quello che realmente accade li dentro.



  • Anonimo 09 feb 2011 alle 17:02

    Sembra fantasia, sembra un racconto fatto dal solito “rosikone” che non ha superato un concorso, sembra il racconto della volpe e dell’uva; così non è.
    Grazie a te per aver avuto l’idea di mettere tutto in rete in modo preciso ed impeccabile, alcune cose ormai non le ricordavo più (nominare il cognome solo per il gusto di far schizzare in piedi un allievo e sentirgli dire “comandi”), hai fatto tornare in me il nervoso di quei giorni.
    Dopo ormai 8 anni un pò mi sono pentito della scelta fatta, tanta gente lotta e sogna un posto in accademia ed io che c’ero ho mollato tutto. Ho mollato il mio sogno.
    Per chi dice che non hai avuto “le palle” io rispondo che invece “le palle” le hai avute per ribellarti ad un sistema malato che vuole schiacciare e sottomettere chiunque nei primi anni, ed io personalmente non sopportavo di essere trattato come uno zerbino su cui pulirsi i piedi.



  • maria 09 feb 2011 alle 17:18

    Caro Francesco mi dispiace per te che hai vissuto così male questa esperienza …..sono la mamma di un ragazzo che dopo aver tentato per ben due volte il concorso è riuscito ad entrare in accademia come AUP e a realizzare il suo sogno..Effettivamente la vita accademica è molto dura ma la formazione passa da lì.e i sacrifici sono tanti e non bastano tre mesi per formare un buon ufficiale!!Mio figlio si trova tuttora in Accademia e spesso mi racconta le cose che tu hai scritto e sicuramente si passano duri momenti sia per lui sia per noi genitori comunque siamo felici della sua scelta nonostante siano già passati due anni



  • marianna 09 feb 2011 alle 22:39

    Ciao Francesco sono la mamma di riccardo un ragazzo che in futuro vorrebbe fare l’accademia militare. ebbene vorrei dirti un po cosa penso.
    Certo deve essere dura sopportare certi stress psicologici.SICURAMENTE.
    Ma credo anzi ne sono sicura che tutto cio ha un fine. di tutto cio che hai scritto mi colpisce molto il fatto che eri infastidito delle cosiddette REGOLE.
    Francesco credo che piu di qualcuno ti abbia detto che la vita è fatta di regole. Ma tu come altri hai scelto un mestiere dove tutto si concentra sulle regole.
    Hai detto che sei stato scelto tra 200 aspiranti cadette, e ciò dovrebbe essere per te orgoglio. Vuol dire che sei in gamba. E di persone come te NOI ne abbiamo bisogno. Ripensa a cio che hai fatto. Sei sicuramente un bravo ragazzo. IN BOCCA AL LUPO.
    MAMMA MARIANNA.



  • Antonio 10 feb 2011 alle 09:35

    Lo sapete perchè si deve tenere la testa alzata per tutto quel tempo che viene raccontato, lo sapete perchè all’improvviso vi chiamano per cognome e dovete scattare sull’attenti rispondendo “comandi”? Lo sapete? Perchè quando ti tirano giù con l’aereo e poi ti interrogano non resisteresti un secondo se non sei stato nemmendo in grado di stare un’ora con la testa alzata e sull’attenti! Un militare è un militare che sia del ruolo logistico o un pilota o un fante dell’esercito. La guerra non si fa da casa davanti a internet! Li leggete i giornali quando raccontano dei nostri soldati che ci lasciano le penne in afghanistan? Ma quelli pensate si lamentassero di alzarsi e rispondere comandi, ma fatemi u piacer………come si dice dalle mie parti! Fatevi una gazzosa e andate a spremervi i brufoli.



  • Walter 11 feb 2011 alle 12:17

    caro Francesco hai fatto benissimo a lasciar perdere, lì dentro i “masti” non hanno altri sfoghi che farti una lavata di cervello. Vivila intensamente la tua vita da civile; lasciando l’accademia ti sei liberato da vincoli e restrizioni che altrimenti ti erano precluse. Alludo alla possibilità di avere una relazione, godere dei momenti di libertà di una giornata soleggiata in cui magari non hai voglia di studiare e ti dedichi alle tue passioni. Te lo dice un figlio di un pilota civile, ora, ma che ha frequentato l’accademia negli anni 80′.



  • Carlo 12 feb 2011 alle 16:55

    Ma come si fa a passare gli anni più belli ed intensi della vita chiusi dentro uno “psico-riformatorio”!!!
    Per sentirsi realizzati non serve fare l’accademia, ma se avete prospettive di vita ambiziose dedicatevi a tutt’altro.
    E’ normale dire dopo la laurea accademica “sono riuscito”; certo! dopo tutto quello che hai passato lì dentro, uno sguardo intenso di una ragazza e altre mille emozioni che prima ti erano precluse come dice Walter, ti sembrano lontane anni luce da ciò che eri prima di diventare un ufficiale.
    Sentirsi realizzati è tutt’altro che privarsi di cose semplici della vita e mettersi alla prova lì dentro…
    Francè ricordati che il “pazzo” non sei tu… ma quelli che stanno lì dentro!
    Carlo



  • Francesco Ricci 12 feb 2011 alle 16:59

    Grazie mille Carlo e Walter per il vostro supporto!

    Invece caro Antonio ti consiglio di guardare meno film prima di fare commenti su questo sito … è assurdo pensare che stare per ora sull’attenti con la testa alzata serva a non parlare sotto tortura … ti giuro che non riesco a smettere di ridere.



  • Michela 12 feb 2011 alle 17:00

    Mi hai tolto letteralmente le parole di bocca…
    Sono stata rispedita a casa al nono giorno di tirocinio 2 anni or sono, per scarsa attitudine alla vita militare… e sai cosa avevo fatto??? mi stavo scambiando effusioni con un mio amico di vecchia data!!!
    mi dite che cavolo significa scarsa attitudine alla vita militare in questo caso??? ke i militari sono dei segaioli e non sopportano quando una ragazza si bacia con uno di loro???? booooh



  • Un fututo Pilota 14 feb 2011 alle 12:13

    concordo con tutte le persone di cui ho letto il messaggio…io credo che se una persona ha la fortuna e le capacità di entrare in un posto come l’Accademia Aeronautica, ha la forza abche di resistere alle oppressioni dei superiori! Io non mi tirerei mai indietro dopo esser riuscito ad entrare lì!! naturalmente questa è la mia opinione e rispetto la tua scelta…entrare in Hdemia è il mio sogno più grande e ammiro le persone che nonostante i mille e piu disagi, è riuscito a dandare avanti fino all’ultimo….con questo vi saluto! ciaoooo!!



  • Gerardo 14 feb 2011 alle 19:30

    Ciao a tutti, sono il padre di un ragazzo che sta facendo i test di preselezione in questo periodo. Io cerco di convincerlo a fare altro, visto che sono ingegnere avrebbe già la professione avviata, ma lui è impassibile…
    Ho letto alcuni dei vostri commenti, ma non ancora mi capacito di come possano essere trattati in quel modo gli inservienti dell’accademia… sono degli esseri umani anche loro? Ebbene, se il saluto non lo si nega a nessuno, perchè lo si dovrebbe denigrare a coloro che comunque collaborano a mandare avanti l’istituto?
    Essendo napoletano (siamo molto legati ai proverbi dei nostri avi…) mio nonno mi diceva che con i preti e i militari nun se po spartir o pan’ (non si può ragionare coi militari e i preti). Oddio, non me ne vengano a dire queste caste del tutto rispettabili, ma da quello che ho potuto constatare mi pare che sia proprio così.
    Francesco ma allora è tutto vero ciò che hai scritto, o c’è seppur minimamente, qualche amara inquietudine che rechi nell’esercito dopo quello che hai passato per cui ti porta a scrivere ciò che leggo.
    Spero tu risponda sinceramente.
    Gerardo



  • X 16 feb 2011 alle 17:39

    salve a tutti
    al motto di ENKRATEIA quest’anno concorro per entrare in A.A.
    non lo faccio per amore della patria, per amore delle forze armate o perchè credo che sia un bell’ambiente; lo faccio solamente per vedere fino a dove riesco a spingermi in un terreno ostile come quello da te descritto; potrà sembrarvi un discorso egoistico e senza senso, ma credetimi non lo è… e a chi mi dice che in tale maniera “rubo” un posto a qualcun’altro più motivato rispondo che per entrare non bisogna essere solamente bravi, bisogna essere i migliori.
    alla luce dei fatti da te esposti immagino che sarà veramente una bella sfida, e ti ringrazio per aver reso pubblici tali, interessantissimi, informazioni.
    A tutti i fomentati che girano per la rete, allevati a pane e top-gun, vorrei far notare che la scelta fatta da Francesco, seppur presa sulla base di informazioni incomplete (troppo pochi i giorni di permanenza) e dettata da conclusioni per lo meno affrettate, è quella più consona a qualunque individuo dotato di un minimo di sentimento umana libertà.



  • G 17 feb 2011 alle 01:11

    Ma che bella padellata di cazzate vi insegnano all’ accademia di Pozzuoli.

    La disciplina e’ una cosa, le stronzate che ho letto qua sono un’ altra.
    Il soldato che fa la differenza non e’ quello che quando mangia sta a 4 dita dalla tavola o che dice “farle presente” invece di “notare” ma e’ quello che riesce a cavarsela nelle situazioni piu’ disparate.
    Meno cazzate del genere e piu’ pratica. Insegnate a sti benedetti soldati a salvare la pelle nelle situazioni piu’ difficili, fate corsi di sopravvivenza, fateli abituare alle situazioni piu’ difficili, fateli diventare delle vere macchine da combattimento. Qua si perde tempo solo con le stronzate.
    Se dovessero abbattere un aereo ed il pilota venisse catturato dal nemico, non servira’ a un cazzo saper fare il cubo con le coperte mentre servira’ molto di piu’ conoscere tecniche di sporavvivenza per resistere alle eventuali torture e – se si presenta l’ occasione – sgozzare uno dei carcerieri e darsela a gambe. Facciamo ridere i polli se comparati agli Spetsnaz russi …..
    Poi ci chiediamo perche’ ci sia regolarmente il soldato che si spara per sbaglio sulle palle, che cade dall’ elicottero, ecc. Tanta teoria e zero pratica, come sempre



  • Stefan 18 feb 2011 alle 17:32

    e meno male che volevo fare anche io l’accademia!
    Questi son proprio montati!



  • Mirko 23 feb 2011 alle 18:12

    Ragazzi i miitari son tutti esaltati e non sanno il vivere civile come è!
    Non sanno della frase vivi e lascia vivere…
    Ex aquila1



  • achille 25 feb 2011 alle 10:21

    caro mirko,
    sai che non esiste AQUILA1?



  • Andrea 01 mar 2011 alle 22:36

    Ciao Francesco,
    ho letto della tua esperienza, ti ringrazio per averla condivisa. Inizialmente sono rimasto turbato dalla rigida condizione dell’ Accademia, ma poi sono subentrate altre considerazioni.
    Sono uno studente di liceo scientifico, 4° anno, e da quando ho maturato l’ ambizione di diventare pilota l’ incubo costante è stato il doversi scoprire inadeguato a tale carriera.
    Non sono uno studente particolarmente brillante, piuttosto uno che si barcamena sulla media del sette e mezzo, senza infamia e senza lode, la mia statura di un metro e sessantaquattro mi rende prova temibile anche lo stesso superare i requisiti fisici necessari all’ ammissione. Ho avuto modo di ricevere qualche informazione sulle prove del concorso per l’ accademia, trovandole di difficoltà notevole.
    Tu hai avuto le capacità per superare tali prove e per questo sei oggetto della mia stima e, non ne avere a male, della mia invidia; tuttavia, se, malgrado le già menzionate avversità, riuscirò ad entrare nell’ Accademia Militare per nessun motivo abbandonerò, perchè il poter sviluppare la passione del volo coniugandola ad una carriera appagante come quella di pilota è il mio sogno, che difficilmente riuscirei a realizzare in altro modo, non avendo la disponibilità economica per effettuare corsi ATPL. La rigidità del trattamento non sarebbe nulla al con la delusione del fallimento.

    Credo comunque che questi discorsi non ti riguardino, certo che tu, come Ingegniere Informatico, non mancherai di possibilità e prospettive anche al di fuori dell’ Aeronautica.

    Ti porgo i miei saluti, con sentiti auguri di buona sorte.

    P.S. Potresti scrivermi via mail qualche informazione sulle prove del concorso, sulle prove fisiche, sull’ iter da seguire per entrare in Accademia, o semplicemente qualche consiglio ?



  • Pj 02 mar 2011 alle 15:25

    Caro Francesco,
    ho letto la tua storia, ed a parte le imprecisioni nella descrizione della giornata tipo che vive l’allievo in Accademia Aeronautica, che sono date sicuramente da ricordi imprecisi, il resto è il frutto del tuo sincero pensiero.
    Leggendo con attenzione le tue righe si denota la tua sensibilità e spiccata intelligenza. Sei un ragazzo certamente superiore alla media (questo è dato oggettivo e non discriminatorio, tengo a precisare), devo però sottolineare un aspetto che tu probabilmente hai trascurato ed, ahimè, nel farlo hai forviato il senso del tutto attribuendo al tutto stesso il valore solo di una parte. Cosa intendo?
    Vivere un’ esperienza in una Accademia militare (e ti parlo con PIENA cognizione di causa) è sicuramente tra le esperie più significative che un giovane attratto dalla vita militare possa fare. Per alcuni, come suppongo lo sia stato per te, è la realizzazione del sogno. Un ideale “romantico” che diventa realtà. D’altronde gli ufficiali delle Forze Armate, sono gli eredi spirituali degli antichi cavalieri e di essi conservano anche numerose tradizioni, a partire dalla sciarpa Blu, segno distintivo di nobiltà.
    Bisogna però come ogni cosa, confrontarsi con la realtà. Gli ideali, i sogni sono gli strumenti attraverso cui raggiungere gli obbiettivi E NON GLI OBBIETTIVI STESSI. Ma andiamo per ordine:
    1. Cosa dice la nostra Costituzione ed a seguire la legge: lo status di militare comporta numerosi limitazioni all’esercizio delle libertà personali. Libertà di movimento, divieto di sciopero, limitata partecipazione politica,limitata libertà di espressione, rapporto di servizio e rapporto di grado, sono solo alcune delle limitazioni alle quali il militare accetta LIBERAMENTE di sottostare per una serie di motivi che ognuno di noi può individuare(Art. 98 Cost.; D.Lgs 66/2010; D.P.R. 90/2010).
    2. Cosa dice chi il percorso lo ha iniziato e lo ha anche finito (nella fattispecie io e tantissimi altri che mi hanno preceduto e mi succederanno): se tutto quello che precede è vero, se un uomo usa la ragione e coglie il senso profondo delle parole attribuendo loro un significato che quantomeno si avvicina all’intenzione di chi le dice, allora non è ammissibile un giudizio SOMMARIO di così vaste proporzioni, come tu hai fatto. Se capisco, quantomeno cosa voglia dire “limitazioni della libertà personale”, allora mi rendo già conto se è il tipo di vita che fa per me.
    3. Ma se questo significato non lo capisco e dal SOGNO infantile sono duramente portato alla realtà, non è certo a causa della realtà stessa, ma a causa del fatto che non ho saputo cogliere il senso delle cose ed il significato delle parole che mi indicavano quale la realtà fosse.
    Diceva il Manzoni, nella “Storia della colonna infame”, rivolgendosi ai giudici che con molta leggerezza davano sentenze di morte agli “untori”:”voi siete coloro che tremando, dovete reggere la vita di chi giudicate”.
    Ebbene tu, caro Francesco, sei stato in un luogo per te confortevole (non per altri però), hai vissuto un breve tratto della tua vita assieme ad altri che (per libera scelta) avevano valori morali diversi dai tuoi e che TU non hai condiviso. Ti sei affrettato senza “tremare” nel dare la sentenza. Ed alla fine, hai condannato! Sei troppo intelligente per non capire che esprimere un’opinione (almeno) come l’hai fatto tu, voglia dire “esprimere un giudizio”. Sei troppo sensibile che non stiamo parlando di libertà di parola.
    In Accademia Aeronautica, come nelle altre Accademie militari, si incentivano: il senso di lealtà, dovere, autocontrollo ed autodisciplina, soddisfazione ricavata dall’adempimento del proprio dovere. Tutti attributi che hanno lo stesso valore sia nel mondo militare che in quello civile, l’unica cosa è che per i militari sono così importanti da scriverle nei regolamenti.
    Alla fine di tutto, non mi spiace per il fatto che ti sia sentito inadatto alla vita militare (vita che hai visto appena), mi spiace, perché hai giudicato gli appartenenti alle forze armate (quali sono gli Aspiranti Scelti), come persone assurde che perpetrano atti senza senso nei confronti di altri.
    Il giudizio, e non affrettato, che io do su questa faccenda è che stando sulla superficie del mare (come sei stato tu) si vede solo un panorama piatto. Immergendosi in mare (come ha fatto chi è rimasto del tuo corso), con sacrifici (trattenere il fiato per lungo tempo) e rischi (se mi immergo troppo rischio di non tornare su), si vede un mondo vario, colorato e ricco di vita.
    Leggendo con attenzione le tue risposte ai commenti favorevoli alla vita militare, c’è un refrain che risuona ed è questo: “…siccome non sei mai stato in Accademia, non puoi giudicare, non puoi criticare, non puoi nemmeno pensare cosa sia l’Accademia”
    Ma sai qual è la cosa assurda in tutto questo che in definitiva NEMMENO TU SEI STATO IN ACCADEMIA se non per poche ore!
    In definitiva sarebbe meglio che il titolo di questo tuo sito fosse stato: “Sono andato via spontaneamente dall’Aeronautica Militare perché non era come la immaginavo”.



  • Francesco Ricci 03 mar 2011 alle 13:38

    Il titolo giusto sarebbe:
    “Sono andato via spontaneamente dall’Aeronautica Militare, anche se mi è stato permesso oltre 24 ore dopo aver espresso la mia volontà, perché non era come la immaginavo e forse era meglio continuare solo ad immaginarla”.

    Ok, hai ragione forse neanche io sono stato in accademia, ma ti pare bello che subito al proprio arrivo si venga trattati in tale modo? Io no…



  • Studente. 07 mar 2011 alle 14:29

    Provo solo compassione per tutte le persone che hanno difeso questo tipo di pratiche, in quanto sono riusciti con voi a fare quello che speravano. Vi hanno fatto il lavaggio del cervello e vi hanno manipolato al punto tale di farvi credere che queste regole assurde sarebbero potute servire alla vostra educazione militare. A questo punto mi chiedo: se avere un’ educazione militare significa questo, è veramente un bene riceverla? E vi prego di non tirare più in ballo il discorso della meritocrazia, secondo il quale il sig. Francesco Ricci doveva ritenersi migliore degli altri in quanto era riuscito ad entrare in accademia, e per questo non avrebbe dovuto mollare: oltre ad essere un discorso che non regge per il ristretto numero di accesso, è ormai risaputo che si entra quasi sempre per ” spinta “. Infine vorrei aggiungere che consenzientemente o no, quei diritti non si tolgono nemmeno ai cani. Dopo anni di guerre e battaglie per avere i nostri diritti ci ritroviamo a dover rinunciare ad essi per diventare burattini al servizio di padroni che possono decidere delle nostre vite. Tutto ciò è ridicolo e posso solo stimare il sig. Ricci che ha scelto di dire NO a questo ridicolo e insensato abuso psicologico.



  • Francesco Ricci 08 mar 2011 alle 19:15

    Ciao Studente,
    devo fare una piccola ma doverosa precisazione rispetto a quello che dici.
    Quella che tu chiami “spintarella” non è una pratica usuale come tu affermi, e pure se ci fosse in qualche raro caso non è giusto accostarla a “quasi sempre” per rispetto alle persone che , come me, hanno dovuto fare molti sacrifici per superare tutte le prove.



  • Studente. 09 mar 2011 alle 02:20

    Guarda, non volevo mettere in dubbio i sacrifici che hai fatto per entrare. Il fatto è che non tutti quelli che entrano sono capaci quanto te, molti non hanno le competenze adatte ed entrano solo per la spintarella. Essendo così ristretto il numero di accesso molti ragazzi validi restano fuori per fare posto a qualcuno meno ” adatto ” e il discorso della meritocrazia si sfascia.



  • Mattia 10 mar 2011 alle 15:10

    Ciao. Ho letto con interesse il tuo racconto e non ho alcuna intenzione di giudicarti in quanto a mio parere solo chi prova può esprimere giudizi perchè è facile parlare da casa al caldo seduti comodamente sulla poltrona. Volevo farti un paio di domande: che tu sappia dopo il tirocinio se si viene presi quando si entra effettivamente in accademia? A settembre? o prima? Altra domanda: sai per caso il corpo per quanto tempo del genio aeronautico deve sottostare all’addestramento militare? chiedo perchè a mio parere a ingegneri non dovrebbe servire molto addestramento militare. o mi sbaglio? spero in una tua risposta o di chiunque abbia informazioni a riguardo e comunque complimenti per essere riuscito a vincere il concorso e ad entrare in accademia!!!
    Ciao e grazie!



  • Pj 11 mar 2011 alle 09:26

    Cito testualmente una frase della tua home page:

    “Il 12 Aprile entrai nell’accademia aeronautica di Pozzuoli e dopo soli 3 giorni fui costretto ad abbandonare … perchè?”

    La domanda è: ma chi ti ha costretto ad abbandonare? Anche altri sono stati costretti? Ritieni che ci sia stato un atteggiamento negativo nei tuoi confronti?



  • Francesco Ricci 11 mar 2011 alle 14:49

    Certo che c’è stato un atteggiamento negativo nei miei confronti, ma non solo nei miei.
    Rileggiti tutta la storia da capo che mi sa che non l’hai capita bene…



  • frank 14 mar 2011 alle 11:42

    Scusa ma nn so che concorso parallelo tu abbia fatto…. a guidonia si fa il test di preselezione che nel 2010 è stato dal 4 al 12 febbraio, il tema il 28 febbraio, le visite mediche DOVE CI SONO GLI PSICOLOGI… ANZI CE N’è SOLO UNO a Roma dai primi di maggio… senti io il concorso l’ho fatto tutto tu nn so che concorso hai fatto non quello dell’accademia aeronautica di sicuro!!!!! ti prego di evitare di raccontare frottole!!! se inizi il concorso nel 2010 lo finisci ad agosto!!!!!!!!!!



  • Francesco Ricci 14 mar 2011 alle 11:48

    Si si le mie sono frottole, infatti anche i link qui di seguito sono solo frutto della mia immaginazione:

    http://www.difesa.it/backoffice/upload/allegati/2009/%7B92E00610-59EA-4C66-88D7-A9A6D13B77FF%7D.pdf
    http://www.militariforum.it/forum/showthread.php?7723-3-concorso-A-U-F-P-Aeronautica-Militare-Thread-Ufficiale



  • Irene 16 mar 2011 alle 15:36

    Ciao Francesco, ho letto la tua esperienza in Accademia…Ci sono persone che con i commenti ti hanno appoggiato, altre no…Beh alla fine una persona per riuscire a sopportare il tutto deve avere le capacità fisiche ma sopratutto mentali, deve pensare di potercela fare, deve pensare che nessuno è migliore di te.
    Io ho solo 16 anni…nuoto da quando ne avevo 4, ma pratico il livello agonistico da 3 anni…Ti devo dire che con il nuoto riesco ad affrontare la vita in modo diverso…Mi pongo delle sfide e metto tutta me stessa per poterle vincere…e nel caso dovesse andare male non mi abbatto, perchè so che ho dato il massimo, di più non avrei potuto fare.
    Con questo volevo precisare che se un giorno riuscissi ad entrare in Accademia, per i primi 90 giorni dovrò farmi il culo quadrato, però alla fine servirà sicuramente a qualcosa! ;) un bacio



  • VAM 19 mar 2011 alle 15:24

    Ciao Francesco,

    ho letto con interesse il tuo lungo scritto perchè dettagliato e interessante. Capisco la tua scelta di abbandonare, io non so come mi sarei comportato perchè un conto è leggere un resoconto seppur dettagliato, un conto è vivere l’esperienza sulla propria pelle.

    Concordo con chi scrive che la rigidità dell’addestramento serve a mettere alla prova il cadetto per selezionare il futuro soldato il cui fine ultimo è quello di essere impiegato in combattimento, anche se il suo ruolo è tecnico e non operativo. Non è facile, anzi è difficilissimo resistere alla pressione psicologica ma concordoancora con chi ha scritto che tutto serve a formare caratteri non comuni e capaci di tenere botta anche nei frangenti più critici.

    Certo, un minimo di gradualità in più a mio avviso ci vorrebbe ed eviterebbe magari a tanti di abbandonare per l’impatto devastante: considera però che tu hai passato una selezione durissima che pochi avrebbero portato a termine, insomma sei arrivato a correre in Formula 1, ok non hai vinto nemmeno un gran premio ma hai dimostrato abilità tali da essere comunque uno dei migliori.

    Aggiungo che la mia esperienza in AM è… opposta o quasi: arruolato nella VAM 20 e rotti anni fa, dopo un CAR tutto sommato all’acqua di rose, con l’arrivo al corpo sono iniziati i dolori ma a me è tutto sommato andata bene, ho sofferto un po’ all’inzio ma venivo da 8 anni di Collegio e un po’ di carattere l’avevo: però i miei amici e colleghi finiti nelle basi missilistiche non possono dire altrettanto: nonnismo feroce, turni pesanti, ore di guardia, freddo cane d’inverno in garitta dove dovevi potevi sederti pena punizioni perchè i nonni non volevano, d’estate 46° in garitta e dovevi stare dentro con l’elmetto in testa e il MAB in mano, maniche corte manco parlarne, le zanzare ti avrebbero divorato per cui si chiudevamo polsini e collo con il nastro avana e poi allarmi, allarmi e allarmi!

    Tu non hai ritenuto opportuno soggiacere a tutto questo, per fortuna oggi si può scegliere ma quest’esperienza un po’ ti ha formato lo stesso: come ti dicevo, non puoi essere ritenuto uno che non ce l’ha fatta ma soltanto uno che ha abilità diverse e concezioni della vita incompatibili con quella militare che credo sia un po’ ovunque la stessa.

    Chi ce la fa raggiunge sicuramente un’obbiettivo alto ma pensa che una persona che conosco, anche lui rinunciatario, ha avuto il coraggio che pochi di noi, ufficiali inclusi, avrebbero: oggi vive in India “dove per sorella ha solo lebbra e mosche sulle labbra”, fa il medico e ha un ruolo certo molto più importante di un generale…

    Ciao, scusa il tedio e buona vita!



  • Francesco Ricci 19 mar 2011 alle 15:49

    Ciao VAM,
    altro che tedio, ti ringrazio per i complimenti nei miei confronti e per la testimonianza da te portata.



  • Stefano 28 mar 2011 alle 06:40

    Salve,
    ho letto tutto con molta attenzione e ti ringrazio. Era veramente ben dettagliato. Io ho mancato nell’entrare in accademia AM per colpa della miopia. Ho fatto il concorso per marescialli,sono entrato in polizia e ora sono ispettore.
    L’accademia era un mio rimpianto. Avrei sopportato tutto tranne il non parlare con il personale civile. Sinceramente quella mi sembra una cosa esagerata che va contro quello che reputo giusto.



  • Aviere 317 08 apr 2011 alle 00:26

    Ciao Francesco,
    ho letto con molto interesse la tua storia, ma devo dire che per me non è stato nulla di nuovo. MI spiego meglio: ho avuto la ventura di vivere l’Accademia in uno status del tutto diverso da quelli nominati. Non ero un allievo, non ero uno del personale civile, bensì sono stato lì da Aviere di leva, una categoria perfino sconosciuta a certi allievi ufficiali, pensa!
    Il sentito dire di noi Avieri era che ci considerassero cacca, zero assoluto, in quanto non eravamo che il primo gradino della gerarchia, senza nemmeno il diritto di parlare.
    Eppure, se questo era il sentito dire, oggi a 11 anni di distanza continuo a sentirmi telefonicamente con un Maggiore che all’epoca era un Ufficiale di Inquadramento del primo anno. Io ero l’assistente bagnanti agli impianti sportivi e, zero assoluto o meno, perfino il Generale non avrebbe potuto entrare in acqua senza di me!
    Altro che rivincita! Il mio piacere più grande era dire NO a Colonnelli superbi che però avevano dimenticato il costume regolamentare e se fiatavano, chiamavo il mio Capo Servizio che mi confermava il NO assoluto…. Di risate me ne sono fatte tante, ma forse ho avuto di più in amici, che ti ripeto a tutt’oggi contunuo ad avere.

    Forse la mia sarà stata una posizione particolare, come ad esempio lo era quella dei miei colleghi che lavoravano alla Segreteria Particolare, o al Bureau, diciamo un po’ tutti scelti per avere la puzzetta sotto al naso, ma io li superavo perché fregavo tutti: indossando la tuta sportiva nessuno indovinava mai chi fossi e cosa fossi, per cui anche un Ufficiale mi faceva il saluto quando avrei dovuto farlo io per primo.

    Vorrei confermare che tutto quello che hai scritto me l’hanno raccontato i ragazzi del primo anno dell’epoca, lo Zodiaco IV che io adoravo uno per uno: si riconoscevano dall’odore, perchè come dici tu, non avevano tempo per lavarsi e il loro sollievo era l’ora di sport per crogiolarsi sotto le docce degli impianti sportivi, così come sapevano che non avrei detto nulla a nessuno se li avessi colti con la sigaretta o peggio con un cellulare.

    Oggi saranno già in posizioni cruciali delle Forze Armate, quanto vorrei abbracciarne uno solo se mi riconoscesse!!!
    Eppure, questi che hanno superato non sono migliori di te. Come te, un figlio di un Generale ho saputo che ha lasciato e quindi non ha voluto reggere lo stesso ritmo esagerato che denunciavi.

    Ma quando guardo un aereo decollare, mi rendo conto che no, nessuno di coloro che sogna di entrare in Arma Azzurra è come gli altri, e sei così anche tu, sei speciale, devi solo scoprire il modo più giusto di esserlo e forse l’hai scoperto, visto che ho letto della tua rivincita comunque presa.

    Io confesso che sono di parte, l’Acccademia mi è entrata nel sangue, nel cervello, nel DNA, ed a breve avrò il piacere di ammirare il giuramento del Nibbio V, perché quel famoso ufficiale che conobbi durante la mia leva appartiene al Nibbio IV, e mi ha invitato a sigillo di un’amicizia sincera tra due uomini che si rispettavano allora, con un abisso di gerarchia militare a dividerli, e con la lungimiranza dell’umanità ad unirli, e che continuano a rispettarsi adesso. L’unico Ufficiale al quale facevo il saluto con un rispetto non imposto, ma scelto e soppesato, l’unico Ufficiale che mi sorrideva perché glielo facevo e mi rimproverava nel cercare di evitare di farmelo fare.

    Tutta un’amicizia nata da un rimprovero, appunto perché c’era stata una regola della piscina non rispettata…

    Rispetto assolutamente il tuo pensiero, ma credimi, se li vedi commuoversi pensando ai giorni passati al buio per radersi, beh… evidentemente i brutti momenti hanno lasciato spazio ai bei ricordi.

    Ti abbraccio fortissimo, e spero di abbracciare con questa testimonianza anche qualcuno che avesse capito chi sono.
    Aviere Scelto 317, 10 battaglione 1999



  • ex orione IV 21 apr 2011 alle 10:39

    ciao Francesco,
    chi ti scrive è una persona, ormai quarantenne, incorporato in Accademia Aeronautica nel lontano 1992 con il corso Orione IV che per problemi personali, e ti ribadisco problemi personali, l’anno successivo fu reincorporato nel corso Pegaso IV!
    La mia avventura azzura è durata in tutto 2 anni e 10 giorni, quindi ho vissuto tale esperienza solo ed esclusivamente da PINGUE con tutto quelle che ne deriva: 2 anni di adunate, 2 anni di det o sinist riga, 2 anni di libere uscite saltate per turni di consegna, 2 anni di sveglia alle 6.30 e adunata in piazzale alle 6.37 (io ero tra quelli che al mattino avevano 7 minuti e credimi, in pochi ritardavano, ma veramente pochi!!), 2 anni ad incrociare posate, 2 anni a correre per le scale a seguito di punizioni (ed io, di looping, ne feci ben 5 di fila … e considera che il mio corso era al 5° piano della reisdenza allievi ed il giro doveva passare per il sottomensa, quindi al piano terra!) 2 anni ad eseguire ordini da parte di ASPIRANTI SOTTOTENENTI (e non allievi del terzo anno come li hai definiti tu!) che potevano sembrare ordini irrazionali, contro la morale, ma che alla fine ti sarebbere serviti nella formazione della tua FORMA MENTIS …..
    … eppure il 2 settembre del 1994 decisi di lasciare per i medesimi problemi personali che mi avevano visto costretto a “ripetere” l’anno da PINGUE e non per la durezza dell’addestramento, delle regole e della vita quotidiana: mio padre, al quale detti un dolore incommensurabile, era solito dirmi che per saper comandare bisogna prima saper ubbidire …. e se una persona riesce ad ubbidire ad ordini che all’apparenza possono sembrare folli ed ingiustificati, sapranno essere degli ottimi ufficiali e quindi comandanti di gruppo, di stormo o di reparto!
    Se solo avessi avuto pazienza ……
    Spero comunque che la vita possa regalarti le medesime soddisfazioni che, da civile, ha riservato a me!
    Ad maiora semper!!!!!
    PS



  • GIULIA MARCANTONIO 21 apr 2011 alle 19:37

    hai perfettamente ragione, io ho sperimentato l’accademia militare di modena, ma non per 2 gg ma per ben 5 mesi e poi sn andata via. è assolutamnete così o forse peggio! sono felicissima della scelta che ho ftt, ho ritrovato finalmente la mia serenità.



  • virginia 15 mag 2011 alle 13:39

    il mio sogno è entrare nel aeronautica…per poi un girno kissà entrare a lavorare nella nasa,ma visto ke andando li vieni trattato cm un animale,penso ke ci penserò su ancora.visto ke mi manca ancora un anno per diplomarmi



  • Antonio 18 mag 2011 alle 14:01

    nel 1996 ho vinto il cocncorso come allievo ufficiale pilota nel corso URANO IV.
    non ho mai fatto il pilota… per un problema alla tiroide ma tuttavia ho trascorso
    in Accademia tutto il primo anno (quello della spinguinatura) dal primo all’ultimo giorno.
    Se non avessi avuto questo piccolissimo fastidio non avrei mai mollato… MAI.
    E’ dura… ma credetemi ne vale la pena. La cravatta, la barba le adunate, il nonnismo
    del secondo anno, l’autorità degli aspiranti… Tutto in accademia ha un senso.Ma questo
    senso lo si trova solo se sei veramente motivato. Oggi sono un architetto… e nonostante
    abbia tentato di stare lontano dagli aerei mi trovo a lavorare da 12 anni a contatto
    con questi… quando si dice il destino :) . Nonostante tutto non ho rimpianti ne rimorsi e
    oggi a 35 anni sono un uomo felice.



  • Antonio 19 mag 2011 alle 11:44

    Tutto vero, l’addestramento cosi’ duro serve ad allenare e rispondere e operare in situazioni di stress , tuttavia resta una grande domanda: obbedire a un ordine in cui non si crede o che non si capisce, e’ stato il terreno sul quale e’ fiorito il seme del Nazismo, intendendo per Nazismo qualsiasi attreggiamento di potere che schiaccia l’umanita’, quindi Nazismo sia di destrea che di sinistra: perche se NESSUNO obbedisse a ordini che non capisce, o a cui non crede perche’ ritiene contrari al bene dell’uomo, le guerre non si saprebbe come e con quali uomini farle.



  • Antonio 19 mag 2011 alle 11:53

    ..E per rispondere a Francesco Ricci: tu sei piu’ forte di quanti sono rimasti , non ti sei fatto condizionare da critiche e giudizi di chi si ritiene ‘forte’ giustificando la possibilita’ di dover uccidere in missione con la passione per il volo, che pur puo’ essere compresa, ma la peggiore giustificazione e’ : sto obbedendo a un ordine superiore, e la mia ‘professionalita’ deve essere piu’ forte della mia coscienza. Detto questo, che tutti gli altri chesono rimasti e ci lavorano, si offendano pure… ma faranno tutto da soli, perche’ io non ho inteso offendere nessuno, ma esprimere solo cio’ che penso, in nome del suddetto art. 21 della Costituzione.



  • Antonio 19 mag 2011 alle 12:09

    Ah, visualizzano la tua pagina dall’Accademia Aeronautica? per controllare, dunque ritengono che tu dica cose vere, che potrebbero far pensare la gente, e indebolire la loro ‘immagine’… perche’ se le cose che dice un pazzo( dal loro punto di vista) fossero innocue, perche’ controllarle? ^_____^



  • Stefano 20 mag 2011 alle 12:20

    Antonio concordo con te ma l’uomo è un animale e lo sarà sempre, il mondo è un imperfetto perfetto (la storia ci insegna qualcosa) e l’Italia è uno STATO i cittadini hanno il diritto di essere difesi con i migliori mezzi (anche piloti) e la miglior tecnologia possibile (l’aeronautica italiana è la migliore al mondo ce la invidiano tutti). Anch’io quest’anno ho provato ad entrare, non ci sono riuscito ma tutt’ora sono consapevole a cosa andavo incontro o andrò (proverò altre 3 volte ;) di certo posso confermarti che a quest’età vedi l’accademia come una cosa magnifica (non so se hai mai visto top gun) è l’unica via gratuita per poter pilotare un aereo o meglio ti pagano per pilotare un aereo (un caccia) insomma sentire che lo stato investe su di te, sentire l’aria di un futuro ti portano a sottostare a determinate regole. Capisco che ogni persona ha dei suoi ideali un suo carattere ma se qualcosa la si vuole veramente bisogna saper accettare anche i suoi lati negativi, certo i primi anni sarai un pinguino quindi ti martelleranno a destra e a sinistra, sarai costretto a recitare la parte dell’incudine ma poi il tempo passa il martello lo prendo io e li so dolori xD ciao.



  • Cetto 20 mag 2011 alle 14:39

    Ciao a tutti.
    Ho superato tutte le prove previste fino ad ora ed attendo il tirocinio di fine agosto: mi attende davvero ciò che ho letto?



  • giorgio 02 giu 2011 alle 15:27

    Credo che il broblema vada affrontato in maniera diversa. Non sono ingrado di dire se è giusto o sbagliato doversi sottoporre a certe regole nel primo periodo di formazione militare (solo in questo periodo poi tutto cambia). Convengo però che regole stupide e non formative siano inutili ed anzi pregiudizievoli e del resto dover dire o fare una cosa diversa da ciò che è la logica non penso possa servire a formare un militare ma credo occorra ben altro. La verità è che bisogna conoscere se stessi. Io amo la patria e i nostri militari tanto più che provengo da una famiglia di militari ma non mi piace questa vita ed è giusto che la faccia chi è portato. Ci sono certe regole che la mia formazione culturale non riesce a condividere e quindi non ho mai neppure provato perchè la mia autonomia in una accademia sarebbe stata non di tre giorni ma di tre minuti. Ciascuno deve fare ciò per cui è portato. Pochi militari ma ben motivati. Provate però ad immaginare quale potrebbe essere la percentuale dei militari in servizio disposti a sacrificare la vita per la patria!!! E provate ad immaginare quanti non motivati scelgono la vita militare solo perchè non sarebbero in grado di fare altro nella vita!!!!!



  • Chikka 07 giu 2011 alle 23:20

    Cavolo!!! Mentre sto leggendo questa pessima esperienza mio figlio si trova a Roma;
    ha appena superato la prima prova per l’ammissione al liceo “Douhet” e domani deve sottoporsi
    agli accertamenti sanitari…
    Ci ha rotto le scatole per anni con il suo sogno di entrare in Aeronautica (ha solo 16 anni forse
    cambia idea…)!!! Adesso che comincia a toccare da vicino questa realtà mi tocca sperare che lo
    scartino… In tutti questi anni l’ho spronato ad inseguire le sue aspirazioni , convinta che la vita militare lo avrebbe reso una persona migliore…
    Pensavo che queste cose esistessero solo nei film…Ho sbagliato tutto!



  • Federico 08 giu 2011 alle 12:43

    Caro Francesco,
    ti giudico una persona speciale, moltro altruista, che ha fatto del bene a
    chi vorra’ tentare l’impresa.
    Mi sono piaciute anche alcune precisazioni dei lettori,
    in particolare dove si spiega il motivo per cui non si doveva parlare con
    quelli della mensa, ovvero per evitare discussioni. ma anche io non lo
    avrei capito da solo e lo avrei scambiato per snobbismo.
    o un’altro che ha spiegato che le regole di galateo servono perche’
    gli allievi saranno un giorno i rappresentanti dell’ Italia, e bisogna
    fare bella figura. Ma perche’ non le spiegano in sede di assemblea
    queste cose?



  • Sandra 29 giu 2011 alle 19:04

    Ciao a tutti! Sono una mamma che ha un figlio Maresciallo dei Carabinieri entrato a Velletri nel 2009 dopo 5 lunghe e complesse selezioni . Era il più giovane del corso e nei 2 anni di formazione , soprattutto il primo anno, l’addestramento è stato davvero duro…Non sto ad elencare giornate tipo o altro, dico solo che mio figlio è orgoglioso del percorso fatto proprio perchè è stato preparato ad affrontare le situazioni più complicate con professionalità e sangue freddo, portando avanti valori fondamentali che spesso per il vivere individualistico di oggi vengono “dimenticati” e spirito si sacrificio .. Nei momenti di sconforto si guardava dentro per ritrovare il motivo che lo aveva spinto ad intrapprendere questa strada.. . ed è arrivato fino alla fine , giustamente orgoglioso delle sue fatiche e dei suoi risultati e noi famiglia con lui! Oggi anche il fratello ha partecipato al concorso indetto dall’Aeronautica come Ufficiale Pilota e sta svolgendo l’ultima serie di selezioni a Pozzuoli, è al 3 ° g di prove…Leggendo queste pagine , come mamma per un momento mi sono agitata , per fortuna ci sono stati dei commenti di ragazzi che hanno continuato il loro percorso e quindi possono incoraggiare chi desidera vivere questa esperienza , perciò GRAZIE RAGAZZI ! Un saluto alle mamme di questi ragazzi e un abbraccio al mio raga a Pozzuoli .



  • Pensiero Indipendente 02 lug 2011 alle 14:21

    Sono figlio di un militare dell’AM, ho girato l’Italia per la chiusura di reparti e caserme…ebbene vi dico il mio pensiero. Mi sono iscritto da poco al 4°corso AUFP del 2011….ebbene sto pensando di non presentarmi alle selezioni; sono stato sempre attratto dalla vita militare xkè l’ho vissuta da “civile” in quanto ho frequentato come visitatore spesso le caserme militari in quanto mio padre militare. Ho visto una vita totalmente diversa da questa, ufficiali per niente rigidi, sottoufficiali molto bravi, regole si ma non rigide. Sapevo della serietà dell’accademia, che visitai da piccolo in quanto un amico e collega di mio padre lavorava li come maresciallo; molto bella, fantastica…affascinante ma non ricordo benissimo come era, avevo 7/8 anni. Nel tempo sono cresciuto in maniera diversa, sempre nel rigore del rispetto di regole e della divisa, ma avendo vissuto in maniera diversa ed avendo visto aspetti diversi delle forze armate vi dico che l’ambiente militare non è + quello di una volta!! Onestamente entrare in accademia per farmi il culo per qualcosa che non serve (pensavo fosse + come un università in cui ti formano) non lo ritengo utile per la mia vita e carriera lavorativa. Stare a norme che poi nel tempo si perdono (nessuno guarda la cravatta a cuore oppure come mangi a tavola) mi fà davvero sorridere. Le marce, il SINISTR RIGA, il DIETRO FRONT etc ci sta xkè parte integrante di addestramenti, ma punire x “fesserie” non mi sembra corretto. Il fatto di non parlare penso sia x dare un rigore ma tutta ha un limite… (siete mai stati in una mensa sottoufficiali normale? C’è una bolgia pazzesca…un esempio Aeroporto F. Baracca a Centocelle…li c’è la truppa…) ragazzi se x prendere 4 soldacci devo farmi un culo a stelle e strisce, scusate preferisco fare il concorso da Marescialli e vivere una vita normale!! Non che lo stress non debba essere tenuto ma così formiamo solo ufficiali sciroccati (conosciuti tanti), che pensano di saper comandare ma alla fine non sanno prendere decisioni corrette!! La formazione della persona si ha stimolando il cervello con innovazione, cultura, studio…lo stress potrebbe aiutare alla motivazione, ma dopo una certa soglia esaurisce la persona che non riesce + a prendere decisioni giuste e consone alle situazioni in cui si trova. Non sempre l’istinto e l’impulso di non perdere tempo è la scelta giusta anche nelle strategie militari. Formare giovani con così tanto rigore non aiuta allo sviluppo di reparti di ufficiali!! Io vengo da un esperienza di vita commerciale, contatto al pubblico, contatto con forze dell’ordine per ex motivi professionali. Vi dico che ho una apertura mentale e di ragionamento ampissima, seguo le regole con vigore e ho fatto l’università per 2 anni. Mi ritengo culturalmente preparato e non trovo nessuna difficoltà a fare i corsi psicoattitudinali (fatto un concorso con le FS 1500 persone, passati 150 a primo colpo sono passato, successivamente segato in quanto ai colloqui orali non avevo le conoscenze giuste per passare. Dico questo xkè l’Italia funziona così e ne sò qualcosa e ne sono certo, tanto è vero che nel mio gruppo stranamente passarono 3 figli di FS…loro erano + motivati?! Chiacchiere…) ma senza divagare troppo credo che passerei i concorsi ma leggere che dopo farei una vita di quel genere…per carità…sono felice di non aver intrapreso quella vita finora (ho 27 anni) e anche se ora posso entrarci per età credo proprio che salto…pensavo che fare l’accademia ti permettesse di studiare e riprendere quella vita di studio che per motivi personali avevo lasciato ma mi sono ricreduto…a chi avesse voglia di prendere questa via buona fortuna…ma non è tutto oro quello che luccica…e rispondo ai militari/persone che risponderanno…
    L’Italia và male xkè noi popolo accettiamo troppo le regole imposte da chi comanda…ma non sempre sono giuste…criticarle non vuole dire che uno non ha le palle x fare quella vita…
    Non sempre chi fà leggi e regole ha la cognizione per poter dettare certe prescrizioni…un esempio sono chi ci comanda nella repubblica italiana…parlamento, ministri e chi ne è a seguito…con questo voglio dire che non è detto che se da anni l’accademia forma gente in questo modo sia il modo giusto…infatti se poi vedete nelle caserme altrui tale norme non vengono mai rispettate, gli ufficiali non sono tutti rigidi in quel modo…e dico meno male!!! Questa cosa non la penso solo io…ricordate sono figlio di militare…tanti ne ho conosciuti e ne conosco…



  • alepiega 15 lug 2011 alle 17:13

    Sono uscito anch’io da 2 giorni dall’accademia da rinunciatario al tirocinio, ti posso assicurare che ti capisco. Il peso del tempo che sembrava infinito sulla forme militari(attenti sinisriga), mi ha svuotato di ogni energia.
    Energia che già era carente dopo lo sforzo per l’esame di maturità. Comunque data la situazione del mondo esterno con la crisi economica che si fa sentire nel mondo del lavoro, è giusto valutare se sia corretto fare dei sacrifici.L’impiego in una forza armata o in Polizia ti da la sicurezza economica che ti permette di alzare significativamente la qualità della vita. Preferisci fare un lavoro sottopagato dove le angherie le subisci dal tuo capo(per molto più tempo) anzichè dallo scelto, che non ti permette di avere una famiglia se non a 40 anni (se la vuoi), oppure un lavoro difficile ma che dopo qualche un ristretto periodo ti permette di fare una vita AGIATA?
    Io sono figlio di un ufficiale di marina, mio padre ha 49 anni, fra 8 va in pensione(!!!) lavora dalle 8 alle 16, guadagna abbastanza da essersi comprato una bella casa, mantiene mamma, me, mio fratello che fa l’università e non ci fa mai mancare mai nulla(di questi tempi)…
    Certo, ci sono periodi in cui è stato lontano da casa ha avuto incarichi che non gli piacevano, però questo è quello che accade anche nel mondo civile e bisogna farsene una ragione.
    Personalmente sono ancora in ballo per il concorso in MM, penso che il tirocinio lo proverò, non voglio chiudermi stupidamente una porta.
    Riguardo alla disciplina non so chi sia chi ha detto che in AM la disciplina sia la più blanda ma mio padre mi ha addirittura detto che la MM e la più “sbracata” delle FFAA non so a chi dare retta, vedrò con i miei occhi.
    Una domanda: Ora cosa farai nella vita te?
    Hai parlato di una rivincita in che senso?
    Ciao, grazie per il sito.



  • Spigola 16 lug 2011 alle 02:20

    Pronto a decollare anche con 47° all’ombra e con uno stress accumulato da giorni.
    Ricci, ma quanti soldi sta accumulando con questo sito?
    ragazzi, smettete di scrivere e di visitare questo sito sporco e falso.
    non date opportunità di guadagno a questa gente povera d’ideali e che si aspetta solo soldi e benessere facile e senza sacrifici.
    Ricci, vada a lavorare e la smetta di violentare e mortificare la vita di migliaia di persone in uniforme azzurra.
    si vergogni!



  • Francesco Ricci 16 lug 2011 alle 09:05

    Sig. Spigola,
    sono molto contento che gente come lei venga a visitare questo sito e mi faccia fare molte ma molte risate.

    Mi spiega come starei accumulando soldi con questo sito? Dove sarebbe il guadagno? Vede pubblicità?
    Le faccio notare che mantenere un sito web ha dei costi in quanto bisogna pagare il nome e i server, e sono tutti costi che mi sto accollando io.
    Quindi io con questo sito sto spendendo, non guadagnando, ma mi va benissimo così in quanto per far conoscere la mia storia sono disposto a spendere denaro per pagare questo sito fino al 2100.
    Per quanto riguarda il resto neanche le rispondo.



  • ajeje 30 lug 2011 alle 22:12

    io vorrò fare l’accademia dell’ aeronautica…. spero che nn sarà cosi duro come hai raccontato.



  • maurizio 06 ago 2011 alle 09:50

    Buongiorno Ricci, dopo qualche mese sono tornato a visitare il Suo sito, che vedo sempre affollatissimo e gettonato. Sono il padre di un ragazzo che sta frequentando l’ Accademia, e leggere la sua esperienza mi ha fatto capire quante difficoltà vi sono nell’ affrontare un mondo totalmente diverso da quello in cui si è abituati a vivere. Anche mio figlio ha vissuto i primi tempi con difficoltà, ma è stato forte, ha stretto i denti ed ha proseguito nel cammino della scelta intrapresa. Ed ora ne è orgoglioso, come lo sono io e tutta la mia famiglia. A Lei faccio i complimenti per aver saputo dire no ad un sistema che non condivide, anche se -me lo lasci dire- forse un po’ troppo prematuramente. Senza sacrifici non si arriva da nessuna parte. Con i migliori auguri.



  • gnegné 14 ago 2011 alle 19:24

    caro maurizio fattelo dire: il tuo commento è stato quello che ha riassunto tutti i commenti in uno!



  • Pierfrancesco 24 ago 2011 alle 20:38

    Salve ragazzi, proprio ieri mia madre mi disse: ti piacerebbe nell accademia di Pozzuoli? io risposi di no perchè preferisco la scuola marescialli per carabinieri. Dopo aver letto ciò mi sono paralizzato XD Non sono un militare dunque non posso permettermi il lusso di giudicare, una cosa è leggere ed una cosa è VIVERE, mi dispiace per te però se non altro hai accumulato esperienza. Purtroppo non possiamo farci niente, inoltre è un istituto di formazione per Ufficiali, dunque è piu pesante, colonnello non ci si diventa senza difficoltà. Perchè non provi il concorso per marescialli dell aeronautica? o magari quello per aviere, dopotutto se ci tieni…io comunque proverò quello per maresciallo dei carabinieri, visto che tuo padre è tale sai dirmi se sia lo stesso? questo è il mio sogno e sono disposto a qualsiasi sacrificio.



  • eduardo 27 ago 2011 alle 13:34

    La vita è tutto un sacrificio.. è un continuo susseguirsi di ostacoli più o meno impegnativi. Non uso il termine DIFFICE perchè non rientra nel mio vocabolario.. credo che se un individuo voglia con tutto sè stesso una “cosa” e vuole raggiungere lo scopo prestabilito, allora non deve far altro che volerlo a tutti i costi senza pensare ad altro. Questo è quello che faccio quasi tutti i giorni, anche per le cose più futili!!!! Anche se sono figlio unico e abbastanza viziato… i miei mi hanno insegnato fin da piccolo a contare solo sulle mie forze e sulle mie capacità, perchè altrimenti se si rinuncia o si dice” lo faccio domani, ho ancora tempo”,oppure” dove sono arrivato basta e avanza”, allora una folla di persone saranno sempre pronte a fregarmi. Il “”RESTO “non aspetta altro che io mi distragga un attimo.In questo modo loro vanno avanti e io resto bloccato in mezzo alla folla che si accontenta e nn pretende il massimo!!!!



  • x-fired 15 set 2011 alle 13:26

    Ciao.
    Sono uno tra i ‘selezionati’ dall’AM: qualità ma non caratteristiche per essere un pilota militare… (il mio tenente istruttore la pensava diversamente, ma va bene così… di acqua -all’inizio molto amara- ne è passata sotto i ponti! tutta colpa (mia) di una prova ‘uniform’ mancata…).
    Ho frequentato per un po’ il pegaso IV…
    la mattina mi sembra di ricordare che di minuti ne avessi 8. ricordo di aver fatto la barba a secco nel letto. ricordo ore passate in inquadramento. ricordo le grida degli scelti che si sovrapponevano e la filastrocca dell”comandi! allievo ufficiale pilota….’. ricordo le marcette serali sul piazzale ‘rex’ che venivano accompagnate con un ‘signori, il silenzio tende all’alba!…..’. ricordo i pranzi ‘a singhiozzo’. ricordo di aver saltato un pranzo per la dimenticanza di uno scelto a tavola che mia aveva fatto alzare per non aver chiuso le gambe sotto il tavolo. ricordo le tre settimane passate al chiuso prima di poter avere le prime quattro ore di libertà all’esterno. ricordo il mio ’100′. ricordo la mia vita condensata praticamente sul piano del corso. ricordo la difficoltà della vita che a 18 anni mi veniva stravolta in quel modo!
    ma, consentimi, non c’era nulla di anomalo. nulla di diverso dalla logica di ‘disciplinare’, ordinare persone ad un fine e tutto, ma proprio tutto è ordinato al fine di ‘creare’ letteralmente non solo un militare, ma un ufficiale (responsabilità della gestione di altri, di mezzi, di risorse, anche in contesti operativi).
    oggi faccio tutt’altro. ricordo con un po’ di rimpianto un’occasione sfumata e sento la mancanza delle ali. ma il sacrificio che ho sperimentato, l’autocontrollo che ho agito e la disciplina che ho avuto modo di vivere sono state risorse importanti nella vita che è seguita.
    Quello stesso tenente (che non avrebbe mai immaginato la mia ‘selezione’) un giorno mi disse: ‘io non so attaccare al muro nemmeno un quadro, ma so portare l’aereo. questo so e ho voluto fare nella mia vita. tu (rivolgendosi a me) l’aereo lo sai portare, ma che ne vuoi fare della tua?’
    il sacrificio è una componente della vita e molte volte sono le prove stesse della vita che ci fanno fare selezione e ci aiutano nella scelta: non demolire, costruisci dalle tue esperienze.
    Buona vita.



  • En.Ru. 16 set 2011 alle 15:43

    Sono il papà di un ragazzo che era stato ammesso al corso Nibbio V – luglio 2010, aveva riportato ottimi risultati in tutte le prove atletiche e sembrava dovesse superare il tirocinio, me lo son visto tornare a casa dopo otto giorni, dopo le prove “orali”. Mi ha detto solo “non ce l’ho fatta” – “ho capito che non era la vita per me”. Col tempo mi ha parlato della sua esperienza, non ha mai avuto parole aggressive o di disprezzo per il tipo di disciplina, ma ho notato che una vena di malinconia lo attraversa quando oggi parla di quella settimana trascorsa a “Pozzuoli”.
    Ogni bene a tutti.



  • Luca 17 set 2011 alle 01:05

    Ho letto per 3-4 volte la Sua esperienza, ma vorrei provare lo stesso. Sig. Ricci, detto francamente, per entrare in Accademia come pilota ci vuole qualche “sponsor”?



  • giovanni 18 set 2011 alle 20:56

    a proposito di sponsor……………
    io trentanni fa ero convinto che ci volessero, feci il concorso e con mia meraviglia fui preso nel ruolo naviganti normale (non ho ben capito quale sia stato il concorso di Ricci Francesco).
    Una volta dentro ho capito che facevo parte di una piccola minoranza poichè , come in Italia accade era pieno di raccomandati e figli di (leggi parentopoli), alcuni anche persone certamente valide. Purtroppo in quegli anni il corso piloti veniva smembrato in parti uguali già all’inizio del secondo anno perchè occorreva all’arma il navigatore da posizionare al posto di dietro sul tornado.
    ovviamente vi venni destinato dopo una pantomima di seconda selezione al volo, ed allora avendo intuito quale sarebbe stato il mio ruolo all’imterno dell’arma che certamente non coincideva con i miei ideali e con le mie aspettative di sopportare tutta la compagnia solo per diventare pilota di caccia , decisi di togliere il disturbo dimettendomi



  • Luca 20 set 2011 alle 13:29

    Che tristezza



  • giovanni 22 set 2011 alle 22:17

    a proposito di nonnismo……….
    ricordo, sempre durante l’anno trascorso in accademia, che vi fu un periodo, mi sembra intorno al quarto/quinto mese, denominato ” spinguinature ” in cui gli allievi del secondo anno si accanivano su quelli del primo e succedevano cose turpi del tipo:
    -docce gelata in piena notte
    -verniciature sull’intero corpo alla nitro
    -marce e corse forzate dopo essere stati buttati giù dal letto sempre nottetempo
    -completa subordinazione e sottomissione per qualsiasi richiesta assurda e tendente al soddisfacimento ironico del superiore
    -ecc. ecc.
    svariati anni dopo queste pratiche nei parà costarono la vita ad Emanuele Scieri , solo per citare il caso più eclatante, non so se all’attualità vengano ancora praticate……..
    meditate gente meditate………



  • Claudio 09 ott 2011 alle 23:00

    posso capire una certa severità… ma così siamo ai limiti del ridicolo… forse sti militari sono delle persone insoddisfatte… poveri loro



  • Senso78 10 ott 2011 alle 14:14

    Caro Francesco
    ho letto attentamente la tua storia e buona parte dei commenti. Lasciami fare una riflessione come ex militare ma soprattutto come uomo. Anch’io come te sono appunto un ex militare. Sono stato 4 anni nell’esercito, ho fatto due missioni all’estero. Dopodichè mi sono prosciolto a domanda. Avendo consciuto bene la vita militare, sopratutto in teatro operativo, e poi la vita civile posso capire bene le tue considerazioni e mi associo alla schiera di coloro che ti portano la loro stima per la scelta fatta. Tante volte mi sono fermato a pensare a quella mia scelta. Adesso che ho superato la soglia dei trenta e sono una persona completamente diversa, più matura, più consapevole vedo le cose in maniera diversa da allora. Non è facile comprendere a fondo le dinamiche della vita militare, reperirivi un senso profondo. Certamente le scelte di ciascuno di noi partono da considerazioni etiche, valoriali. La vita militare a mio umile avviso ha dei limiti ben precisi. Prima di tutto la rigidità organizzativa e l’identità fortemente gerarchizzata e verticistica che ne sono al contempo la conditio sine qua non. Sotto il profilo strettamente funzionale qualsiasi organizzazione ha una efficienza strutturale direttamente proporzionale alla propria capaictà di essere flessibile e di adattarsi continuamente al cambiamento esterno. Questo ovviamente non può accadere in una organizzazione che per definizione ha una struttura rigida e modalità di mobilità interna che non sono dettate da ragioni meritocratiche ma per lo più solo anagrafiche. Spesso ho incontrato superiori totalmente incapaci di gestire uomini e situazioni ma che erano abilitati a farlo esclusivamente per gli anni di servizio e il grado raggiunto. Sotto il profilo etico la considerazione è meno oggettiva e più opibabile ma proprio per questo forse più pregnante. La morale di un uomo come tutti sappiamo è un patrimonio che si acquisisce nel tempo grazie ad educazione, cultura, fattori ambientali, esperienze personali ed aggiungerei anche, non ultimo, patrimonio genetico e caratteristiche psico-neuro.fisiologiche. Dico questo perchè quando a nemmeno 20 anni scegli di entrare in accademia lo fai con una personalità non ancora completamente formata e spesso sono proprio le esperienze successive che contribuiscono in maniera determinante a farti crescere in un modo piuttosto che in un altro. Personalmente mi guardo sempre bene dal generalizzare, sarebbe un errore banale. Ma per esperienza posso dire che la vita militare ti porta a sviluppare una sensibilità diversa verso l’altro. Un modo diverso di guardare il mondo e concepire le relazioni con esso. Lo spirito di gruppo che qui ho sentito chiamare in causa e che dovrebbe essere uno dei capisaldi della vita militare non riesco francamnete a considerarlo autenticamente tale. E’ più che altro un spirito strumentale ad accogliere l’altro in quanto funzione del mio scopo e non come persona in se. (Naturalmente esistono migliaia di militari che sono persone meravigliose). Scomodando Kant potrei dire che l’uomo è considerato come mezzo e non come fine. E questo naturalmente produce, e la storia ne dà testimonianza, una spesso totale mancanza di empatia che genera drammi collettivi e disastri. Ci si educa a difendersi dall’altro prima che comprendere l’altro, prima che patire insieme all’altro. Qualcuno adesso mi dirà: ma in che mondo vivi? Un mondo peace and love non esiste ecc. E non posso dargli torto. Ma chi è il mondo? Il mondo siamo noi. E ci siamo lasciati sopraffare dall’istinto della paura, piuttosto che della comprensione. Il vero coraggio credo che sia proprio lì, nel comprendere. Possono sembrare delle considerazioni un pò fuori luogo in un blog in cui si parla di accademia aeronautica ma sono fermamente convinto che invece anche scelte come queste che, tengo a sottollineare, hanno comunuque la mia stima, sono irrimediabilmente influenzate dal concepire il mondo, le relazioni, in un modo piuttosto che nell’altro. Quello che spendiamo in un giorno di “guerra” nel mondo servirebbe a costruire 12 ospedali in Africa. C’è parecchio da riflettere…

    Un caro saluto Francesco



  • Aspirante accademia 18 ott 2011 alle 12:34

    Ciao ho letto la storia ed è molto particolare. Tra due anni ho intenzione di provare questo concorso, mi sto preparando da ora per poterlo passare al meglio, ma vorrei chiedere qualche consiglio a te che hai vissuto quest’esperienza sulla tua pelle alcune informazioni, sempre se hai tempo per rispondere..
    Vorrei chiederti, per quanto riguarda le visite mediche ed i colloqui, come si svolgono? cioè tu come ti sei approcciato al momento del colloquio, e poi come ti sei preparato per affrontare il concorso??
    Ho bisogno di più informazioni possibili per prepararmi al meglio, sono ancor più consapevole di ciò che aspetta a tutti coloro che entreranno leggendo la tua storia, però certamente è un periodo di passaggio e di scrematura, dove è necessario resistere per avere la soddisfazione finale. Questo almeno è ciò che penso io, comunque rispetto le tue parole perchè hai vissuto quest’esperienza direttamente sul campo.



  • Maurizio 01 dic 2011 alle 01:04

    Sono il papà di un ragazzo che è al secondo anno dell’Accademia Aeronautica. Ho trasmesso la passione del volo a mio figlio sin da quando aveva tre anni e, subito dopo aver compiuto 16 anni, l’ho iscritto ad un Aeroclub per conseguire la licenza di pilota privato. Sono stato io a infondere in lui il desiderio di divenire un pilota militare e probabilmente ha partecipato alla selezione per l’ingresso in Accademia in modo automatico senza un suo sviscerato desiderio. Superato il tirocinio e vinto il concorso, l’ingresso in Accademia è stato abbastanza traumatico e nelle pochissime occasioni in cui potevo parlare quel poco con lui, non sentivo altro che lamenti. Beh, debbo riconoscere che pur lamentandosi, è riuscito con molta grinta a superare il primo anno e la cosa che più mi ha fatto piacere è l’aver visto in lui la soddisfazione di far parte dell’Aeronautica Militare. L’inizio del secondo anno è ora per lui meno pesante e le soddisfazioni che riesce ad avere ripagano le fatiche spese per sottostare alle regole dell’Accademia. Pure a me sarebbe piaciuto aver potuto entrare in Accademia (non ho mai fatto il concorso all’epoca) proprio per la grande passione che ho per il volo, ma mi rendo conto che forse non sarei stato così capace di riuscire a rimanerci.



  • andrea 01 dic 2011 alle 12:55

    O.O la maggior parte di voi mi sembra un gruppo di fanatici -.-, io sono andato a Guidonia 2 anni fa per la prima prova, quella di cultura generale…, dopo aver visto quei (RIMOSSO) della Douhet , senza nemmeno iniziare la prova ho chiesto ad un ufficiale di poter lasciar l’edificio, in quanto avevo intenzione di lasciar perdere il tutto, alla sua domanda di spiegazioni in merito, ho risposto rispettosamente, dicendo ” Ho intenzione di continuare a pensare con la mia testa “….



  • Alex 06 dic 2011 alle 16:32

    Ex rostro IV…
    nelle parole di Francesco c’è il riassunto dei miei 2 mesi in quel di Pozzuoli… ed è proprio così ragazzi… meditate



  • Gae 10 dic 2011 alle 22:00

    Caro Francesco,
    non farò alcun commento sulla tua esperienza, considerandola come forse l’unica testimonianza sul web che possa rendere nota la vera vita all’interno dell’ accademia di pozzuoli.
    Io sarei più che altro interessato ad avere un chiarimento su uno dei controlli medici che si affrontano nel concorso.
    Sarai così gentile da spiegarmi quanto l’esame della vista conti per il ruolo normale naviganti, dato il fatto che il bando di concorso dell’ accademia non menziona assolutamente che il partecipante debba vedere con 10/10 senza correzioni e credo che questa sia l’unico dubbio che lascia appunto il bando.
    Ti ho apprezzato molto per il contributo che hai dato con questa tesimonianza, chiarendo l’idea (a mio avviso) a molti ragazzi, e con questa richiesta ti prego di chiarire anche me.



  • Daniele 11 dic 2011 alle 04:21

    Ciao Francesco, io quest’anno vorrei entrare in accademia aeronautica, e leggendo questo articolo insieme a mia madre sono rimasto un po perplesso, ma la volontà in me è forte, e un giorno vorrei poter volare.
    Siccome non riesco a reperire informazioni dal sito http://www.difesa.it, volevo chiedere a te,o a chi ne sapesse qualcosa, sai se sono ancora in tempo per iscrivermi al concorso ? Perchè c’è scritto che il bando esce a dicembre ma già siamo a giorno 11 e io ancora non vedo nulla.
    Vorrei sapere se sono ancora in tempo e se magari qualcuno di voi sa quando verrà pubblicato il bando con esattezza.
    Ciao e buona fortuna a tutti per le selezioni di quest’anno!



  • stefania 30 dic 2011 alle 10:11

    Ero un Eolo V…a distanza di tempo mi pento. Avevo vinto il concorso una donna contro tutti



  • antonio 02 gen 2012 alle 21:15

    ciao….. piacere di conoscerti ….ho letto la tua esperienza !!! e mi ha colpito…..tuttavia volevo domandarti se all’accademia aeronautica di pozzuoli è possibile accedere dopo aver conseguito il diploma ad un liceo scientifico,cioè dopo aver superato tutti e cinque gli anni al liceo ….!!!!! grz in aticipo per la risposta ….



  • Pierfrancesco 03 gen 2012 alle 12:29

    @antonio , si Antonio puoi farlo dopo i 5 anni di liceo puoi accedere al concorso, anzi ne è appena uscito uno adesso, e se ti diplomi a giugno puoi sempre partecipare, leggi il bando.



  • Francesco 10 gen 2012 alle 19:48

    Stessa identica mia esperienza, anno 2000 Corso Aquila V ruolo Naviganti (Pilota), scappato via al terzo giorno, ma comunque l’ A.M.I. mi è rimasta nel cuore ed apprezzo moltissimo alcuni miei amici che ora rivestono già il ruolo di capitani. A distanza di ormai 11 anni ancora penso all’ occasione persa, forse valeva la pena fare qualche sacrificio in più.



  • Maurizio 12 gen 2012 alle 22:03

    Bravo Francesco, mi piace la tua sincerità. Sì, l’Accademia è molto dura, ma se pensi a cosa poi ti riserverà il futuro, ne vale proprio la pena. Un mio amico tenente colonnello, poco prima che mi figlio partisse per iniziare la sua avventura in Accademia, disse a mio figlio che avrebbe dovuto per un po’ di tempo parcheggiare il suo cervello perchè, se avesse voluto lasciarlo attivo, sicuramente non avrebbe potuto resistere a lungo; aggiunse poi però, “Ricordati che se lasci l’Accademia, te ne pentirai poi per tutta la vita”. …beh, mio figlio ha creduto alle sue parole e, pur lamentandosi, è comunque riuscito ad arrivare al secondo anno (Nibbio V).



  • Francesco 18 gen 2012 alle 19:41

    Ciao Francesco, io faccio parte del corso Drago 5 entrato nel 2003, uno di quei corsi che e’ arrivato a 7 minuti la mattina!! io non giudico nessuno, nei primi mesi di accademia ho visto gente andarsene, piangere la sera oppure fregarsene….ognuno reagisce come crede non sta a noi giudicare. Personalmente non mi pesava molto quando mi punivano ma questo e’ il mio carattere… tranquillo non c’e’ solo l’accademia al mondo! in bocca al lupo per il tuo futuro!



  • Matteo Privinzano 31 gen 2012 alle 00:22

    Ciao Francesco sono un allievo ufficiale pilota del corso Nibbio V e devo confessarti che anche io ho pensato più volte di lasciare, soprattutto all’inizio… poi andando a Latina e pilotare i nostri aerei d’addestramento ho capito che queste emozioni sconfiggono ogni tipo di angoscia e sofferenza! Se vuoi una cosa la raggiungi a prescindere da qualunque ostacolo e avversità…



  • ZORRO 03 feb 2012 alle 10:18

    grande zio



  • Paolo 11 feb 2012 alle 19:31

    Io credo che sia una questione di carattere, c’è chi è portato a resistere a certe cose e chi invece no. Io ho fatto il militare come VFA sono andato via dopo una settimana!! NOn era vita per me, non sono mai stato trattato così da nessuno e sinceramente mi giravano le palle di dover fare tutto ciò che mi dicevano. Sono sempre stato libero ho sempre fatto ciò che volevo, e il mio carattere è proprio incompatibile con la vita militare. Pentito? Beh……forse solo per la sicurezza economica che ti da l’arma al giorno d’oggi ma per il resto per niente. Anzi ora sono laureato, e sono un libero professionista, e mi gestisco io il tempo ed il lavoro, e cosa fondamentale sono padrone di me stesso e dei miei pensieri.



  • Faridh 16 feb 2012 alle 15:54

    Caro ragazzo, mi rivedo in te, l’unica differenza e che allora la leva era obbligatoria ed io l’ho fatta da laureato partendo come AUC e finendo come militare semplice (causa di un infortunio poi riconosciuto causa di servizio).
    Quello che dici è vero come letteralmente assurdo, nemmeno nei centri di accoglienza profughi ci si comporta così.
    La vita sono sicuro ti darà altre soddisfazioni, non si può avere solo una opportunità.
    Auguriiii



  • Alex93 17 feb 2012 alle 00:37

    Io sono stato al morosini di Venezia..
    Concordo perfettamente che ci sia nonnismo, che le regole siano assurde e che il rispetto per la persona sia inesistente! (nel bando non bisognerebbe tagliarsi x forza la barba)
    tu non sei un debole, ma uno con le palle: disposto a rinunciare a un sogno agognato pur di non subire i soprusi di 4 sbarbatelli fomentati e prepotenti. Molti degli ufficiali non sono il “ne plus ultra” della società, ma automi privi di umanità, spirito di iniziativa e decisionale, cosí abituati a trattare e/o essere trattati male dal prossimo k per tutto il corso degli studi e gli anni immediatamente successivi sono cambiati, non sono più gli stessi, si sentono grandi.
    sebbene siano dei fomentati pronti a eiettarsi alla prima difficoltà..
    Hai il mio rispetto e la mia stima



  • matteo3349 25 feb 2012 alle 14:33

    Ciao, nel 1998 ho vinto un concorso in GDF, al secondo giorno in aula hanno chiesto chi aveva intenzione di rimanere, in caso contrario si poteva essere prosciolti il giorno successivo, c’è stata un’alzata di mano di una decina di persone; tengo a precisare che ho fatto un grossissimo sbaglio, ovvero quello di accontentare i miei genitori, per tale motivo ho fatto il concorso e l’ho pure vinto, questo per dirti che ho vissuto le tue medesime impressioni ed esperienze ma penso anche, non essendo stata una scelta mia quella di entrare in GDF, il tutto mi pesasse enormemente; considera che c’erano dei ragazzi veramente entusiati. Io ho lasciato dopo 15 giorni; quando avvisai l’ufficiale iniziò a dirmi se ci avevo riflettuto bene, che per colpa mia un altro ragazzo poteva essere entrato al mio posto ( se è per questo volevo rispondergli che poteva prendere al concorso anche un punteggio maggiore del mio ……..) e mi hanno tenuto letteralmente “segregato” in camera per una settimana con la scusa che da Roma non arrivavano le carte per potermi dimettere ………. ah! dimenticavo, l’ultimo giorno mi avevano detto che dovevo presentarmi in Caserma nella mia provincia perchè avrei dovuto svolgere l’anno di servizio militare (non ti dico il colpo che avevo preso considerando che 7 anni prima ero stato prosciolto per esubero); tornato a casa mi recai immediatamente in caserma e dopo una serie di accertamenti, mi informarono che era una cazzata quello che mi era stato riferito. la mia non è stata assolutamente un esperienza positiva, ma ripeto, sicuramente perchè non è stata una mia scelta.



  • aspirante finanziare 26 feb 2012 alle 01:18

    caro Francesco,
    ho letto la tua esperienza e ne sono rimasto un tantino turbato, tuttavia le mie motivazioni sono sempre tante così come è alto il mio entusiasmo. Ho deciso di fare i test per l’accademia della guardia di finanza, volevo chiederti se sai qualcosa al riguardo o se magari qualcuno che frequenta il blog mi può dare qualche consiglio.. ne ho un disperato bisogno !!!
    Saluti
    P.S. il fatto che tu abbia superato i test e che sia riuscito a entrare in accademia deve renderti molto fiero. Sicuramente sei sopra la media, i miei complimenti.



  • ANTO 30 mar 2012 alle 05:41

    Salve sig Ricci, inanzitutto mi complimento con lei per il coraggio, per la dignità e il rispetto che ha avuto nella sua persona. Ha scelto se stesso al farsi trasformare in qualcosa che non è.
    Le volevo chiedere se la scuola allievi marescialli della guardia di finanza ha lo stesso iter formativo, o se è più tranquilla sotto l aspetto militare… La ringrazio



  • Massimo Rudi 03 apr 2012 alle 21:15

    Ciao, sono stato tirocinante del corso Nibbio V (13 luglio 2010, Pilota/Armi). Quest’avventura è cominciata esattamente un giorno dopo il mio esame di maturità , puoi immaginare che non sono arrivato lì proprio al 100% delle mie energie e di conseguenza non l’avrò vissuta “al meglio”. Ad ogni modo io non ritengo i loro sistemi così brutali o pazzeschi. Certo, qualche dettaglio come le mani ” a paletta” lo ritengo anacronistico, eppure immagina quanti dettagli ci sono da considerare una volta che si gestiscono macchine complesse come gli aeromobili.
    Ricordo che la mattina avevamo un tempo sicuramente inferiore ai 10 min. per preparare tutto, cubo, barba, unghie tagliate, ecc. poi marciare, correre, inquadramenti, ore in aula,pasti (nei quali ero diventato un asso perchè li volevo portare a termine dall’inizio alla fine senza passare neanche un secondo in piedi) ,adunate,looping, temperatura altissima e sudate continue (pozzuoli, golfo di napoli , abbigliamento:pantalone lungo;camicia;canottiera;scarpe di cuoio, cintura; bustina) tutto contornato da punizioni , tutto da eseguire rigorosamente secondo le regole (di cui hai scritto), spaccando il secondo.
    Era faticoso, a volte soffrivo, eppure ne porto un bel ricordo. Me ne sono andato non tanto perchè non mi piacesse come funzionava, ma perchè volevo essere indipendente (quindi avevo capito che non sarei riuscito a fare ne 5 anni lì,ne quel tipo di lavoro). Dopo sono andato a fare l’università e nel contempo lavorare ,e sai cosa c’è? Non ho mai piu ricevuto il rispetto che avevo all’interno dell’accademia.
    Forse ti sembrerà incredibile quello che ti scrivo, ma a mio parere, nonostante le regole rigide e i codici era uno dei pochi posti dove ho sentito veramente di essere rispettato. Un posto dove conta la puntualità, dove conta rispettare e aiutare gli altri (ti avrebbero insegnato ad aiutare i tuoi compagni e ti avrebbero punito se li lasciavi indietro o in difficoltà), dove vieni considerato una persona.

    Non essere rispettati, essere considerati solo un numeretto, una matricola (neanche animali, magari) , è una cosa che ho cominciato a provare proprio da quando ho lasciato l’accademia, in posti come l’università (credo che durante i tuoi studi ti sarà capitato di essere considerato solo una matricola, inseguire i professori, presentarti un infinità di volte in segreteria per avere delle info, esami non verbalizzati far rispettare A LORO le scadenze, senza contare i raccomandati di tutti i generi ecc…), poi gli ospedali , gli uffici comunali ecc.
    Un capitolo a parte meriterebbe il settore lavorativo, dove ricevi proposte , oserei dire di schiavitù, per le quali secondo loro dovresti anche ringraziarli (del tipo: settore informatico, orario full time da 12 ore… 6 giorni su 7 nei quali l’azienda al massimo è in grado di garantirti un buoni pasto per 2€ al giorno, e in caso si raggiungono gli obiettivi commerciali forse riesci a fare 300€ netti in un mese, ecc…).
    Se ci fosse solo la metà del rispetto e della puntualità (che non significa repressione) che c’è in accademia la nostra società sarebbe meno malata,sicuramente meno individualista. Poi avrai visto che gli imbecilli stanno un po dappertutto (chi è fortunato ne incontra pochi).
    Apprezzo molto che hai scritto della tua esperienza come apprezzo la tua scelta, a me l’accademia ha aperto gli occhi , però prima di considerare folle la routine dei cadetti ti faccio un’esempio semplice, di una situazione che capita.
    Al di là delle missioni di “pace” ,delle quali chi fa questo mestiere conosce il senso delle virgolette, puo capitare che nel nostro spazio aereo un comunissimo velivolo civile vada fuori rotta nel cuore della notte senza autorizzazione e produca una traccia radar sconosciuta.In quel caso viene raggiunto dopo pochi minuti da un intercettore dell’am che comunica con i piloti del velivolo e a seconda dei casi lo rimette in rotta oppure lo guida all’atterraggio. Questo è piu o meno quello che succede in un caso di scramble (o QRA), nel quale in pochi minuti devono essere pronti a decollare aereo e pilota, quindi sia lui che tutto il team devono avere perfettamente in mente come svolgere la missione. Oppure (succede spesso al 15° stormo CSAR) c’è un paziente da trasferire con urgenza oppure qualche naufrago/alpinista da soccorrere, l’AM dev’essere immediatamente pronta a inviare i suoi elicotteri da pratica di mare, e per immediatamente intendo che ogni secondo perso puo costare la vita a una persona. Alla luce di questo, ti sembra un’esagerazione che gia in accademia venga insegnato a tenere le cose giuste ,al posto giusto ,nella maniera giusta? immagina cosa puo provare l’equipaggio di un hh-3f che deve andare a prendere un naufrago in piena notte magari con il mare in tempesta…
    In conclusione ti ringrazio ancora per quello che hai scritto e credo che l’accademia sia qualcosa che se interessa va provato (scusa se mi sono dilungato)



  • p 18 apr 2012 alle 15:19

    posso dire tranquillamente, poichè ho avuto una certa esperienze in merito, che tutte le FFAA sono alquanto inutili nel contesto sociale e civile del paese! basti pensare agli sprechi di parate e feste che fanno chiusi in 4 mura senza dare un minimo ala socetà, essendo solo una spesa pubblica di un peso notevole! in italia servono a poco! all’interno delle caserme cosa ci si fa? io mando la lettera a te e tu me la mandi a me! ed il cittadino? non ne ha nessun servizio. tenentini sbarbatelli di 20 anni che pensano di comandare gente con molta più esperienza di loro arrogandosi il diritto di essere dei “super” ma in realtà non è il grado che fa esperienza ma il contrario. ecco penso che bisognerebbe avere molta più umiltà in questo ambito, ma non vi è nulla di questo, personalmente chiuderei moltissime strutture militari e metterei quelle persone al servizio dell’agricoltura! dire che se il nostro paese entra in guerra o se dovesse venirte attaccato vi ricordo signori miei che siamo in europa e che l’italia ripudia la guerra…etc. etc. cosa esplicitamente scritta nella nostra legge madre! invece di pensarte alle parate e cose inutili perchè non si fa altro?ci lamentiamo dei politici e solo nell’esercito ci sono più di 600 generali! ma per cortesia non facciamo i ridicoli rendiamoci credibili!



  • p 18 apr 2012 alle 15:26

    …..altra cosa… per tutti coloro che si trovano in difficoltà in queste strutture….non abbiate paura se volete andare via andate pure….se vi dicono no non puoi andare andate via nessuno e dico nessuno può obbligarvi a rimanere in un luogo dove non volete stare questo si chiama sequestro di persona art. 605 c.p. come nel caso del ragazzo (te lo dico con affetto) che voleva andare via dall’accademia e per chi è troppo convinto e poco realista e vi incomoda pensate allora che è solo un luogo dove poter guadagnare qualcosa fate il vostro e sappiate che la vita è ben altro!!! ci sono tutti i mezzi e le strutture per poter difendere i propri diritti di persona e di essere umano nella socetà civile ma anche militare!!
    Buona fortuna a tutti!!!!



  • Aviere 317 18 apr 2012 alle 21:33

    MMMMM, sinceramente caro amico “p”, il tuo commento è legittimo, ma piuttosto riduttivo. Dire che le Forze Armate sono solo parate e cose inutili significa rinnegare la presenza dell’esercito quando, in occasioni di terremoti, hanno collaborato al recupero delle persone rimaste in pericolo di vita tra le macerie, o in caso di alluvioni il lavoro svolto, e nel solo caso della Campania, il loro intervento per togliere l’immensa immondizia rimasta a terra.
    E vogliamo parlare dell’Aeronautica? Che interviene in caso di emergenze sanitarie, in caso di incendi, in caso di recupero di persone all’estero e in zone di guerra?
    E la Marina? Che vigila sui porti?
    Dire “L’Italia ripudia la guerra” è un assunto che non serve quando un esercito tipo quello di Hitler, che entrò tranquillamente in Danimarca (che ripudiava la guerra anch’Essa) e ne fece ciò che egli volesse…., intenda invadere un Paese per un motivo o per un altro.

    Esprimi altre motivazioni, offendi anche le persone che conosci personalmente per ciò che sai che abbiano fatto, ma non vomitare fango inutile su Istituzioni che potrebbero aiutare anche te un domani. Per le offese concentriamoci sui partiti e sul fatto che si stanno divorando il paese alla faccia degli Italiani, quella sì che è un’altra storia….



  • p 19 apr 2012 alle 03:16

    infatti! anche se in maniera molto marginale accade tutto ciò, nel senso una volta o due in una carriera lavorativa un militare italiano fa qualcosa per la collettività del paese. quindi i conti sono presto fatti. forse forse l’unica che ha un contatto con la realtà civile è la capitaneria di porto. recupero di persone in terremoto forse se ne occupa la protezione civile. la protezione civile è quell’apparato globale che serve per superare una crisi in un territorio, ma mi dispiace al recupero persone sono deputate persone specializzate, non a caso abbiamo un ottimo corpo dei vigili del fuoco, che mette a disposizione e rischio del personale altamente motivato e qualificto, immaginare una persona per nulla qualificata a recuperarmi da delle macerie mi fa venire i brividi sinceramente, preferirei una morte sorda! per lo smaltimento rifiuti in campania ricordo che per l’occasione quello che serviva era l’apertura di discariche e scorte da parte delle forze dell’ordine dei mezzi di recupero della ditta deputata e lo posso dire per certo, non serve togliere l’immondizia se non si ha dove metterla!per gli incendi provvedono i vigili del fuoco protezione civile o corpo forestale dello stato, sicurezza aerea? vogliamo parlare delle torri gemelle? e ricordo inoltre che la germania di hitler ha marciato invaso e conquistato roma senza sparare un colpo! forse non siamo preparati a molte cose siamo un popolo che troppo spesso non fa i conti con la realtà. ci accontentiamo della pubblicità!



  • Aviere 317 19 apr 2012 alle 12:38

    Credo che tu sia disinformato su molti fronti, se non su tutti.
    Sinceramente fa molto male quando si interviene con commenti così superficiali quando da dentro si son vissute esperienze (belle o brutte) che raccontano ben altro. Io ho fatto l’aviere di leva (e non la banale obiezione di coscienza per chi non maneggia armi, che alla fine erano i joystick come si usano alla Playstation…) all’Accademia Aeronautica, in una posizione assolutamente svantaggiata perché eravamo lo zero sociale della gerarchia militare, eppure eravamo qualcosa di cui oggi si sente la mancanza: eravamo l’esterno che entrava a ossigenare un ambiente troppo ristretto, e quest’analisi fu fatta proprio da loro, segno della considerazione e conoscenza della limitatezza che colpisce tutti gli ambienti “riservati”.
    Questa presa di coscienza vale molto più di mille altre considerazioni che potrei fare: vedere gli operai marmisti in lacrime scrivere i nomi dei piloti caduti in addestramento, nella Chiesa dell’Accademia, poiché avevano avuto il tempo di conoscerli; lo stringersi insieme tutti per agevolare il lavoro di un maresciallo che stava disperatamente combattendo il cancro di suo figlio.
    Di fronte a certi gesti, il nonnismo, la sveglia, il modo di mangiare a mensa, e tutto il resto, davvero lascia il tempo che si trova.
    Tutti questi commenti sulla personalità, sull’annichilimento del soggetto, a me mettono molta tristezza quando sono orientati a senso unico. Qui sotto accusa è il sistema militare. Ma vogliamo mettere la lobotomia alla quale ci sottopongono i politici? Adesso che siamo in una situazione disperata ancora ci sono politici che ci vorrebbero convincere che il loro modo di fare è giusto?
    E’ lì che dobbiamo intervenire, non per un addestramento specializzato che fornisce appartenenza, carriera, e rende le persone adatte a servire la collettività.



  • Aviere 317 19 apr 2012 alle 12:40

    PS: poi a proposito della spazzatura a Napoli, basta cercare un secondo su google e vedi se c’era o no l’esercito, come in tutti gli altri posti.



  • p 23 apr 2012 alle 04:55

    mi riferisco all’ultimo periodo, quando si parla di addestramento….prova ad immaginare una persona e non di un soggetto (termine tecnico e poco “umano”) che ha dei seri problemi e l’amministrazione ti ripudia….si parla di salute, vita umana!!! quindi non si parla di sciocchezze! la società di oggi putroppo è improntata allo sviluppo e si dà troppa importanza alla facciata alla burocrazia! non so se è mai accaduto quando si è in malattia ad esempio l’ufficio chiede: hai mandato il certificato?” ma nessuno ti chiede come stai? negli ospedali militari fanno carte ma non ho visto nessuno dire come stai? questa società è un gigante d’acciao con i piedi di argilla! il prodotto finale deve essere l’uomo sempre e comunque! e poi per la solidarietà sugli ambienti di lavoro è molto diffusa non solo negli ambienti militari, in verità è in tutto il mondo che funziona così e di sicuro non ti fanno sveglia nonnismo e quant’altro! forse non si ha altro da pensare! ecco zero sociale della gerarchia militare! mah! si fa parte di un sistema un meccanismo un ingranaggio e servono TUTTE le rotelle per farlo funzionare! dire che non serve è solo nepotismo demagogia e frustrazione, e per la cronaca i commenti non sono superficiali sono 15 anni che sn nell’ambiente!! e questo forum non parla di politica ma di altro!
    buona giornata!



  • p 23 apr 2012 alle 05:01

    p.s. “l’annichilimento del soggetto……….a senso unico” come si dice: a fare il f…..degli altri sono tutti capaci!”
    chi vuole intendere intenda!



  • Aviere 317 23 apr 2012 alle 10:58

    Beh, vedo che anche tu giri il discorso per forza nel senso unico che ti interessa.
    Quando parlo di “zero sociale” nella gerarchia, intendo il livello teorico di appartenenza che significa, in linea di massima, che un aviere non può mai – in linea di principio – chiedere di parlare direttamente con un ufficiale senza seguire l’iter gerarchico, ma nella realtà dell’Accademia non era affatto così, tanto che la nostra mancanza si sente tuttora proprio per quel “ricambio di ossigeno” di cui parlavo. E non ho mai detto di essere stato “trattato” da zero sociale…
    Attenzione alle persone in caso di salute? Beh, ometto di parlare di tutti i casi che sarebbero stati “riformati” per motivi anche gravi da parte di burocrati di cui parli, e che invece sono stati tollerati da tutto il sistema per non rovinarli dal punto di vista lavorativo. Come tu ben sai, una certa nota sul congedo equivale a un danno permanente, laddove serva per eventuali concorsi. Ebbene molti ragazzi sono stati congedati invece di essere “riformati”, proprio per non danneggiarli nel mondo civile. E non sto parlando di punizioni disciplinari, ma di casi clinici certificati, che “umanamente” sono stati accettati dai ragazzi che dovevano sobbarcarsi anche il loro lavoro.
    D’accordo che non vogliamo parlare di politica, ma in altri campi lavorativi a nessuno è capitato di dover subire le vessazioni dei colleghi o dei superiori? In quei casi cosa si fa, si subisce, si reagisce o si fa partire un blog? A me l’idea del blog piace, ma allora facciamolo anche per gli uffici pubblici nei quali lavora uno su 25. Questo non è nonnismo o annichilimento della persona?
    Poi, 15 anni ma in quale ambiente?



  • Manuel 23 apr 2012 alle 21:16

    Ciao Francesco, grazie per aver condiviso la tua esperienza, in quanto anche io sto per farla come allievo maresciallo a Viterbo. Sono d’accordissimo con quello che pensi, le accademie non dovrebbero formare automi lobotomizzati, dovrebbero far uscire uomini veri, disponibili, coraggiosi, intelligenti e affidabili. Penso che le regole sono troppo rigide. Secondo me per formare gli allievi basterebbe sveglia alle 7, mezz’ora di tempo per lavarsi e fare il letto, mezz’ora di colazione e alle 8 appello. Poi lezioni e studio fino alle 14, un’ora di pranzo, marcia fino alle 18 e dedicare il tempo rimanente allo sport/educazione fisica, e alle 9 tutti in camerata, ora libera fino alle 10 per svagare/chiacchierare con i compagni e infine tutti a nanna. Avanti così fino al giuramento e poi si viene indirizzati a lavorare secondo la propria specializzazione. Secondo me sarebbe l’ideale per istruire i militari: ordine, disciplina, rispetto, gioco di squadra. MA NON LAVAGGIO DEL CERVELLO!



  • p 23 apr 2012 alle 22:53

    fermo restano che la nota negativa sul congedo potrebbe essere solo per quadri psichiatrici medio-gravi ma solamente per quello che potrebbe riguardare la stessa forza armata, dove la commissione medico legale è dello stesso ente! per la vita civile è uguale a zero! non serve a nulla o per altre pubbliche amministrazioni che non siano forze armate! per amministrazione diversa non guardano nulla di tutto ciò. il congedo non sanno nemmeno se una persona ce l’ha o meno, per questo è “bella” l’italia poichè si dice tutto ed il contrario di tutto e nessuno ha torto e nessuno “paga” in questo senso! parlare di zero sociale nella scala gerarchica equivale essere trattati come tali. appunto lo zero è zero! altrimenti che zero è?tutti bei paroloni linea di principio questo è quello…non si può parlare? ma stiamo scherzando? anche il più alto graduato dei generali è di carne e ossa! è umano! quindi uguale a me e chiunque altro, se poi una persona si sente, ma è solo una sensazione, superiore e vive di questo va bene così, prego il buon Dio per lui! le persone da riformare devono essere riformate! il sitema è creato per l’inserimento più idoneo all’interno della società. anche la riforma è uno strumento ius corrigendi dell’individuo, non sono i medici a giudicare, si tratta di omissione di atti d’ufficio o abuso d’ufficio, non siamo noi a giudicare ma ci sono le leggi da rispettare e non da scansare! e poi non si congeda una persona in servizio di leva obbligatorio anzichè riformarla! almeno in italia è sempre stato così se è stato fatto diversamente è un’imbroglio! lavora in italia uno su 25? io dico che evidentemente nemmeno quell’uno lavora! questa è l’italia se non ci piace cambiamo paese allora! io come i miei colleghi lavoriamo tutti e siamo dipendenti pubblici!



  • Aviere 317 24 apr 2012 alle 12:30

    Guarda, caro p, il tuo ragionamento è molto strano e molto contraddittorio. Da un lato esponi larghe critiche verso il mondo militare, dall’altro, dove vedi alcune eccezioni a comportamenti criticati, ne critichi l’eccezione. Sembra che sia quindi una critica fine a se stessa, solo perché evidentemente sei contrario tout court all’ambiente militare, e questo lo confermi decretandone l’inutilità.
    Credo ormai che sia inutile insistere, perché ti stai mettendo nella posizione (piuttosto errata, in verità) di quello che rende generale una esperienza o un parere personale.
    Non vorrei riferirmi alla scuola della Programmazione NeuroLinguistica, secondo la quale ogni realtà è determinata dal proprio punto di vista e di conseguenza ciò che vedi tu non potrà mai essere ciò che ho visto io, ma la stessa scuola dice anche “ciò che è possibile nel mondo, è possibile anche per me”.
    Secondo questi assunti, in una realtà così assurda e ostica, sarebbe stata una bella sfida entrarvi, superare le difficoltà (accettate o meno), arrivare ai vertici e cercare di cambiarle, una volta compreso che siano davvero così assurde.
    Ti faccio un esempio che calza su di me: anche per noi avieri e tra noi avieri esisteva il nonnismo, pur se trattavasi di qualcosa di davvero blando e ridicolo. Ebbene, i miei cosiddetti “nonni” erano molto più giovani di me, dato che sono partito per la leva alla “veneranda” età di 26 anni. Mi dissero: “dovremmo farti il nonnismo ma non ci viene….” però mi dissero in che cosa consistesse, in modo da applicarlo alle successive “spine”. Quando venne il turno mio, di essere nonno, io non trasmisi alcunché, per cui gli avieri più giovani sono venuti in Accademia senza subirlo e senza trasmetterlo, e man mano il nonnismo è stato estirpato.
    Ora, per carità, come ho scritto dal principio, rispetto la scelta del nostro ospite, di decidere di allontanarsi dal mondo militare, ma non credo che tutti gli altri cento ragazzi che hanno continuato debbano essere deprecati perché si sono fatti lobotomizzare. Magari hanno “sorvolato” sulla stupidaggine di quelle azioni, pensando fermamente all’obiettivo finale di diventare ufficiali. Come si dice oggi, hanno “contestualizzato” (così dice anche la suddetta scuola NeuroLinguistica) hanno pesato queste cose nel contesto in cui valevano, e le hanno superate. Non credo siano da disprezzare, soprattutto se in seguito sono giunti a una maturità che ha permesso loro di rileggere tutte quelle situazioni incresciose e imbarazzanti con una punta di malinconia.
    Io sono stato invitato l’anno scorso al giuramento del Nibbio V (io da aviere di leva, invitato dal capocorso, attualmente Tenente Colonnello!!!) e mi sono commosso ad assistere ai racconti degli attuali ufficiali, di quando appunto venivano puniti a mensa o perché erano in continuo ritardo all’adunata del mattino. Ognuno di loro aveva famiglia, aveva avuto una certa carriera e così via. Persone assolutamente normali come tutte.
    Ecco tutto, come ti avevo detto già in un post precedente, parliamo di un singolo episodio, parliamo di una singola persona, poiché non tutti possono essere in sintonia con noi e non tutto ciò che ci passa davanti ci può essere gradito, ma gettare fango su un settore che per altre persone, e da altri punti di vista non è così negativo, non mi sembra il rimedio migliore per cambiare le cose.
    Spero di dare spazio ad altri, credo di aver preso anche troppo spazio qui sopra…..



  • alex 12 mag 2012 alle 16:15

    E’ una cosa che reprime la creatività e limita l’ unica risorsa che ci rende ben distinti dagli animali cioè la libertà e che annulla ogni forma diversità e di caratteristica inidividuale portando l’ individuo ad un processo di standardizzazione. Ricordiamoci che fortunatamente ci si ricorda dei personaggi che hanno messo al servizio dell’ uomo la loro creatività e non la loro forza.



  • mary 05 giu 2012 alle 23:53

    ehi ciao,ho letto quello che hai scritto…so bene che è la realtà,ho un fratello ed un ragazzo che l hanno passato prima di te…..io stessa volevo entrarvi,però mi piaceva di piu la marina. provai ma non andò..ora sono laureata,anzi ho anche un post laurea,sto provando il concorso per commissario, che come puoi immaginare è cosa ben diversa dalla vita di accademia delle forze armate.Devo dire a malincuore che non ti sei affatto perso nulla a rimanere in quella prigione…sicuramente l AM può darti emozioni,può farti crescere,può farti studiare,viaggiare e soprattutto non a tue spese…se entri come navigatore o pilota e sei bravo, per un paio di anni vai a fare corsi in america o in canada,ti dà un buono stipendio….MA TI PRENDE TUTTO…..Dopo 2 anni di America per esempio,bellissima esperienza ma cosa ti resta…..ti privano della libertà di essere te stesso, ti danno e ti portano via tutto…se abiti lontano dall accademia,in pratica perdi gli amici,la famiglia,la ragazza…e quando finisce il tempo dell accademia seguono i continui cambi di destinazione,non ci si puo fare una vita e si rende quella di chi ti sta accanto un inferno…penso che tu già lo sappia questto,ti sei risparmiato una tortura,ma soprttutto hai potuto fare le esperienze che ad oggi nessun cadetto,allievo,sottotene.e tenente dell AM ha fatto nè farà mai!!!!!!QUESTO SICURAMENTE….Mentre le soddisfazioni che hanno loro,se sei in gamba le potrai avere in qualsiasi altro mestiere..



  • Alfredo 13 giu 2012 alle 01:50

    Ciao Francesco, innansitutto grazie per aver pubblicato la tua esperienza, purtroppo è andata male vabbè, ma se ogni anno migliaia di ragazzi vogliono entrarvi, non sarà un inferno per tutti, e non mi riferisco solo a chi sogna e basta ma anche ai parenti di persone dentro, che quindi sanno com’è la vita li dentro e la severità imposta. Ho tentato ad accedervi quest’anno ma per un errore mio nella lettura del bando, tutta la mia preparazione è stata inutile, poichè avevo superato il limite d’età di 1 mese e non c’è stato verso di chiudere un’occhio, le regole son regole e hanno ragione. ho trovato però un’altra strada, facendo il vfp1 il limite d’età s’innalza e avrò nuovamente l’opportunità di entrare in accademia. Io penso questo, tra ragazzi e ragazzi c’è un diverso valore di volontà, c’è chi darebbe la vita per diventare un ufficiale, c’è chi la vede come una sfida con se stesso, c’è chi lo vede come un lavoro redditizzio per cui vale la pena provare, c’è chi lo fa tanto per.. penso che tu senza ombra di dubbio sei un ragazzo intelligentissimo e in gamba, ho visto nella home che ti sei anche laureato quindi sai far funzionare la testolina, ma forse non eri motivato al 101% forse è stato questo che ti ha fatto trasformare quest’esperienza in un incubo. Ovviamente io non sono li dentro, ma ti giuro che è il mio sogno da quando ero piccolo e farò di TUTTO per entrare in accademia aeronautica di pozzuoli e diventare un UFFICIALE. Grazie ancora per la descrizione della tua esperienza, mi ha fatto piacere in particolar modo leggere come funziona la giornata tipo in accademia.
    Ciao e buona fortuna
    Alfredo



  • Stefania 14 giu 2012 alle 10:13

    Caro Alfredo, non saper leggere e comprendere un bando di concorso pubblico vale già come selezione naturale…poi ci tenevi così tanto, come vuoi fai credere, quando il bando è dai 18 ai 22 compiuti???in questi 4 anni cosa hai fatto, visto che eri per un mese oltre il limite?provato e mai accettato o ti sei svegliato all’ultimo?L’accademia non credo abbia bisogno di gente come te. E basta con questi italiani che sperano sempre nel “chiudere un occhio”!!!!Preciso che al giorno d’oggi laurearsi non è poi questo sintomo di intelligenza, purtroppo.
    Chi ti scrive è una persona che ha fatto il concorso, vinto davanti a tutti gli altri, ma che come ho già raccontato le opportunità che offrivano mi stavano strette. Oggi avvocato a 27 anni, ma non per questo intelligentissima.



  • Alfredo 16 giu 2012 alle 15:17

    Cara Stefania, evidentemente io non ho avuto mamma e papà con la manina pronta a consegnare i soldini! a pagarmi l’università! la nissolino per una preparazione al top per il concorso!! finita la scuola non mi sono goduto neanche l’estate che me ne sono dovuto andare (PER FORZA MAGGIORE!!!) A LAVORARE!! non ho fatto la bella vita!! purtroppo necessitava di portare soldi a casa ed è quello che ho fatto! che mi spunti ora tu che mi fai la morale MA CHE CAVOLO NE SAI! di certe cose?? dire a Francesco che è comunque un ragazzo in gamba per essersi laureato che male c’è??? qual’è il problema??? non gli ho detto sei un professore d’altri tempi!!
    e poi tu che alla prima difficoltà molli tutto e te ne vai a casa parli?? l’età, nel momento in cui la situazione permetteva e ho ripreso gli studi, l’ho superata di un solo mese e nella lettera arrivatami a casa era specificato che potevo comunque far ricorso straordinario a 2 sedi per poter risolvere la situazione, questa era la descrizione esatta della citazione “chiudere un occhio”! e cmq cara Stefania non mi sono mica arreso, la strada alternativa per entrare in accademia c’è, ed è il vfp1 con la quale s’innalza il limite d’età fino a 25 anni e farò il concorso! e all’accademia gente in gamba come me che non si arrendono, che anche di fronte alle difficoltà della vita continuano a lottare per arrivare all’obiettivo, che si mettono in gioco il tutto e per tutto, ne hanno di bisogno e come!! sono questi i candidati perfetti che cercano e che filtrano tra gente come te che entra in accademia e appena non trova la pasta col ragù torna a casa!



  • sasa 22 giu 2012 alle 12:13

    la cosa piu ridicola quando eri inquadrato e che se dovevi starnutire dovevi farlo sulcollo del tuo collega davanti a te perchè non ci si poteva muovere dal inquadramento…….oppure comandi…dica…desidererei soffiarmi il naso ,,,,,,,faccia,,,,,,,hahahahahahha mi vengono i brividi solo a pesarci a quel periodo ciao



  • Lylyth 24 giu 2012 alle 19:11

    Ciao! Ti scrivo per ringraziarti di averci descritto la tua esperienza. Ho letto buona parte dei commenti e allibisco di come nel 2012 ancora esista gente tanto “ristretta” di mentalità da poter pensare che l’umiliazione personale sia un buon sostituto delle situazioni di stress della missione e della carriera militare. E’ una immane CAZZATA! fatevelo dire da chi le situazioni di stress le vive ogni giorno in una vita familiare a dir poco disastrata e che coltivava il sogno di fare il Carabiniere per rendere giustizia allo Stato,alle persone ed alla comunità e che leggendo qui in giro ringrazia il cielo di non avercela mai fatta!. Ma dove diamine stà scritto che saper fare un cubo con un maledetto cazzone che ti grida nelle orecchie “prestocheètardi” ti insegni a prendere una decisione sotto il fuoco nemico?! Io gli farei provare cosa vuol dire decidere se fare la spesa per tua sorella o per tuo zio o se tenersi 20 euro nel portafoglio per mangiare e poi me la raccontano la vera situazione di stress. Il militare,ricordiamocelo, non è quel cristo disgraziato e ladro arruolato nelle legioni romane in numidia e spedito a conquistare la gallia eh! Il militare è un uomo che ha RISPETTO e qui mi pare che manchi abbondantemente…. che desolazione…



  • Francesco 25 giu 2012 alle 19:58

    Alfredo ha ragione, condivido. Vedi stefania non tutti abbiamo la fortuna di avere delle spalle forti ( credo di essermi spiegato ) dalle tue parole che comprendo?
    -all aeronautica non ci tenevi al 100% , dato che sei avvocato credo che provasti l accademia solo per prenderti una laurea mentre mangiavi e ti godevi lo stipendio e una volta terminato gli anni ti saresti aperta uno studio. Non sei l unica a fare questi ragionamenti, ne conosco molte di ragazze che lo fanno per questo.
    Alfredo lo ammiro, il vfp1 è una strada MOLTO lunga, ma l’unica, e se lo fa significa che ci tiene. Io personalmente non nutro passione per l AM, bensì per l arma dei carabinieri. Ho letto questa esperienza perchè la ritengo interessante, molto. Francesco Ricci ha tentato l accademia, e ha scelto di mollare, non gli andava le regole e la disciplina ( a prescindere se sia giusta o meno ). L importante è che ci abbia provato, ha fatto nuove esperienze, e un giorno potrà dire di averci provato. Anche perchè non è detto che chi entra debba per forza restarci, il tirocinio a questo serve, a far capire agli allievi se sono adatti a quella vita. Non ce da vergognarsi, anzi, ce da ammirare la sua sincerità. Un’ ultima cosa: per quanto siano dure le regole non diciamo che sono ingiuste, diciamo che con la nostra mentalità ci risultano difficili da apprendere. Infatti sono stato il primo a sbigottirmi, lo ammetto.



  • stefania 03 lug 2012 alle 16:15

    A chi scrive per facta concludentia che se si termina l’università in 5 anni è unicamente perchè mammina e papino hanno pagato…e non perchè si fanno sacrifici e si dorme poco…non sto a rispondere, chi mi conosce sa di quante persone è composta la mia monofamiglia dall’età di 16 anni. A chi scrive che non ci tenevo poi molto all’accademia posso dire con il senno di poi che quando vedi determinate cose…comprendi che quello che sognavi non è quello che era realtà e non parlo della vita d’accademia, ma si soffre tanto davanti a una sconfitta così. Chi mi ha risposto non ha ben compreso le mie parole, non erano sul personale, ma andavano oltre. Relativamente all’università gratis in accademia…si vedano le prime righe, ognuno ha la sua vita nessuno giudica il personale, ribadisco! Date le parole taglienti gratuite, io dico al caro Alfredo: buona fortuna per vfp1!



  • Alfredo 04 lug 2012 alle 00:58

    Ti ringrazio Francesco e condivido la tua ultima citazione sulle regole, è vero, con la mentalità nostra o perchè siamo ancora dei ragazzi o perchè siamo “italiani”, le regole non ci vanno molto giu. Io sto provando in tutti i modo ad accedere all’AM, la passione non mi manca minimamente, ma sono ancora qui, chissà se anch’io non riuscirò a reggere alla situazione che si vive in accademia, spero ovviamente di tener testa a tutto. “Italiani”, comunque, perchè se dobbiamo essere sinceri siamo un pochetto “viziati”, vedo persone extracomunitari che fanno cose che noi ci avremmo pensato un migliaio di volte, ovviamente le cose lecite intendo, questo per sottolineare che magari siamo un pò orgogliosi e non ci va di abbassare facilmente la cresta, poi comunque ognuno col suo carattere.



  • Mic 10 lug 2012 alle 22:28

    Ciao, ho vissuto la tua stessa esperienza ormai quasi nove anni fa. Ho resistito un pò più di te, ma dopo una ventina di giorni ho mollato anche io. Allora premetto che quando ho letto quello che hai scritto ho rivissuto quei giorni, e un brivido mi è sceso lungo la schiena:)
    Quello che hai scritto è tutto vero, però non condivido il tono che utilizzi. Mi spiego meglio.
    E’ vero l’accademia per un civile è un qualcosa che non può essere compreso, ma è anche vero che tutte quelle regole sono lì solo per forgiare il carattere. Quando parlo con amici di quell’esperienza, in particolare i più intransigenti, ci vedono solo del fanatismo…SBAGLIATO! Serve a migliorare te stesso, è vero un commento che ho letto (ne ho letti solo due o tre), la sfida non è verso te e l’accademia ma verso te stesso. Io lì dentro ho capito i miei limiti e ho capito dove migliorare, perchè non è solo nel mondo militare che vivrai situazioni di forte stress. Oggi, dopo nove anni, ho conseguito laurea (triennale e specialistica), un master, ho fatto diversi stage…e ancora passo situazioni di forte stress, quando i tuoi superiori ti fanno fare la notte per finire i lavori. Quello di diventare un ufficiale dell’areonautica è un grane obitttivo, ora non so quanti anni hai ora e cosa hai fatto dopo, ma ti assicuro che se ti prefiggi grandi obiettivi in qualsiasi ambito dovrai sempre imbatterti in situazioni di grande stress e dovrai fare i conti con superiori che ti impartiscono ordini senza senso (io stesso sono due settimane che rifaccio lo stesso lavor per il mio manager, e sono arrivato anche a non pranzare), ancora oggi indosso una cravatta ogni giorno e corro per arrivare puntuale a lavoro. Lo so che sono cose diverse, ma quello che cerco di dirti è che lo stress che subirai nella vita civile non sarà da meno, quindi non etichettare in questo modo l’accademia. Io ho mollato come te, anche perchè ho capito che forse fare il pilota non era il mio obiettivo più grande, e lì sono hai una forte motivazione crolli per forza ed è giusto che sia così. Oggi ho in mente cosa voglio e sono disposto a stress anche più elevati per conseguirlo.
    Poi a me l’accademia ha dato una grossa mano, mi ha dato una grande motivazione. Da quando ho lasciato non mi sono mai fermato, ho studiato tanto e lavorato tanto (non credere non sono un maniaco del lavoro, so anche divertirmi, ma ho imparato che organizzare i tempi è importante e ho imparato che se vupi una cosa devi faticare per ottenerla). Lasciare l’accademia per me è stato triste ma non rimpiango di essere entrato, così come non rimpiango di aver lasciato. Non tutti siamo portati per fare le stesse cose.

    Infine credo di essere una persona con una certa educazione sia famigliare che culturale, e vi dico che in accademia NESSUNA UMILIA NESSUNO! NON ESISTE NONNISMO, o almeno io non ne ho visto. E’ solo una forma di educazione molto rigida che noi civili non possiamo capire e comunque tutto quello che è descritto (ripeto molto bene) dal ragazzo è riferito solo ai primi sei o sette mesi del primo anno di accademia.

    Con questo ti dico, viva la libera espressione del pensiero, anzi fai bene a fare capire a tutti quelli che vogliono entrare cosa li aspetta, ma fare un blog addirittura contro l’accademia mi sembra veramente offensivo verso i valori che questa istituzione rappresenta.

    Spero che comprendi le mie parole, quando ho visto il blog non ho potuto fare a meno di lasciare un commento.

    PS: Conosco ragazzi che oggi sono ufficiali (anche di altre accademie) che sono persone bellissime e hanno avuto ottime esperienze



  • marcolix 13 lug 2012 alle 23:33

    Ho vissuto le stesse identiche esperienze all accademia areonautica Giulio Douhet nel 2007 dopo aver superato le selezioni(avevo 15 anni)le relative visite e prove dovevo sostenere una settimana di prova a luglio in accademia per poi iniziare l ‘ anno scolastico a settembre in accademia,ero nell’ indirizzo di studi classico,ma al terzo giorno sono fuggito chiedendo a mia madre di darmi l’ autorizzazione per tornare a casa. Ovviamente a tutto il personale e a tutti quei ragazzi,preciso al 90% mandati li obbligatoriamente dai genitori e davvero un piccolissima parte consapevoli della scelta fatta(eravamo io e un ‘ altro ragazzo ad aver provato il corso per passione e non perche’ strumentalizzati dalla famiglia)saro’ sembrato pazzo dopo tanta fatica per entrare a rinunciare a questa occassione……Ma la mia rivincita l’ ho avuta ai colloqui con gli psicologi(come se fossi io il pazzo) li infatti alla richiesta di spiegazioni ho semplicemente risposto…..”Io non ho intenzione di sacrificare la mia liberta’ di pensiero e di espressione per uno stato corrotto, per un mestiere che a tutto dovrebbe essere associato tranne che alla guerra……il volo e’ passione,liberta’,spregiudicatezza e genio….proprio come lo e’ stato per i primi pionieri….percio’ lascio quest’ occasione con la consapevolezza dell’ incognita del futuro ma se sara’ questa la mia strada ci arrivero’ per vie traverse senza essere lo schiavo o il robottino di turno…..”
    Saranno stati gli studi classici a farmi ragionare cosi’ ma avendo udito queste parole e aspettandomi una ramanzina dagli psicologi e dal tenente presente ricevetti solo una marea di complimenti ,gli psicologi dissero che a 15 anni non era da tutti ragionare cosi e successivamente fui stato portato davanti agli altri cadetti e elogiato per la mia fermezza e la mia maturita’……..Li ho avuto la mia rivincita…..e ancora oggi penso che tutti coloro che sono nell esercito abbiano un cervelletto limitato….istruito solo a prendere ordini…al pari dell ipad da dove sto scrivendo…….e che la liberta’ e il raggiungimento del proprio sogno non debbano venire a compromessi…..oggi ho 21 anni studio al politecnico ingegneria,lavoro e cerco di mettermi da parte i soldi per l atpl da privato magari all estero……e’ tutta un icognita ovviamente…..di sicuro con l areonautica militare il proprio futuro sembra piu roseo di quello di chi prende un atpl a pagamento……ma ragazzi e qui rispondo a quelli che dicono che non hai le palle se molli…….Avete sbagliato tutto ci vuole molto piu coraggio a rinuciare al proprio sogno che a sottomettersi a chiunque per raggiungerlo….non ho mai leccato le scarpe a nessuno e mai lo faro’….la mia vita e la mia liberta’ hanno piu valore di ogni cosa……grazie alle mie scelte ho vissuto un adolescenza felice come tutti….forse ho perso il treno o forse no….ma di sicuro io uso ancora il mio cervello….e non rientro nei 50 milioni di italiani che hanno votato berlusconi(idolo delle forze armate finche non si e’ mangiato anche i loro soldi) e che sono disposti a essere trattati come numeri invece che persone……ed e’ questo il motivo per cui tutto va a rotoli…..la gente non capisce da sola cosa e’ giusto e cosa non lo e’…..ha sempre bisogno di ricevere ordini nella vita per rimanere inquadrata nel gregge…..ed e’ sul controllo assoluto della liberta’ individuale che in passato le popolazioni erano soggiogate da despoti e tiranni e oggi soggiogati e controllati dalle banche,dal massone di prima categoria monti e dai grandi(infinitamente minuscoli) della terra……io non saro’ mai il braccio armato(poi su una cosa cosi’ nobile come gli aerei) di questo sistema….ma il mio paese se ne frega…………



  • slaider 17 lug 2012 alle 22:40

    Salve, sono il papà di un ragazzo che attualmente stà frequentando il tirocinio in accademia a pozzuoli, ormai mancano 2 giorni al ritorno a casa, poi si vedrà. Sono riuscito a parlare con lui al telefono due volte ed ho notato dalla sua voce un senso di rassegnazione, cioè che nel caso in cui dovesse vincere il concorso forse non partirebbe per quest’avventura si ritirerebbe.Non lo so e non credo che cercherei di convincerlo a tentare, la vita li dentro e dura,la giornata li dentro e di 18 ore fatte di cose che hai descritto, alcune sicuramente inutili, altre troppo esasperate. penso che il filo non si spezzerà fino a quando i cosidetti nonni o scelti non interromperanno la tradizione di sfogare la loro rabbia e riversare le angherie subite da loro sugli altri. La disciplina ci vuole, lo studio ci vuole, va bene marciare va bene anche qualche punizione, ma un ufficiale si forma anche con il confronto con gli altri, anche con qualche doccia in più anche senza aver fatto il contropelo in tempo di record, queste naturalmente sono mie riflessioni, ma vi terrò aggiornati, Buona serata e auguri a tutti, un ex ufficiale dei carabinieri



  • Dario 22 lug 2012 alle 20:20

    Ciao Francesco. Io sono stato per tre mesi, nei ’90, al Morosini di Venezia. Entrare nell’accademia navale di Livorno era il mio sogno, per il quale credevo di essere pronto a tutto. Poi, in collegio, ho provato la vita militare ed il nonnismo. Ho visto gente piangere (anche io ho pianto) per la sofferenza psicologica derivante da un ambiente per nulla umano, fatto di ordini spesso assurdi ed incomprensibili, rispetto per il grado (non per la persona), incomunicabilità e soprusi.
    Ho visto tanta violenza, cosa di cui non si parla affatto a livello ufficiale.
    Dopo tre mesi, ho visto i miei compagni di corso che prima avevano pianto davanti a certe cose, iniziare non solo a comprenderle e giustificarle, ma anche pensare di farle ai futuri “pivoli”, in futuro.
    A quel punto io, che non ho mai creduto nella violenza e nella prevaricazione, ho pensato che non era certo quella la fine che avrei voluto fare. Non potevo permettere a quella gente, a quel posto, di influenzare un sedicenne, per renderlo una specie di macchina frustrata, desiderosa di rendere quanto subito, ad un altro ignaro.
    A quel punto ho detto basta, ed ho mollato tutto.
    Non penso di aver perso un’occasione, come molti dicevano, in quanto non ritengo tale la possibilità di subire il plagio psicologico che la vita militare impone. Ho visto tanta, ma tanta gente, con i gradi di ufficiale ma del tutto priva non solo della cultura, indispensabile per il ruolo, ma anche delle caratteristiche distintive.
    Non penso che il concetto di rispetto sia vincolato in qualche modo al grado, e non penso che gli ordini non vadano mai discussi. Certe pratiche vogliono abituarti proprio a questo, subdolamente: ad imparare che un ordine non si discute, mai.
    Una stupidaggine colossale, credimi. A volte, l’incompetenza di ufficiali delegati a prendere decisioni che coinvolgono i subordinati, provoca tragedie. Penso che un uomo debba sempre essere in grado di scegliere se obbedire ad un ordine che ritenga folle, sbagliato, contrario ai propri ideali, o meno.
    Ciò significa non poter fare il militare. Ebbene, sono fiero di non avere una mentalità così ristretta.
    Oggi sono geologo, e non ho assolutamente rimpianti. Ho la consapevolezza di aver scelto la vita che fa per me, alla quale non preferirei null’altro.
    Faccio il mestiere più bello del mondo, e sono io a decidere per me stesso, senza che debba venire qualcuno, con un fregio diverso dal mio sulle spalline, a dirmi cosa fare.
    Non sei stato un vile, tutt’altro! Hai avuto il coraggio di rifiutare un sistema nel quale, da subito, non ti sei riconosciuto. Questo significa aver carattere: non obbedire necessariamente, ma saper prendere delle decisioni anche apparentemente in contrasto con tutto il resto.
    La vita è fatta di scelte. Spero che tu riesca a realizzarti, senza rimpianti.
    Un saluto.



  • Luca 27 ago 2012 alle 22:34

    Ho letto con interesse la tua storia e, con stupore vedo che l’argomento ha scatenato un marea di commenti di varia foggia.
    Parlo con cognizione di causa poiché la mia vita militare é durata 40 mesi, 10 da aviere di leva, quando la leva non la faceva nessuno, e 30 da aufp nei Carabinieri.
    Senza acredine, ne voglia di sputare sentenze, credo che alcuni dei post precedenti abbiano colto nel segno laddove dicevano che in fondo la tua é stata una non esperienza.
    In concreto non hai neppure terminato la vestizione, sono bastate 24 ore scarse a farti passare ogni poesia. Durante il corso i miei istruttori mi volevano far sottoporre ad una visita integrativa dallo psicologo in quanto non volevo mai lasciare la caserma e l’uniforme. Era una vita che sognavo di fare il carabineire, come potevo immaginare di privarmi della divisa tanto agognata anche slo per qualche ora.
    Il corso é, praticamente, la parte piú bella della vita militare, il momento nel quale altri pensano per te , tu devi solo eseguire, ed eseguire bene ció che ti viene richeisto.
    Devo ammettere che sono un pó partigiano, io al corso ho conosciuto mia moglie, sposata un anno e mezzo dopo il corso, entrambi in uniforme primo caso nelle forze armate, ed alla mia seconda figlia ho dato il nome di Fiamma…
    Il cicchetto piú grande deve essere somministrato al tuo augusto padre che, essendo dell’ambiente, avrebbe dovuto spiegarti che si trattava solo di un gioco, di resistenza ma pur sempre un gioco.
    Per capire la finalità di quel tipo di addestramento, pensa al paracadutista che si mette a discutere con il direttore di lancio il momento della luce verde… O cosa significa un secondo durante un rifornimento in volo… Od al tempo che ha a disposizione un appuntato del radiomobile che arriva su di una rapina…
    Forse eri innamorato dell’idea ma non eri disposto a prenderti la sposa a scatola chiusa.
    Fai tesoro dell’esperienza, concentrati su altri obbiettivi e vedrai che magari troverai soddisfazioni che non pensavi potessro esistere in ambienti molto piú banali delle amministrazioni militari.
    In bocca al lupo,Luca



  • gianpiero 10 set 2012 alle 18:16

    Ciao Francesco, ho letto la tua esperienza con attenzione in sintesi non si tratta di un segno di debolezza semmai esattamente il contrario. La rinuncia l’hanno fatta lora ad non avere una persona,prima, un militare poi con requisiti di cui non hanno voluto nemmeno conoscere le qualità..questa è una debolezza! certo, di un sistema debole, rimunciatario delle rsisorse proprie che non sa e ciecamente non vuole conoscere.
    L’intervento che voglio fare è sotto un altro aspetto, non prettamente Accademico; quando a suo tempo fui aggregato ad un gruppo volo per l’addestramento e uscirne pilota provenendo da un’altra Amministrazione non militare. Bene, ogni volta a mensa, per citare uno dei tuoi passaggi, tutti gli altri allievi militari sull’attenti, in piedi, braccia lungo i fianchi ecc. e in quel momento capitava il meglio, ovvero noi allievi “civili” in atteggiamento più rilassato (non maleducato) non seguendo pedestremente le loro regole venivamo guardati con vero sdegno e ripudio.
    Ovviamente la massima soddisfazione crebbe i giorni successivi quando al crescente sdegno dei vertici dell’A.M. seguiva il nostro atteggiamento di indifferenza e di larghi sorrisi (senza parlare). Lì ho capito quanto fossero loro deboli e accartocciati nelle loro “regole” che spacciavano per addestramento ed educazione militare.
    Forse sotto stress malgestito, con le narici fumanti di vero odio, in quella occasione erano loro incapaci di ricondurre alcuni incorreggibili sulle loro corde e non dimettibili anzi dignitosi piloti (poi) che il lavoro, con perizia, rispetto e professionalità lo hanno compiuto per la Nazione.
    Ti leggo volentieri se vorrai, ciao.



  • gianpiero 10 set 2012 alle 18:25

    AH..aggiungo solo che in quei tre mesi ho visto file di giovani, promettenti, convinti di far bene i soldatini varcare l’ufficio del Comando per la rinuncia al corso…questa è la sconfitta! ciao.



  • Slaider 27 set 2012 alle 09:25

    Ad enjoy, non e proprio cosi, anche io lo pensavo, comunque mio figlio non ce la fatta ad entrare, ha superato il tirocinio, ma è caduto sull’esame di inglese orale, professoressa madre lingua. Ho detto tutto.



  • Ettore 25 ott 2012 alle 19:52

    In un tuffo di nostalgia per gli anni ormai passati mi sono imbattuto nel tuo blog e ho letto con estremo interesse la cronaca della tua breve permanenza in Accademia Aeronautica. La mia è stata un’esperienza tremendamente simile: entrato nel 1993 come allievo pilota nel corso Pegaso IV, dopo tre giorni ho dato le dimissioni, non comprendendo, proprio come te, le ragioni di tanta disciplina, del rigore, delle punizioni inspiegabili e inevitabili (ti sfido a lasciare il sacco della biancheria sporca in mezzo al corridoio perché stanno scadendo i 10 minuti concessi per portarlo in lavanderia).
    Cocciuto e per molti aspetti schizofrenico e fortunato, sono risultato vincitore del 114° corso AUPC, che sarebbe iniziato di lì a poche settimane. Il 10 gennaio del 1994 (mi ricordo ancora il giorno preciso, guarda un po’) rientro in Accademia e ci rimango per i tre mesi di inquadramento, vivendo giorno per giorno e sopportando di buon grado quelle che fra le righe definisci assurdità. Vengo trasferito a Latina per il tanto agognato corso di volo e lì, ad un certo punto capitolo nuovamente: alla XIII missione appoggio il casco e non lo riprendo più in mano. Ricordo ancora lo sguardo di ghiaccio del comandante che mi pianta due occhi trasparenti come il vetro sui miei e senza che nessuno dei due distolga lo sguardo o proferisca una parola per interi minuti, finalmente mi dice che se sono davvero convinto della mia scelta non può fare altro che accettare. Tra tutte le prove che ho dovuto affrontare in quei mesi, non sono le paure delle punizioni, i looping venuti a goccia, il recupero dagli stalli a farmi venire ancora i brividi, ma quello sguardo piantato su di me che pare sia durato secoli e che rivedo ogni volta mi trovo a prendere delle decisioni importanti della vita. Uno sguardo che ti chiede “sei sicuro? Ne sei proprio certo?” in un modo così insistente e perentorio che solo se ne sei davvero convinto nel profondo dici “Sì”.
    Sono passati ormai quasi vent’anni da quel momento, ma permettimi di dire, come ha già fatto qualcuno, che le regole talvolta ridondanti, esagerate e apparenemente senza senso che vengono imposte in Accademia hanno un loro motivo di esistere: sono regole che, edulcorate dal vivere quotidianamente una vita “civile” tornano utili. L’esasperazione a lungo andare non porta niente di buono, ma tre mesi di imprinting, almeno a me, sono serviti. Negli studi successivi che ho intrapreso, nella vita, anche nelle regole del buon comportamento a tavola, perché no…
    Mi permetto di scrivere perché i tuoi stessi pensieri mi sono passati e ripassati in testa mille volte, esattamente nelle stesse sequenze e con lo stesso senso critico, ma alla fine, dopo quasi 20 anni, mi ritrovo a chiedermi “dove sarei adesso se…” e ho sempre l’immagine del cielo, di un Tornado e di una tuta anti-G che mi fanno un occhiolino ironico…In bocca al lupo per tutto quello che stai facendo, e considera la tua breve esperienza in Accademia come un piccolo insegnamento di vita: fosse anche solo per suggerirti quello che sei disposto a fare e fin dove sei disposto a spingerti nella direzione opposta al tuo modo di pensare pur di raggiungere il tuo obiettivo. Massimo rispetto comunque per la tua scelta: ci vogliono le palle anche per andare davanti allo scelto di turno e dire che te ne vuoi andare.



  • Peppe 02 dic 2012 alle 20:02

    Io ero entrato ed ho mollato come te, più o meno dopo tre giorni e per le stesse tue motivazioni.
    Non mi sento di criticare nessuno.
    Il fatto è semplice, quelle sono le regole a cui devi sottostare per essere un ufficiale e secondo me non vanno affatto criticate. A me sono sembrate assurde e inutili, ma le rispetto. Oggi sono un ingegnere, e faccio un bellissimo lavoro, non ho mai rimpianto quella scelta però non ho nemmeno mai criticato quello stile di vita, ho solo deciso che non era quello che andava bene per me.



  • anna 05 gen 2013 alle 00:29

    Francesco innanzitutto grazie per aver condiviso la tua esperienza che in ogni caso fa riflettere.
    Io l’anno prossimo farò il concorso per l’Accademia Navale, sono ormai quasi due anni che sono decisa. Quasi per caso mi ero informata sulle Forze Armate e con il passare del tempo mi sono interessata in particolare alla Marina e alla professione dell’ufficiale. Ovviamente ci vogliono grandi doti in tutti gli ambiti per essere dei buoni ufficiali, e io non sono convinta di possederle, come potrei? Parteciperò al concorso, con molto studio e un po’ di fortuna magari lo vincerò…Non nego che il racconto delle tue esperienze mi abbia un po’ spaventata…più che altro, se prima ero sicura che la motivazione mi avrebbe aiutata a superare ogni ostacolo, ora non lo sono più, non del tutto. Pur essendo in generale a conoscenza della disciplina molto rigida che vige nelle accademie non sapevo di certe regole assurde che hai raccontato… D’accordo, serve tutto per formare il carattere dei futuri ufficiali…ma anche io ritengo che alcune cose siano un po’ inutili…
    Speriamo…mi dispiacerebbe dover rinunciare…perché è facile ora dire che ce la metterò tutta e che non mollerò per nessuna ragione…ma chi lo sa una volta dentro…?



  • J Jack 05 gen 2013 alle 16:49

    Ciao!
    Accorgersi di aver fatto la scelta sbagliata è un gesto coraggioso. Non tutti sono tagliati per fare il militare, è una cosa normalissima. Quelli che sono rimasti non sono mica stupidi o masochisti, magari avranno avuto motivazioni diverse dalle tue! Mi dispiace vedere criticare un sistema come l’AM basandosi su un’esperienza di pochi giorni. Troppo presto per giudicare/criticare quello che fanno lì dentro. Spero tu abbia trovato la tua strada ora!



  • Roberto 08 gen 2013 alle 13:01

    Nessuno può o deve criticare la sceltà che hai fatto di lasciare, perchè non condividevi il modo in cui procedeva l’addestramento. (Tra l’altro nel mio corso gli abbandoni hanno superato il 50%, e sono tutte persone rispettabilissime)

    Mi dispiace però che tu giudichi in maniera così superficiale quanto accade (probabilmente perchè essendo rimasto così poco, non hai avuto il tempo di riflettere), fino a dare giudizi offensivi su “classismo” e altro ancora…

    Con ordine (chi ti parla ha trascorso molti anni in Accademia):

    Lo scopo di ciò che a te pare senza senso, è esattamente quello di allontanare (= far dimettere) le persone che, sotto stress, decidono di non seguire gli ordini o comunque non reggono perchè fanno cose che non capiscono.

    Non c’è un altro scopo, se non quello di creare stress e spirito di corpo. A nessuno importa nulla se dici “desidererei far presente” quando sei in un Reparto o i centimetri dalla spalliera! Ti informo anzi che da questo punto di vista l’Aeronautica è senz’altro vissuta in maniera “familiare”, forse anche per i numeri più ridotti di altre FFAA.

    Se cercavi la ragione, in sè, delle varie regole semplicemente non c’è…

    Ti posso dire che io ho imparato a rimanere calmo in situazioni di forte stress, ed a comportarmi in maniera “dinamica”, ovvero adattandomi alle varie situazioni (e fidati, l’Accademia che si fa ora è MOLTO più soft).

    Un inciso sui “famigli” (camerieri), e gli estratti dal Galateo che citi (compreso il fatto che non si può parlare con loro, da quì nasce infatti storicamente il linguaggio delle posate): nei pranzi importanti è effettivamente ancora così. Se fossi arrivato un pò più avanti, avresti scoperto che ad esempio al Circolo Ufficiali ci si parla eccome, e molti di noi hanno sviluppato amicizia con costoro ben oltre il semplice rapporto professionale.

    Detto questo se ti sei accorto che tutto questo non faceva per te, hai fatto bene a percorrere altre strade… ma non trarre giudizi superficiali sul sistema.



  • clarissa 18 gen 2013 alle 10:41

    Sono la sorella di un pilota morto con il suo Spillone-F.104 diversi anni fa’ , giovanissimo, e ti posso assicurare che la voglia per arrivare a pilotare quell’aereo non ha mai fatto sentire alcun sacrificio a mio fratello durante i 3 anni di Hdemia.
    Mi raccontava le sue giornate,dure sì,ma con tanto entusiasmo per il fatto che ogni giorno trascorso lo avvicinava al suo unico e più grande sogno: quello di diventare pilota militare ed in particolare di volare con il grande F. 104.
    Tutto quì, forse tu non aspiravi a tanto.
    Clarissa



  • Angelo Catalano 18 gen 2013 alle 18:32

    Anche io vinsi il concorso in Accademia, ma lasciai per altri motivi; ero un diplomato nautico con il massimo dei voti ed ero attratto piu’ dalle navi; infatti il mio intento era l’Accademia Navale; invece in Marina mi accettarono da marinaio semplice di leva, ma per fare l’Ufficiale mi trovarono delle scuse ridicole alle visite mediche e sono rimasto un fallito. Da allora non ho stima delle forze armate, men che meno della Marina, dove in 18 mesi ho visto cose vergognose; ad esempio non ho mai capito perche’ uno idoneo a pilotare un apparecchio non puo’ essere idoneo a stare su una fottutissima nave; poi non ho mai capito perche’ puoi essere imbarcato per lavare i piatti, ma non per fare l’Ufficiale; ovviamente le visite mediche sono fiscali piu’ per buttare fuori piu’ gente possibile che per selezionare i migliori; considerando certi tipi da spiaggia che poi avevano la divisa da Ufficiale, a pensare alle selezioni viene solo da ridere….. Non ho mai capito quanto c’e’ di meritocratico in un sistema in cui, dopo che hai avuto la fortuna di entrare, fai carriera unicamente per anzianita’; non ho mai condiviso certi sistemi educativi: mi alzo alle 06.30 e mi faccio la barba da quando andavo a scuola, in quanto la mia impronta era gia’ militare in famiglia, ma ritengo certi sistemi gli unici per tutti i fighetti che non hanno mai lavato un piatto in vita loro. Ritengo gli accertamenti fisici schizofrenici tanto ridicoli quanto offensivi e discriminatori, in quanto stroncano carriere e sogni per delle stupidaggini cui non si farebbe caso se, tutto ad un tratto, non si arruolasse piu’ nessuno ed allora verrebbero presi pure ciechi e zoppi, se no la Patria chi la difende? Ho avuto a che fare con ufficiali che ti punivano se ti allacciavi la scarpa in uno pneumatico dismesso, perche’ stavi “rovinando” materiale dello Stato; altri pensavano di aver raggiunto lo scopo della vita solo perche’ dirigevano un posto di lavaggio…. IN base alla mia esperienza, le Accademie, la cui funzione autoreferenziaria e’ formare il carattere, sono solo una fucina di altezzosita’, superbia, alterigia, presunzione, autoritarsimo, tutti aspetti direttamente proporzionali alla dabbenaggine con cui in italia si conferisce un potere a chi non lo merita, solo perche’ ha superato una visita medica del tutto fortuita ed a discrezione di qualche medico tanto imbecille quanto illuminato, come la mia esperienza dimostra chiaramente



  • Alessandro 22 gen 2013 alle 15:27

    Quanto dibatutto in queste pagine e’ veramente interessante. Io sono figlio di ufficiale ed all’epoca oltre 20 anni or sono ebbi gli stessi dubbi e dilemmi. Da un lato la passione per una vita militare, dall’altro l’incomprensibilita’ di alcuni metodi e situazioni.
    Il vero problema e’: questo modo di scremare e formare gli ufficiali permette di avere i migliori candidati possibili alla fine del percorso?
    Il paese merita di avere le persone piu’ giuste ai futuri vertici delle forze armate o di polizia, in questo modo non si rischia di perderne qualcuno o di farne entrare qualcuno poco adatto?
    La soluzione, come per molte altre cose, andrebbe cercata attraverso paragoni con altri paesi, dove magari i risultati sono migliori di nostri.
    Se per certi versi l’inquadramento mentale di un futuro comandante deve essere rigoroso e puntuale, per altri, anche la sua formazione culturale e di capacita’ di ragionare sono altrettanto imporantanti.
    Una persona come Francesco sarebbe stato un buon ufficiale, che il paese ha perso per un eccesso di sverita’ nell’applicazione di regoli disciplinari?
    Questo e’ il vero dilemma.
    Certo che per chi supera i 40 come me, il fatto di non dedicare qualche ora in piu’ allo studio (magari della lingua inglese) a scapito dello stare inqudrati immobili sembra poco corretto. Gli ufficiali della seconda decade del 2000 dovranno essere sempre piu’ preparati e pronti ad apprendere; gli stessi piloti saranno impegnati su mezzi sempre piu’ complessi ed automatizzati, se non addirittura pilotati da remoto.
    Il nostro governo e FFAA si stanno preparando al futuro? da queste righe forse non ancora.

    Salute a tutti



  • antonello 22 gen 2013 alle 20:21

    Anchi’io in Accademia nell’anno 86 ma me ne sono dovuto scappare troppo diversi.



  • Guido48 29 gen 2013 alle 00:40

    Con tutto il rispetto per il Sign.Francesco,e,in ossequio a tutti coloro che invece hanno voluto provare quella “meravigliosa avventura” del volo,mi è molto gradito partecipare il mio invito a coloro che desiderano partecipare al concorso per l’Accademia Aeronautica(esce a momenti),acchè lo facciano senza riserva alcuna nè timore,laddove ne sentono interiormente quelle dinamiche emozionali che,solo vivendole,potranno dare l’esatta interpretazione di come stanno veramente le cose.Personalmente,vivo questa bellissima esperienza di convivenza con gli Accademisti dal 1979 e,non smetterò mai di essere grato loro,per quanto mi hanno arricchito e fatto crescere interiormente.Una grande e meravigliosa avventura.Ad maiora a Lei Sig.Francesco.



  • nicola arena 03 feb 2013 alle 15:04

    ….sono stato diversi anni fa in aeronautica militare,ero s.ten.csa cpl.,non ho frequentato l’accademia di pozzuoli,ma l’ho visitata in quel periodo;invece ho frequentato la saam di firenze per circa 3 mesi…all’epoca ero gia’ medico specialista,avevo 27 anni…voglio dire che non ero un ragazzino appena uscito dal liceo e tante cose della vita le avevo gia’ viste…pur sottoposto ad una rigida disciplina militare,seppure per poco tempo,non ho mai trovato eccessive le misure e gli atteggiamenti adottati in quel contesto,rendendomi conto da subito che erano funzionali al sistema,dove non si puo’ sempre dire ma o pero’ o forse….perche’ si negherebbe la stessa ragione di essere della vita militare…questo non vuol dire che cosi’ facendo si autorizzano angherie e stupidaggini di tutti i tipi,alcune delle quali sicuramente enfatizzate oltremisura nelle parole di francesco…vorrei dire a questo caro giovanotto che la vita civile,ma in generale la vita,e’ una giungla dove si deve stare molto attento a tutto…a 18 anni ancora deve capire tante cose…a proposito,da s.ten. ho trascorso un periodo di esperienza di vita e di lavoro indimenticabile…e se qualcuno vuole trovare il pelo nell’uovo parlando del peso delle stellette…ecco…non solo non l’ho minimamente avvertito…ma conervo gelosamente di quel periodo un ricordo bellissimo…



  • roberto 03 feb 2013 alle 15:33

    ciao a tutti. sono un ex corso rostro II (anno 1975) dimissionario dopo qualche mese,appena pochi giorni prima del giuramento. Dalla tua lettera,caro Francesco, mi rendo conto che in quasi 40 anni non è cambiato nulla : ricordo le cose esattamente come le hai raccontate tu. Ho dato le le dimissioni per gli stessi motivi tuoi… non capivo e non accettavo la vita in accademia: io volevo fare il pilota ! a che servivano tutte quelle manfrine? così, dopo Latina e la fine delle spinguinature, me ne sono andato: a casa per alcuni anni ho spesso sognato di essere ancora in accademia,
    mi svegliavo al mattino sconcertato di non essere a Pozzuoli…
    Oggi che sono “quasi vecchio” sono contento di quella decisione: ho dovuto rinunciare al tanto sognato F104 ma ho fatto tante esperienze che da militare non avrei fatto mai, Ho continuato a volare per conto mio,poi ho scoperto l’aliante e con esso un nuovo tipo di volo. Però quando sento passare un jet militare continuo a precipitarmi fuori per poterlo guardare.
    tanti auguri per la tua vita futura.



  • Onlysky 08 mar 2013 alle 13:03

    Ciao, sono un militare (poco importa se esercito, aeronautica o altro e poco importa anche il grado!) e mi sono imbattuto casualmente nel tuo sito leggendo però molto velocemente le tue affermazioni. Quello che hai scritto e descritto minuziosamente (ripeto letto da me velocemente, me ne scuso!) è formazione militare. Tutto è maledettamente amplificato per creare uno zoccolo duro di formazione, immediatamente e velocemente!). Inoltre si vuole capire quanto sacrificio il singolo, inserito in gruppo, vuole dedicare a ciò che sta facendo (dalla cosa più importante a quella più sciocca e banale!). In poche parole, le difficoltà di allora, spesso inutili, sciocche, diciamo pure stupide, percepite come slealtà, abuso, ecc, servono a portare i futuri militari al loro limite…..e conseguentemente a far mollare coloro che in realtà non vogliono fare questi sacrifici per mille motivi tutti rispettabilissimi! Quegli stessi sacrifici, con dinamiche e situazioni completamente diverse, potrebbero essere replicati in area di operazioni, in ambiente interforze e/o internazionale, situazioni dove magari ti trovi a decidere se mettere a repentaglio la tua vita per salvare quella di due colleghi! Se non hai certi valori radicati (famoso zoccolo duro che si inizia a costruire dalla formazione iniziale!) giri le spalle e salvi la tua vita, abbandonando i tuoi compagni. Concludo, non ti sentire un perdente, non avere un’immagine distorta della formazione militare, semplicemente il mondo militare non faceva per te.



  • Aspirante Allievo 25 mar 2013 alle 12:10

    molto interessante la storia anche io sto intraprendendo la strada dell’accademia!



  • Pietro 30 mar 2013 alle 21:03

    Ciao Francesco. Sono un ex del 69 AUPC anno 1968 .Di tempo ne e` passato , ma leggendo della tua esperienza mi hai fatto ritornare a quei tempi lontani a quei momenti cosi` dettagliatamente descritti che vissi allora da ventenne nel periodo di addestramento a Pozzuoli. Finiti tutti vari corsi seguenti divenni pilota e rimasi per dieci anni nei reparti di volo da dove mi congedai con il grado di Maggiore per entrare poi in aviazione civile. Cio` premesso un po` sorrido alle evidenti assurdita` che vissi allora e che leggo mai cambiate pero` non rammento che fossero situazioni cosi` tragiche da doversi dimettere , nessuno del mio corso lo fece in quel periodo , l` obbiettivo era arrivare a Lecce , alla scuola di volo e dunque con spirito di sopportazione si accettava tutto…concordo, non era facile per qualcuno, personalmente lo trovai quasi divertente tanto che ne ho un ricordo non negativo. Una volta poi promosso ufficiale pilota le cose divennero totalmente diverse, furono dieci anni molto belli belli di vita militare in un periodo di pace.
    Oggi L` AM ha esigenze politico economiche diverse da quegli anni e trovo che sia anche piu` difficile di allora entrarvici per concorso vista la situazione generale del Paese per questo penso che chi si avvicini a questa scelta di vita lo faccia con solida determinazione anche per non togliere ad atri questa opportunita`.



  • anxxx 03 apr 2013 alle 08:41

    Ma per le femmine vale la stessa cosa? Io faccio ancora la scuola superiore pero il mio sogno è sempre stato quello di entrare nell’aeronautica quindi penso che ci proverò senza lasciarmi prendere dalla paura… è da quando sono piccola che nuotando tutti i giorni mi hanno insegnato ad affrontare la fatica e ad abbidire a quello che mi veniva detto senza discutere.



  • Gio 04 apr 2013 alle 12:38

    Ciao Francesco,

    volevo innanzittutto ringraziarti per aver condiviso questa tua esperienza, e vorrei anche ringraziare tutti gli altri partecipanti al forum che hanno espresso seriamente e con rispetto la loro opinione, fornendoci anche dei punti di vista diversi.

    A me piacerebbe capire come vanno le cose in altri Paesi moderni, tipo gli USA. Anche lì l’accademia aeronautica militare prevede le stesse “procedure” di addestramento, che ad un civile possono sembrare un po’ “dure”?

    Un’altra domanda: negli USA si può diventare pilota di caccia e fare anche carriera militare senza provenire dall’accademia, ma diciamo dopo aver frequentato una normale università (college)? In altri termini: si può iniziare la carriera di pilota militare “post lauream”?

    Grazie, ed un in bocca al lupo a tutti coloro che con passione vogliano intraprendere la carriera presso l’AM come piloti di caccia. A me sarebbe piaciuto molto, ma problemi di vista (miopia) me lo hanno impedito.



  • Andreadema 06 apr 2013 alle 12:54

    Ciao Francesco, io ho vissuto un’esperienza molto vicina alla tua quando nel lontano 2006 ho mollato durante il tirocinio presso l’Accademia Militare di Modena. Sono orgoglioso della mia vita e delle difficoltà che ho superato negli anni seguenti, trovandomi a studiare in America ho subito uno stress che a ripensarci l’Accademia era un gioco. Sono convinto che se potessi riprovarci, ce la farei. Ho mollato non per colpa di regole assurde o stupide, ma perchè allora non ero pronto (chissà se lo sarei ora). Non dimenticherò mai il sincero dispiacere del mio Capitano quando gli ho comunicato che me ne volevo andare.
    Un appello a chi ti giudica senza aver provato un’esperienza del genere: NON POTETE CAPIRE.



  • Niuro1992 08 apr 2013 alle 18:53

    ciao sono un giovane militare…un cordiale saluto a tutti……..ho letto con tanta attenzione il tuo racconto e ho deciso di lasciare un commento semplicemente per esprimere il mio punto di vista in merito…..premetto che laddove affermi che nelle altre accademie tutto ciò non avviene, ti sbagli di grosso perchè tutti gli istituti militari che formano gli ufficiali delle forze armate prevedono lo stesso tipo di disciplina…ti dico anche che in accademia navale oltre a tutte queste regole che tu definisci stupide e futili, si fanno tutte le estati tre mesi di navigazione nei quali si viene sottoposti ad un addestramewnto rigido che credo non sia paragonabile ad altri…tutto ciò che tu definisci inutile, io lo definirei formativo…quello che tu chiamii poco tempo io lo definirei capacità di avere buoni riflessi in risposta a situazioni che saranno ben diverse da una doccia o un nodo alla cravatta…un giorno il miliotare sarà costretto a ragionare in tempi strettissimi per salvaguardare l’incolumità del prossimo e ad avere una concentrazione tale da non avere cali nè dubbi sul proprio operato…perciò se ci ragioni un atimino potresti arrivare alla conclusione che tutto fa parte solamente di un addestramento fisico e mentale, in proiezione di una vita da militare con la M maiuscola……concludo dicendo che anche io sto facendo il concorso e aggiungo che il mio sogno non è fare il pilota ma diventare un ufficiale delle forze armate… e ti dico che rinunciare ad un posto così al giorno d’oggi è un assurdità sia dal puunto di vista economico che di prestigio….non so tu che vita abbia fatto prima di provare il concorso… io personalmente lavoravo nei campi dal lunedì al sabato dalle 03:00 alle 11:00 e dalle 15:00 alle 20:00 e a volte anche la domenica e spesso montavo a mezzanotte per venti miseri euro al giorno….e per avere vita sociale(amici, fidanzata) non dormivo più di tre o quattro ore al giorno…quindi mio caro, col c***** che io avrei sputato su uno stipendio fisso per 5 anni dovendo rispettare solo le regole di un ambiente che mi avrebbe assicurato un futuro agiato e pieno di soddisfazioni ….questo è il mio punto di vista…



  • Gian Vittorio 23 apr 2013 alle 15:51

    Francesco
    ho frequentato il primo anno del corso Borea IV , 1982 / 1983 , ho preso il brevetto a Latina, fatto il giuramento, ho avuto le stesse esperienze.
    Alla fine si tratta solo di carattere: chi ce la fa e chi no. Non è un disonore ritirarsi, meglio essere sinceri con se stessi che vivere male. L’Accademia è una scuola di vita, le persone devono essere preparate ad affrontare situazioni non nella norma e a volte, all’inizio, molti comportamenti sono difficili da comprendere.
    Io non sono riuscito a proseguire (devo dire onestamente che non mi impegnavo negli studi) ma non passa giorno che non rimpianga quei momenti. Ora sono passarti giusti giusti 30 anni ed a tutti consiglierei di provarci, ne vale la pena.
    ciao
    Gian Vittorio



  • michele iormetti 30 mag 2013 alle 11:19

    Ciao Francesco,
    ho letto attentamente il resoconto della tua esperienza. Delle regole ferree e in qualche modo assurde so da mio padre che frequentò l’aquila IV ; da sempre ne parla con affetto e compiacimento. Molti suoi coscritti hanno perso la vita anche durante il coso e in azione, tanto che egli mi dissuase dal seguire il suo esempio o perlomeno non vedeva in me la convinzione necessaria a fare un simile passo. Ho poi ugualmente fatto l’ufficiale di complemento nell’esercito durante l’università – ma non è la stessa cosa -. Ai miei figli auguro di avere la possibilità di frequentare ambiti formativi validi quanto questa nostra accademia di elite per accedere alla quale si richieda unicamente volontà, spirito di sacrificio e dedizione. La disciplina è essenziale per rinforzare il carattere e permettere di avere il controllo sul proprio operato; la accademia vuole consolidare cognizioni e d esperienze importanti in breve tempo, pertanto mette la disciplina al primo posto – a costo di portarla al parossismo. l’obbiettivo è consolidare la sicurezza in se stessi e la assunzione di responsabilità delle proprie azioni nei confronti degli altri.
    In questo modo, e non solo in ambito militare, si formano persone responsabili nel senso più compiuto del termine.
    Per conncludere questo amichevole pippone, mi dispiace per la tua esperienza; l’avere creato un blog la dice lunga sulle tue qualità e della amarezza che ha prodotto in te, e forse anche nei tuoi congiunti – mi è parso di capire – questa vicenda. Non tutti siamo caratterialmente adatti o pronti per questo tipo di esperienze. A volte siamo semplicemente oltre; troppo maturi per abbracciare un’avventura di grande passione. Si seguiranno altri percorsi, forse più incerti, forse meno pericolosi ma, se l’obbiettivo è alto, saranno comunque strade insidiose. Per aspera ad astra!
    Grazie della tua testimonianza, che sia di motivazione ai nostri ragazzi,
    ti saluto, Michele I.



  • lignorante 08 giu 2013 alle 16:26

    ciao Francesco, anche io ho vissuto la tua esperienza, nella stessa accademia, solo qualche anno prima. l’idea che mi sono fatto e che la ferrea disciplina imposta è volta unicamente a instillare nella persona il timore di disobbedienza ad un ordine di un superiore. durante uno dei tanti test affrontati, nella marea di domande, ce ne fu una che mi fece riflettere. non ricordo di preciso le parole esatte, ma il senso era questo: “ti trovi in missione, ricevi l’ordine di bombardare una zona in cui potrebbero esserci civili innocenti, cosa fai?” in quel momento il tempo mi si fermò, mi guardai attorno e vedevo solo teste chine e indaffarate nel completare il test nel tempo stabilito. nessuno sembrava avere alcun dubbio. in quel momento mi resi conto che se avessi proseguito quel cammino, avrei rinunciato per sempre ad avere una mia opinione, a decidere sul giusto o sbagliato, ad essere padrone delle mie azioni. sapevo benissimo cosa avrei dovuto rispondere a quella domanda se avessi voluto andare avanti, ma non ne fui capace: risposi che non avrei premuto il pulsante sapendo che sarebbero stati uccisi uomini, donne e bambini innocenti. al successivo colloquio mi dissero che non risultavo idoneo, con vaghe motivazioni che facevano vagamente riferimento a quella mia risposta.
    come te fui costretto a portare a termine il periodo di prova, nonostante ero stato buttato fuori.
    nessun rimpianto, ma solo una immensa fierezza mi hanno accompagnato all’uscita di quel cancello.



  • Luca 11 giu 2013 alle 17:38

    Ciao a tutti, anche il corso Aufb presso l’accademia della marina militare a Livorno è così rigido?
    Personalmente sono pronto a tutto, le regole, anche quelle poco condivisibili, posso (provare a ) sopportarle, l’unica mia perplessità è : per 18 mesi di vita militare può valerne la pena??



  • bp 22 lug 2013 alle 09:14

    Salve,scrivo con cognizione di causa ed un pò come sfogo e rammarico personale da ex aupc del 118 corso ( per me era l’ultimo treno e l’ultima corsa per limiti di età ) ed ho sempre anche fatto il concorso per accademia, bocciato alla prova di matematica o in precedenza Urano 4 alle visite mediche. Il periodo in accademia lo ricordo come stancante si, ma anche goliardico, divertente a ripensarci e le giornate di 18h ( a volte a nanna a mezzanotte ed il letto è quello che speravi ) e si andava come i missili di corsa, come anche lo studio di corsa. Sono regole che si pensi poi ti servono sia per forma mentis che temperamente. Andai via, ( oggi mi rammarico, ma a quei tempi forse l’impeto o l’orgoglio di fanno fare errori ) prima del’esame BPA, non perchè non avessi le doti ( avevo una media del 25 ), ma per una serie di giorni successvi di non idoneità al volo a causa di un timpano appiattito e nel veder i compagni avanti di un bel pò di mix…Mai più grande cz ho fatto ed ancora oggi la mente ed il cuore sono li. Con il sennò di poi e con il carattere ritemprato dall’esperienza non avrei mollato, anzi avrei atteso, per non rimanere con il rimorso. Ricordo solo che sia l’istruttore che il presidente della commissione dissero: “non hai motivo, i giudizi sono tutti positivi, perchè?”….Oggi direi perchè sono coglio…La cosa importante è avere, in quei periodi, una spalla su cui contare, sfogarti e confidarti ( familiare e non ) perchè a volte, lo spirito di corso, se non c’è, non ti aiuta! Consiglio: lottare fino alla fine per non aver rimpianti e poter dire “io ce l’ho messa tutta, ma doveva andare così”!



  • mauro 03 ago 2013 alle 11:45

    Hai fatto bene ad andartene……l’assurdità delle regole imposte durante il tirocinio, costituisce solo il preludio di ciò che sarebbe arrivato in seguito, una volta terminata l’Accademia e giunto ai reparti ! L’Accademia, ed il Concorso stesso finalizzato ad accedervi, non sembra siano state strutturate al fine di selezionare e formare una futura classe dirigente preparata in maniera matura e responsabile, ma per ottenere uomini disposti a subire, e far subire ad altri, di tutto ed in maniera totalmente acritica…. ciao



  • mauro 03 ago 2013 alle 11:53

    Cara Clarissa…ti sei mai chiesta se l’Aeronautica ha fatto di tutto per non esporre ad inutii o prevedibili rischi tuo fratello ?….con tutto il rispetto per il tuo amore verso di lui, ed il suo nei riguardi dell’AM



  • michele 04 ago 2013 alle 13:15

    Ho fatto il tirocinio per il pegaso V sono un idoneo non vincitore ed è stata l’esperienza più bella della mia vita… Come si dice… Chi ha il pane non ha i denti…



  • Lorenzo Vigliano 11 ago 2013 alle 00:57

    Mi sono imbattuto nel tuo blog, l’ho letto con attenzione perchè nel lontanissimo 1985 ho vinto il concorso per l’Accademia (Eolo IV, mi ero classificato 6°, ed ero compagno di stanza di quello che sarebbe diventato uno dei più prestigiosi austronauti italiani, pensa un po’).
    L’esperienza dell’Accademia mi è rimasta dentro perchè a 19 anni certe cose pesano e segnano.
    Ho mollato dopo 40 giorni, ed ancora oggi qualche dubbio di aver fatto la scelta giusta ce l’ho.
    Oggi, con la capacità di giudizio che può avere un uomo maturo, posso dirti che certe estremizzazioni del concetto di disciplina servono per metterti alla prova, per sviluppare il tuo senso di disciplina.
    Non sarebbe stato sempre così, perchè una volta “formato” certi vincoli disciplinari si sarebbero allentati.
    Ancora oggi non sono in grado di giudicare, perchè mi rendo conto che quello della vita militare è un’altro mondo.
    Quello che so è che all’epoca mi mancava la libertà e che mi spaventava l’idea di infilarmi in un tunnel privo di vie d’uscita.
    Quello che mi terrorizzava era l’idea di consegnare la mia vita ad una Istituzione, l’Aeronautica Militare, che per quanto prestigiosa pretende da te quanto di più caro hai al mondo, la tua vita.
    Certo, in cambio ci sarebbero stati prestigio, sicurezza economica, potere, esperienze.
    Non me la sono sentita.
    La mia vita, questo ho pensato, non ha prezzo. E cos’, il 17 ottobre 1985 (se non ricordo male), ho rassegnato le dimissioni.
    Uscito dall’Accademia, mi sono laureato inI Ingegneria ed oggi ho un ottimo e molto ben retribuito lavoro da manager.
    Mi godo la mia libertà, e l’idea di poter scegliere in ogni momento cosa poter fare della mia vita (cambiare lavoro, andare a lavorare all’estero, prendermi un anno sabbatico o, che so, investire i miei risparmi per andare a fare l’albergatore in montagna) mi dà una sensazione piacevole.
    Certo, se fossi rimasto in Aeronautica, tutto questo non sarebbe stato possibile.
    Avrei dovuto fare solo ed esclusivamente ciò che l’Istituzione avrebbe deciso per me, nel bene e nel male.
    Questa libertà ha un prezzo, ed è la mancanza di protezione.
    L’Aeronautica, questo l’ho capito solo molto tempo dopo, ti protegge. Ti mette alla prova, ma poi si prende cura di te. Ti dà gli strumenti per tirare fuori il meglio di te.
    Nella vita cosiddetta civile questo non avviene, sei solo con te stesso, non hai rete di protezione.
    E questo, devo dirti, talvolta mi manca.
    Quello che l’Aeronautica mi avrebbe dato in modo quasi automatico (la carriera di un ufficiale pilota – ammesso che ci fossi arrivato – è velocissima e quasi costruita a tavolino), nella vita civile me lo devo conquistare con i denti e con le unghie.
    Certe volte mi chiedo quali esperienze avrei potuto fare se fossi rimasto, Perchè vedi, un conto è andare in Brasile (per dire) come rappresentante di una azienda privata, un conto è andarci come rappresentante delllo Stato Italiano.
    Ed al tempo stesso mi rendo conto che rimanendo in Aeronautica mi sarei negato tante esperienze bellissime che ho fatto grazie al mio lavoro (sono stato quasi in tutto il mondo, ho potuto confrontarmi con culture diversissime dalle mie, ho potutto viaggiare tantissimo).
    E mi chiedo anche se la mia evoluzione culturale (intesa come modo di essere e di pensare) sarebbe stata la stessa. Credo di no.
    E comunque mi è rimasto il dubbio di quali sensazioni avrei provato a volare, sempre che fossi arrivato al brevetto (ho fatto “solo” 16 missioni di formazione con i SIAI Marchetti, e la cosa non mi ha esaltato, ma credo che fossi troppo acerbo per godermele).
    In ogni caso, anche da civile, mi rimane un immenso rispetto per le persone che ho conosciuto durante queli 50 giorni (aggiungici anche i 10 di tirocinio), persone motivate e validissime.
    Oggi credo di aver fatto la scelta giusta.
    La mia libertà non ha prezzo, per me.
    Ma quel rispetto per gli uomini dell’Aeronautica rimane.

    P.S.: in ogni caso, ritengo questo tuo blog un atto di coraggio. Chapeau. Non hai idea di quanti lazzi ho dovuto sopportare nella mia città di provincia, quando sono tornato. Tutti mi consinderavano un pazzo per aver gettato alle ortiche un’occasione così. Ma non sono pentito, alla fine è stata la scelta giusta. Sono troppo “libero” ed “anarchico” per quel tipo di vita.



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